Li Causi sul debito di tre milioni di euro: “Responsabilità non mie, ma di altri sindaci”

9 novembre 2012 di Egidio Morici

C’è un tassello in più nel complicato mosaico del caso Saiseb.
L’ex sindaco Vito Li Causi non ci sta a fare il capro espiatorio di questa brutta storia e in una lunga nota fornisce la sua versione dei fatti.
Secondo l’onorevole, la richiesta di risarcimento milionaria non deriverebbe affatto dalla stipula del contratto di appalto da lui sottoscritto, ma da una serie di sospensioni dei lavori avvenute in periodi in cui a capo dell’amministrazione comunale c’erano altri sindaci.
Li Causi è molto chiaro. E riporta date precise. Vediamole.
– Dal 27 luglio all’8 agosto 1992 per incompatibilità dell’esecuzione degli stessi con la presenza dei turisti nel periodo estivo;
– Dal 23 febbraio 1993 al 15 maggio 1994 in attesa della redazione ed approvazione di una perizia di variante e suppletiva;
– Dal 1° agosto all’11 settembre 1994 per gli stessi motivi della prima.

E chi governava la città di Castelvetrano, in quei periodi?
I nomi sono due: il commissario Diego D’Amico (dal 7 luglio 1992 al 26 giugno del 1993) e Giuseppe Bongiorno (sindaco dal 30 giugno 1993 fino al 15 marzo del 2001).
Certo, il puzzle è ancora lontano dall’essere completato. E non è detto che i primi pezzi siano davvero quelli giusti. A deciderlo sarà eventualmente la Cortedei Conti, nel caso ritenesse opportuno aprire un’inchiesta per valutare le responsabilità.
Non rimane che tentare di approfondire quel poco che emerge di tanto in tanto su una storia complicata, archiviata troppo in fretta, dopo aver messo in mezzo un solo nome per trasformarlo automaticamente in un catalizzatore solitario di responsabilità.
Su Castelvetranonews, in un articolo non firmato di metà ottobre, si leggeva:
Va precisato che nessuna colpa può essere attribuita all’attuale Amministrazione poiché i fatti risalgono  al lontano dicembre del 1991, quando l’Amministrazione guidata dall’allora sindaco Vito Li Causi, stipulò un contratto da otto miliardi e mezzo delle vecchie  lire con l’impresa Saiseb di Roma, per la realizzazione della rete fognaria a Marinella di Selinunte”.
Insomma, se si scrive che tizio non c’entra nulla perché i fatti risalgono a quando c’era Caio, non si può pensare che a nessuno sfiori l’idea che allora la colpa sia di Caio.
Se poi “la notizia” la si vede anche stampata sul Giornale di Sicilia, il gioco è fatto.
Ma curiosamente sembra che all’ex sindaco Li Causi abbia dato più fastidio il mio articolo: “… Ho rinvenuto un atteggiamento di condanna generalizzata verso tutti gli amministratori che si sono succeduti dal 1991 – dice nella sua nota – e quindi anche dello scrivente”.
Peccato però che “la precisazione” che ha canalizzato l’attenzione di molti lettori nel semplicistico rapporto tra i fatti e Li Causi che stipula il contratto, era stata già divulgata forse più di una settimana prima. Evidentemente non dalla mia tastiera. Anche perché io ho sempre firmato i miei articoli. Anche sul web.
In ogni caso, l’aver scritto che la vicenda non è sconosciuta ai molti amministratori di quel periodo (dalla fine degli anni ’80 ad oggi), non corrisponde affatto ad una condanna generalizzata. O almeno, non era questa la mia intenzione. Semplicemente credo sia lecito pensare che le varie fasi di un’opera così grossa e l’evoluzione di un debito così considerevole, in uno spazio di tempo così lungo, non possono certo risultare circoscritte a pochi intimi.
Al di là del senso che può essere attribuito ad un atteggiamento, non c’è dubbio che l’onorevole Li Causi abbia però fornito un importante spunto, con delle date precise che purtroppo non sono state riportate dai quotidiani.
L’errore di fondo sta proprio nell’aver identificato il cuore del problema con la mera stipula del contratto di appalto. Come se fosse stata di per sé motivo del debito. Soprattutto di ciò che questo debito è diventato oggi.
Una cosa è certa: quella delle responsabilità del caso Saiseb, è una storia che non può essere affatto retta da un semplice rapporto di causa ed effetto.
Anche se per molti, forse per troppi, sarebbe più conveniente crederlo.
Egidio Morici
www.500firme.it
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