A Salemi la crisi la pagano i più deboli

17 giugno 2013 di Egidio Morici


Anche i comuni sciolti per mafia hanno i loro problemi di sopravvivenza, un po’ come i supermercati confiscati.
A Salemi per esempio, a rimanere soli sono i più deboli: gli anziani, gli immigrati, le famiglie in difficoltà, i disabili e le persone disagiate.
Sono rimasti soli perché non c’è più nemmeno l’assistente sociale. Era una precaria alla quale non è stato rinnovato il contratto. Dal 31 dicembre del 2012 nessuno si occupa più della loro assistenza, in termini di servizio sociale. Il comune di Salemi, attualmente commissariato, ha ricevuto una sanzione da parte della Corte dei Conti: a causa della precedente amministrazione Sgarbi (fortemente voluta da Pino Giammarinaro), aveva sforato il patto di stabilità  e adesso non può più assumere personale o dare incarichi di consulenza
In città c’è un’associazione per i diritti dei cittadini, l’Adc, che ha fatto una precisa richiesta al Comune.
Ne parliamo con il suo presidente, Massimiliano La Porta.
Senza l’assistente sociale, quali sono le ricadute sui cittadini?
Non c’è monitoraggio ed assistenza per coloro che hanno più bisogno. Ci sono interventi che possono essere fatti per legge soltanto dall’assistente sociale. Non si possono seguire i bambini in affido, non si possono assistere gli anziani che si rivolgono al servizio e non si possono attivare iniziative volte al recupero di persone già in carico. E’ tutto fermo. I servizi sociali senza l’assistente sociale è come una brioche col gelato senza il gelato. Peccato che invece questo non sia un mero bene di consumo.
Che soluzione avete avanzato?
Dopo aver reperito un’assistente sociale che ha elaborato una relazione del territorio in cui si evidenziano le criticità principali, abbiamo sintetizzato un progetto, “La persona, una risorsa sostenibile”. L’abbiamo inoltrato all’amministrazione comunale commissariata di Salemi, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta, nemmeno dopo un sollecito di riscontro.
E mettere una pezza alle principali emergenze, in modo gratuito, nell’attesa che la situazione venga definita?
L’attività associativa di volontariato è gratuita, ma le professionalità devono essere riconosciute e retribuite e l’associazione non ha risorse per poter far fronte alle spese di questo tipo. L’assistente sociale è una figura specialistica che non è facile reperire.
Ci si augura che le conseguenze negative di un (sacrosanto) scioglimento per mafia non debbano essere pagate dai più deboli. Il nome del progetto sembra anche un auspicio: “La persona, una risorsa sostenibile”.
Attualmente pare invece che le risorse per la persona siano insostenibili.

Egidio Morici
www.500firme.it

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