Movida e rissa, giovane in una pozza di sangue

29 ottobre 2011 di Egidio Morici

Poco più di vent’anni, la testa in una pozza di sangue. E’ il risultato di una rissa verificatasi a pochi metri di distanza dal locale U|X Fashion Cafè, all’angolo tra la via D’Alessi e la via Marconi. Tutto avviene nella notte tra l’1 e il 2 ottobre, quando tra le due e le tre scoppia una lite furibonda che coinvolge più ragazzi. Uno di loro colpisce alla testa il suo “avversario” con due bottiglie rotte (una in una mano e una nell’altra) lasciandolo a terra, immobile. Qualcuno chiama il 118, mentre sotto la testa del ragazzo comincia ad allargarsi una vistosa chiazza di sangue. Il soccorso avviene dopo pochi minuti e, dopo che l’ambulanza si allontana, qualcuno provvede a togliere in fretta e furia tutti i pezzi di vetro dalla strada. Dopo circa dieci minuti dalla partenza dell’ambulanza verso il pronto soccorso di Castelvetrano, arrivano anche 4 pattuglie dei carabinieri, ma ormai la maggior parte della gente che c’era in giro è andata via, rimane solo quell’impressionante pozza di sangue dal diametro di circa mezzo metro.
Le condizioni del ragazzo appaiono subito preoccupanti ai medici dell’ospedale di Castelvetrano che lo trasferiscono d’urgenza a Palermo, dove gli viene riscontrato un trauma cranico e cervicale.
Se la caverà. Fortunatamente pare che il colpo sia stato inferto dall’alto verso il basso, senza che i vetri avessero potuto raggiungere la zona della gola.
Non è la prima rissa che scoppia in questa tormentata movida castelvetranese. 
Nella primavera scorsa alcuni residenti, fiaccati dalla musica ad alto volume fino a tarda notte, da schiamazzi, risse, lanci di bottiglie di vetro e danneggiamenti alle auto in sosta, avevano già denunciato alla Procura della Repubblica i gestori del locale ed erano venuti fuori anche degli abusi edilizi commessi in pieno centro storico.
Ma anche dopo aver provveduto a ripristinare alcune modifiche strutturali realizzate senza autorizzazione, i rapporti col vicinato non sembrano affatto cordiali, stando almeno ad alcuni passaggi presenti in un esposto presentato da un residente della zona, l’ingegnere Gaspare Polizzi, lo scorso 19 aprile: “Mi vendicherò e gliela farò pagare” avrebbe detto Maurizio Mazzola, uno dei gestori. La “colpa” dell’ingegnere sarebbe stata quella di avere l’esigenza di uscire da casa propria in macchina, in un momento ritenuto insolito. “Lei non è mai uscito il sabato sera” si sarebbe sentito dire l’ingegnere mentre venivano spostate le transenne per permettere l’uscita della sua auto, come se l’avesse fatto apposta per dare fastidio. Dall’esposto però si legge che non erano nemmeno le nove e, preoccupato per le minacce, al momento del rientro a casa intorno a mezzanotte, l’ingegnere si è fatto accompagnare da una pattuglia della polizia. 
Un’ora particolare, quella in cui la sua tranquillità finisce, insieme a quella di altri residenti, e la movida comincia. 
Una movida alla quale si può legittimamente scegliere di partecipare oppure no. Ma è una scelta che non riguarda proprio tutti. Per alcuni infatti, la possibilità di dormire all’una e mezzo di notte è necessariamente condizionata all’ascolto di una ninna nanna spacca timpani, mixata con annunci del tipo “Ci sono dieci stalloni, toccateli, spogliateli  sono a vostra completa  disposizione”.
Alla luce degli ultimi accadimenti però, il malcontento e la preoccupazione hanno varcato la soglia del gruppo di residenti, allargandosi anche al timore dei genitori e alla loro legittima inquietudine sulla sicurezza e l’incolumità dei propri ragazzi. Un ventenne riverso a terra, con la testa in una pozza di sangue, diventa intollerabile per tutti, giovani e adulti, a prescindere da quanto possano abitare distanti.
Egidio Morici
per L’isola del 11/10/2011
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