Castelvetrano. Despar, lavoratori in stato di agitazione

10 ottobre 2013 di Egidio Morici

Dopo un incontro con gli amministratori giudiziari e uno con la Cgil, i lavoratori del Gruppo 6 Gdo hanno deciso per lo stato di agitazione.

E’ stato comunicato con una lettera che la Cgil ha inviatoal Prefetto, al Presidente della Regione Siciliana, al Ministro degli Interni, al Presidente del Consiglio e al Presidente della Repubblica.
La società del consorzio Despar, in amministrazione giudiziaria dopo l’arresto per mafia del proprietario Giuseppe Grigoli, non sarebbe ancora in vendita perché la confisca potrebbe non essere ancora definitiva.
I lavoratori potrebbero decidere anche future azioni dimostrative per chiedere allo Stato di mantenere in vita l’azienda e salvare i posti di lavoro.
Ne abbiamo parlato con Roberto Margiotta, lavoratore del Gruppo 6, già impegnato con la Cgil nella campagna “Io riattivo il lavoro”.
Cosa chiedete con lo stato di agitazione?
Che lo Stato tuteli i nostri posti di lavoro. Oggi l’amministrazione giudiziaria ci ha fatto sapere di essere in trattativa con 5 possibili gestori, ma anche se ci fosse un accordo adesso, il danno è stato già fatto. Tra licenziamenti, cassa integrazione e mobilità, l’azienda è stata praticamente svuotata. Senza contare le aziende collegate che hanno subito un totale azzeramento, come la Provenzano Mozzarelle, la Special Fruit, la Ciuri di Grano…
Oltre ad arresti e confische, lo Stato avrebbe dovuto tutelare con ogni mezzo i posti di lavoro. Invece in questo sta miseramente fallendo.
Nel maggio scorso, l’amministrazione giudiziaria aveva chiesto un prestito di circa 6 milioni di euro a cinque banche. Nessuna risposta. Così come nessuna risposta è arrivata dal Ministro dell’Interno, al quale era stata chiesta la garanzia.
L’arenamento della Gruppo 6 sta svuotando gli scaffali dei supermercati Despar?
Certamente. In magazzino la movimentazione è da tempo ridicola e non giustifica più le spese.
Aveva cominciato a svuotarsi più di due anni fa.
Una scelta “strategica” a detta degli amministratori: meno marche per tipo di prodotto e meno quantità avrebbero comportato più movimentazione e meno spese.
Da un po’ di tempo però i consumatori che frequentano i supermercati si trovano davanti a scaffali semivuoti.
Esiste un contratto che lega i punti vendita esterni alla distribuzione alimentare della Gruppo 6. Ma alla Gruppo 6 manca la merce e gli affiliati potrebbero rivolgersi ad altri distributori. Un periodo molto difficile, che potrebbe portare i punti Despar esterni ad essere paradossalmente più forniti e competitivi del supermercato di Belicittà, che invece continuerebbe ad essere costretto ad osservare il contratto che lo lega alla fornitura del Gruppo 6.
Qual è la critica più forte che muovete agli amministratori giudiziari?
Molti gestori esterni dei punti Despar da anni non pagavano più la merce, arrivando ad una media di circa 500 mila euro di debito ciascuno.
Perché non sono stati presi dei provvedimenti? Loro non pagavano, ma la merce gli arrivava lo stesso. Hanno continuato a rifornirli senza un serio progetto di rientro. Nessun blocco, nessuna richiesta di fideiussione bancaria. Questa è la critica più forte.
Gli amministratori sono sempre gli stessi e gestiscono più aziende contemporaneamente. Non mi riferisco solo al nostro caso, per carità, è un andazzo diffuso in tutta Italia, con una percentuale di fallimenti altissima. Nonostante tutto però ci sono sempre altri incarichi. E’ come se non ci fossero scelte alternative. Come se all’allenatore di una squadra che ha perso un sacco di partite di campionato, si proponesse la guida di altre tre o quattro squadre. Chi lo prenderebbe? Eppure…
Insomma, quello delle difficoltà legate ad amministrare determinati beni senza i soldi della mafia, potrebbe non essere un elemento sufficiente a spiegare le dimensioni di questo declino. E, oltre alla crisi, non si può certo far finta di non vedere ciò che invece deriva dalle inefficienze degli amministratori.
Ne aveva già parlato anche Vito Gancitano, della Filcams Cgil di Trapani: “Da diversi mesi i dipendenti del Gruppo 6 Gdo rappresentano una situazione di difficoltà finanziaria dell’azienda determinata da consistenti debiti con i fornitori, numerosi crediti difficilmente esigibili e, probabilmente, da alcune scelte errate che hanno aggravato la situazione economica dell’azienda”.

In concreto, le difficoltà del gruppo, che in un primo momento erano state minimizzate dagli amministratori, hanno trovato invece una triste conferma.
Egidio Morici
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