Campobello di Mazara, il ghetto dell’incubo

6 ottobre 2013 di Egidio Morici

Il ghetto di Campobello di Mazara, tra tende ed eternit
Sono più di 600, quasi tutti africani. Arrivano dalla Campania, dalla Puglia e da altre città della Sicilia: Palermo, Catania, Messina… C’è la raccolta delle olive.
Sono l’inconsapevole anello debole di un enorme sistema di manovalanza a basso costo itinerante, che attraversa tutto il meridione.
Poco importa quanti siano in regola col permesso di soggiorno, il punto è un altro: il loro lavoro costa meno della metà. E fa comodo ai proprietari terrieri di Campobello di Mazara (e forse non solo a loro), in provincia di Trapani, per la raccolta delle olive. Tutto il resto sembra contare poco.
Il loro campo da incubo è vicino alle palazzine popolari di Contrada Erbe Bianche, di fronte ad un oleificio.
Alle 5 e mezzo del mattino si fanno trovare in vari punti della cittadina. I “padroni” passano con macchine e trattori. E scelgono i loro operai. I più “appetibili” sono quelli col panino e la bottiglia d’acqua, gli altri rischiano di tornarsene al campo. Ecco perché, dopo qualche giorno, scatta la corsa al panino, prezioso lasciapassare per una giornata di lavoro massacrante nelle campagne di una Sicilia che compra la dignità dei disperati. Una dignità svenduta da gente senza scrupoli, probabili pedine di un caporalato di incredibili proporzioni.
Non è un fenomeno nuovo a Campobello. Succede da anni. Quest’anno però qualche equilibrio deve essere saltato, al punto che dalle palazzine di Erbe Bianche viene deciso di chiudere l’acqua delle fontanelle pubbliche. Qualcuno però ha messo a disposizione un rubinetto, anche se ad un chilometro di distanza. L’acqua viene messa dentro bottiglie, bidoni, o direttamente nei secchi e viene trasportata al campo con dei vecchi carrelli per la spesa. Quando serve, viene scaldata accendendo dei fuochi.
Chi è arrivato prima ha occupato quelle case che i campobellesi hanno abbandonato da più di dieci anni. Case in rovina, un tempo abitate da meno di una decina di persone e oggi stipate all’inverosimile.
Uno dei ragazzi di Campobello, che con i suoi amici ha dato il via ad una raccolta di viveri e coperte, ci fa visitare il campo. È pieno di tende monoposto e di baracche improvvisate. Ci sono vecchie lavastoviglie usate come tavolini, pezzi di armadio usati come separé per lavarsi e cambiarsi. Nelle vicinanze c’è una cava piena di eternit. Ed è proprio con l’eternit che sono state fatte le pareti dei “bagni”, lastre spezzate che racchiudono un metro quadrato di terreno, dove i bisogni vengono coperti in una buca. Pezzi di recipienti di eternit circondano fuocherelli dove verrà cucinato qualcosa. I più fortunati sono riusciti a procurarsi una bombola di gas. Ma gli incidenti sono dietro l’angolo. Come quello di un paio di giorni fa, quando un giovane senegalese di ventisei anni è stato avvolto dalle fiamme di un fornello malandato. Adesso si trova ricoverato a Palermo.
Ma nel campo la vita continua, anche se nel peggiore dei modi.
Il Comune di Campobello, commissariato dopo l’arresto dell’ex sindaco Ciro Caravà, ha ricevuto numerose segnalazioni in merito. Alcuni cittadini hanno richiesto almeno la presenza di un presidio sanitario e di autobotti d’acqua.
Nel 2006 Caravà aveva  acquistato una struttura per realizzare un centro d’accoglienza. Oggi, al suo interno stazionano però i furgoni della TNT.
Lunedì pomeriggio dovrebbe esserci un tavolo tecnico con i commissari del Comune per valutare la possibilità di spostare il campo, garantendo delle condizioni di vita migliori.

Intanto, sull’esempio dell’impegno dei ragazzi di Campobello, associazioni e cittadini comuni stanno facendo arrivare acqua da bere, pasta, coperte… in attesa che il Comune decida sul da farsi. 
Egidio Morici
www.500firme.it 
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