Amministrative, tra voti comprati e partiti svenduti

7 aprile 2012 di Egidio Morici



Giovanni Lo Sciuto        Felice Errante         Ferdinando Firenze

 “Questa città non è libera. Già c’è un acquisto di voti che gira e arriva alle nostre orecchie”. A parlare è Alberto Firenze, presidente di Liberal Selinunte e fratello del candidato a sindaco Ferdinando Firenze, con la coalizione formata da Idv, Sel, Prc, Psi e Agorà.

Ovviamente noi non lo potremo mai dimostrare – ha proseguito in un incontro con la cittadinanza svoltosi qualche giorno fa – ma spero che la magistratura un giorno riuscirà a dimostrare la compravendita di voti che già è iniziata nella città di Castelvetrano da qualche settimana”.

Nel frattempo il fermento cresce, in una campagna elettorale dove si contano le solite centinaia di candidati al consiglio comunale, in quello che è ormai facile percepire come una sorta di concorso per trenta posti di lavoro.
Al ritorno in città (dopo più di 150 anni) del “Trittico dell’annunziata”, il dipinto dell’incoronazione della Vergine tra i santi Gandolfo e Giorgio, ormai sembra si contrapponga un altro trittico, non di natura religiosa ma politica, composto da Felice Errante, Giovanni Lo Sciuto e Ferdinando Firenze, candidati sindaco alle prossime amministrative di maggio.
Difficile dire chi dei tre riceverà l’incoronazione di primo cittadino e ancora più difficile immaginare che si possa trattare di una vergine, nel senso più elettorale del termine.
Tutto ricorda un ulteriore trittico, quello di cinque anni fa, composto da Pompeo, Li Causi e Centonze, che vide (inaspettatamente) l’incoronazione di Pompeo al ballottaggio con Vito li Causi.
Oggi, le attuali coalizioni sembrano avere, chi più chi meno, delle forzature.
Il raggruppamento di Ferdinando Firenze rappresenta un centrosinistra atipico, dove manca il Pd e dove non si può certo dire che il proprio candidato sindaco abbia una storia di sinistra con una chiara identità, dal momento che “nasce” con l’Italia dei Valori, a pochi mesi di distanza da queste prossime elezioni. Inoltre, l’anima principale della coalizione sembra essere il movimento Agorà, contenitore di ulteriori movimenti e associazioni molto diversi tra loro. Alcuni con delle diversità davvero incompatibili, tipo il sostegno ad un altro candidato sindaco, come nel caso di “Salviamo Castelvetrano” messo su da due donne: Gabriella Becchina e Giulia Bongiorno. L’una diventata l’ultimo assessore (forse il venticinquesimo) dell’ultima giunta Pompeo e l’altra transitata nel movimento “Cantiere Popolare”, a sostegno appunto di Giovanni Lo Sciuto.
La coalizione di Giovanni Lo Sciuto, composta da Mpa, Pdl, Grande Sud, Le ali per Castelvetrano,
La Destra, Castelvetrano Avvenire e Cantiere Popolare, è sostenuta anche da Vito Li Causi che, nel caso si fossero fatte le primarie nel Terzo Polo, si sarebbe invece trovato dall’altra parte, a fianco di partiti e persone completamente diverse. Difficile escludere che, se le condizioni al secondo turno lo richiedessero, Li Causi potrebbe spostarsi al momento giusto da una coalizione all’altra, diventando il vero ago della bilancia. La politica è anche una strategia dei numeri, che a volte prescinde sia dai programmi che dalle persone ed è inutile negare l’interesse di Pompeo per le regionali da un lato e l’inalterato vigore politico dello stesso Li Causi nel pieno del suo percorso, dall’altro.
La coalizione di Felice Errante, composta da Fli, Udc, Città Nuova, Api e Pd ha invece una storia più turbolenta.
L’idea iniziale era quella di raggruppare dei partiti per formare il Terzo Polo e nominare un candidato sindaco attraverso le primarie. Poi però si disse che quello era un compito che spettava alla politica e delegarlo ai cittadini sarebbe stata una sconfitta. Vito Li Causi, interessato a farne parte, magari con una sua persona di riferimento, sapeva che con le primarie avrebbe avuto i numeri per spuntarla ma, avendo intuito invece una diversa direzione, decise di tenersi fuori e organizzare dall’esterno il proprio potere contrattuale, appoggiando Lo Sciuto.
Burrascoso il rapporto anche con Franco Lombardo, inizialmente candidato sindaco dell’Udc, per le primarie del terzo Polo che, quando queste saltarono e venne proposto Errante, parlò di “mortificazione dei principi di democrazia”, di “esaltazione dell’arroganza e dell’arbitrio” e di “scelta scellerata”. Dopo essersi autosospeso, aveva annunciato di correre per suo conto, “insieme ai tanti amici che mi onorano del loro reale apprezzamento”. Ma dopo un brevissimo periodo di riflessione, “grazie anche al confronto avuto con amici e sostenitori” Felice Errante diventa per lui una persona “in grado di rappresentare gli interessi più autentici della collettività”.
Insomma, tornato all’ovile. E con tutti gli amici al seguito.
Degna di nota la rottura con Pippo Giammarinaro, consigliere provinciale dell’Udc, autosospesosi invece senza ripensamenti, almeno per il momento.
Secondo Giammarinaro, il “teorema Errante” era “già stato elaborato da tempo nei retrobottega delle stesse segreterie locali dell’Udc, non più come ipotesi di lavoro ma come qualcosa di certo e quasi compiuto”. Con la candidatura di Errante, Pompeo avrebbe svenduto l’Udc, facendo una scelta “troppo grossolanamente ed apparentemente illogica per non pensare di essere stata invece scientificamente calcolata, come sarebbe suo solito fare – ha affermato Giammarinaro – e probabilmente per un sinistro ed oscuro disegno di pura esigenza personale”. “Una classe dirigente impaludata in giochi di potere troppo piccini – ha aggiunto – come lo sono molti dei suoi esponenti che tra Festini di Santa Rita, Carnevali e Sagre, sono rimasti infine e giustamente prigionieri della loro stessa ragnatela, e purtroppo ancora impuniti per certe loro malefatte”.
Semplici mal di pancia? Può darsi.
Intanto Felice Errante ribatte che la sua è una “candidatura sulla quale si è trovata maggiore convergenza”. Non ha tutti i torti, soprattutto se si riferisce all’apporto compatto del Partito Democratico, che però difende la propria identità di “partito di sinistra”. Marco Campagna, consigliere provinciale del Pd ha le idee chiare: “Volevo rassicurare che noi del Pd siamo di centrosinistra, fieramente, sempre e coerentemente. Non facciamo scelte diverse, stando a Castelvetrano con i progressisti e a Palermo con i conservatori. Felice Errante rappresenta il ricambio generazionale”.
E adesso è tempo di sponsor per le rispettive campagne elettorali. Bocchino per Errante; forse Di Pietro per Ferdinando Firenze e chissà, magari Raffaele Lombardo per Giovanni Lo Sciuto?
Difficile dirlo. Al suo predecessore Totò Cuffaro non portò molta fortuna la sua visita a Castelvetrano a sostegno di Pompeo.

Egidio Morici
per L’isola del 31/03/2012

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