Castelvetrano, caso Despar. Ribolla è uno che “con i bilanci se la cava bene, ma…”

15 ottobre 2013 di Egidio Morici

Da giorni sono in stato di agitazione i dipendenti del Gruppo 6, la grande distribuzione dei supermercati Despar, in amministrazione giudiziaria dopo l’arresto di Grigoli.
In un comunicato stampa la Cgil Filcams spiega che la protesta dei lavoratori è imperniata anche “contro le scelte imprenditoriali degli amministratori giudiziari”.
Certo, non si va da nessuna parte se una situazione così complessa e delicata viene ridotta ad una mera tifoseria tra i difensori dello Stato, schierati con l’amministrazione giudiziaria, e i nostalgici del Grigoli che dava lavoro. In questa partita di calcio non potrà mai vincere nessuno. Si può solo perdere. Proprio come il lavoro che hanno già perso i tanti dipendenti licenziati o in mobilità. Oltre a quelli che rischiano di perderlo nelle prossime settimane.
Non si tratta certo di una pizzeria o di un negozietto di ferramenta, ma di una realtà lavorativa per 500 famiglie. 
Lo Stato non è riuscito a garantire i posti di lavoro. Perché?
I motivi sono tanti: la crisi, le banche che chiudono i rubinetti, i punti vendita che ritardano i pagamenti o non pagano affatto…
E poi ci sono le scelte degli amministratori giudiziari, frutto anche della loro “preparazione imprenditoriale” di cui lo Stato non sembra essersi preoccupato particolarmente.
Nicola Ribolla, che attualmente gestisce i beni di Grigoli, è un commercialista di Palermo. Uno che “con i bilanci societari se la cava bene – aveva scritto André Tauber sul quotidiano tedesco Die Welt, già nel 2009 – ma del settore alimentare, fino a poco tempo fa, non sapeva nulla”.
Tauber, in tempi non sospetti aveva già intravisto gli aspetti controversi della questione.
Sempre nello stesso articolo, aveva poi sottolineato: “Nonostante ciò Ribolla, 45 anni, da un anno è alla guida del più importante ingrosso di generi alimentari della Sicilia occidentale. Gruppo 6 GDO rifornisce circa 50 supermercati della catena Despar, presente anche in Germania con il marchio Spar. Ribolla è pagato con soldi pubblici”.
Già allora Tauber sottolineava la mancanza di risposte convincenti riguardo a come le aziende sequestrate avrebbero dovuto essere gestite sul lungo periodo. “Le ditte devono sopravvivere – scriveva – se servono a dimostrare con i fatti che la legalità non è solo un sublime principio, ma che può anche sfamare le famiglie”.
E si poneva un domanda molto semplice: “Perché non c’è un gruppo di giudici speciali, a Palazzo di Giustizia, che rispecchi la corrispondente squadra di magistrati? Giudici che si occupino, solo loro, dei beni sequestrati? Perché Ribolla si deve rivolgere a giudici che trattano di tutto, dagli scippi ai ferimenti ai delitti di mafia?

Già, perché? Ce lo chiediamo ancora, dopo quattro anni, mentre assistiamo impotenti alla scomparsa di quei posti di lavoro che lo Stato non è riuscito a difendere. Se lo scopo era quello di sottrarre alla mafia il potere economico, per ridurre il consenso sociale, non si può che costatare un amaro fallimento su tutta la linea. Altro che lotta alla mafia. 
Egidio Morici
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