Castelvetrano, “infiltrati azzurri” in “Corrente Rosa”

10 gennaio 2012 di Egidio Morici

Francesco Cascio, Pdl

Le proposte presentate da “Corrente Rosa” sul ruolo della donna in politica, sono state oggetto di dissenso.

Al convegno di qualche settimana fa, nell’aula magna del liceo classico “Pantaleo”, la sostanziale bocciatura non è arrivata dal pubblico, ma addirittura da una parte degli stessi relatori.
Può capitare. Soprattutto quando a relazionare sul tema vengono invitati ospiti dall’animo Berlusconiano.
Oltre a Valentina Mazzotta (giovane avvocato, colonna portante di “Corrente Rosa” castelvetranese), Patrizia Lanzalaco (coordinatrice nazionale del movimento) ed Enzalba Messina di Efebo Corto Festival, alla tavola rotonda erano infatti presenti tre ospiti molto particolari: Alberto Firenze, ex consigliere comunale di Forza Italia a Castelvetrano, oggi presidente provinciale del movimento politico “Liberal Selinunte”; Francesco Cascio, presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, astro del Pdl; Emanuela Miceli, presidente dell’associazione culturale “Liberal Ravanusa” e segretaria del Pdl del comune di Ravanusa.
Patrizia Lanzalaco ha illustrato le varie propostesull’impegno delle donne in politica, parlando di  alternanza obbligatoria dei due sessi nella composizione delle liste; di subentro del primo dei non eletti dello stesso sesso del dimissionario; di doppia preferenza con possibilità di esprimere due candidati, un maschio e una femmina, a pena dell’annullamento della seconda preferenza; di divieto di cumulo delle cariche e di assenza di procedimenti penali, compresi i rinvii a giudizio per reati contro la pubblica amministrazione.
Il dissenso degli “azzurri” si è manifestato in varie forme.
Sobrio e misurato quello di Alberto Firenze, secondo il quale “bisognerebbe lottare tutti insieme indipendentemente dal genere”, anche perché “al di là di tutte le norme che si possono immaginare, le donne che valgono riescono sempre ad arrivare”.
Più esplicito quello della Miceli: “Il rosa è un colore che non mi si addice, preferisco l’azzurro – ha dichiarato la segretaria del Pdl del comune di Ravanusa – Il principio di uguaglianza è un principio generale e costituzionale che non si può imporre per legge”. La militante berlusconiana ha poi concluso l’affondo dicendo che “è assurdo pensare come in Uganda, che si debbano eleggere rappresentanti  per genere o per classe sociale che facciano gli interessi di singoli ceti o di singole culture, perché sarebbe un passo indietro”.
Curioso e articolato invece il dissenso del presidente dell’Ars, Francesco Cascio (Pdl), che stupisce gli astanti con una storia che ha dell’incredibile. Racconta infatti della legge elettorale per il rinnovo dei consiglieri provinciali e comunali, approvata nel marzo scorso, sull’elezione del sindaco disgiunta da quella del consigliere: “Su questa legge era stato presentato un emendamento che prevedeva la parità di genere nelle liste elettorali per i consigli comunali e provinciali. L’emendamento è stato bocciato a scrutinio segreto proposto da un deputato donna. Cioè – aggiunge Cascio – un deputato donna ha chiesto il voto segreto su questo emendamento, che poi è stato sonoramente bocciato”.
Una signora tra il pubblico chiede con curiosità il nome della deputata, ma il presidente dell’Ars risponde con la classica frase: “Si dice il peccato ma non il peccatore”.
In realtà le cose non andarono proprio così. Chi chiese il voto segreto, nella seduta del 23 marzo 2011, non fu affatto una donna, ma Giovanni Greco (eletto proprio nella lista del suo partito, il Pdl), al quale si accodarono poi altri 12 deputati.

Certo, sottigliezze, sicuramente meno significative rispetto alla posizione del presidente dell’Ars sulle quote rosa: “Non ritengo giusto che l’implementazione della presenza delle donne debba essere fatta per legge – ha affermato – Al massimo lo riterrei giusto in una fase iniziale, magari per le prime due legislature. Poi le donne dovrebbero essere capaci di mantenersi all’interno delle istituzioni. Diversamente – ha proseguito Francesco Cascio – mi sembrerebbe una cosa irrazionale in una società in cui deve prevalere il merito e non la possibilità di essere selezionati in virtù di una legge”.
Un’argomentazione quantomeno coraggiosa, se si pensa a tutte le leggi ad personam di Berlusconi.
Ma non finisce qui, perché l’astro del Pdl siciliano, visto che si parla di donne, tira fuori la norma nazionale del governo Berlusconi, “varata dalla ministra Carfagna che– parole sue – non era bella come la Nilde Iotti, ma ha fatto una legge…”.
A quel punto, una signora tra il pubblico ha esclamato: “Questi paragoni mi sembrano davvero fuori luogo!”, accennando anche al ruolo della televisione Berlusconiana che ha cambiato la società e sentendosi rispondere da Cascio che “sì, avranno anche cambiato la società, ma c’è da dire che chi voleva poteva anche cambiare canale”.

Tra il pubblico qualcuno chiede anche se ci sono donne in politica che abbiano ricevuto delle condanne. Il presidente risponde che forse non ce ne sono, anche perché “sono talmente poche!”.
Eppure un esempio c’è: Giusy Savarino, ex onorevole dell’Udc, condannata appena un anno fa a 2 anni e 2 mesi di reclusione, nel processo “Concorsopoli” di Agrigento, insieme al papà Armando Savarino (3 anni e 6 mesi), sindaco di… Ravanusa. Ad Emanuela Miceli, che fino a pochi anni fa svolgeva il ruolo di assessore nella giunta di Savarino, la cosa deve esserle sfuggita.
Può capitare. Quello della questione morale è sempre un terreno scivoloso in Sicilia, sia per gli uomini che per le donne.
Alla fine l’intervento più in linea con le istanze presentate da “Corrente Rosa” è sembrato essere quello del preside del liceo classico, Francesco Fiordaliso, che ha accolto con entusiasmo le norme proposte dal movimento, aggiungendo che “il nostro Paese potrà essere salvato soltanto dalle donne, visto il senso di potenza e di dominio tipico dell’uomo, con la sua tendenza a conservare il potere auto generandosi anche attraverso successori che perpetuano certe politiche”. Il preside ha parlato anche di associazioni e partiti a predominanza maschile, accennando al “cannibalismo terribile” che li caratterizza: “I consiglieri si eleggono di padre in figlio e di figlio in nipote – ha aggiunto Fiordaliso – esempio eclatante, qui a Castelvetrano ricordo c’era Carlo Cascio padre, Giovanni Cascio figlio e oggi Carlo Cascio nipote (quest’ultimo attuale consigliere comunale del Pd, ndr)”.

Egidio Morici
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