Campobello di Mazara, un nuovo sindaco all’orizzonte?

11 novembre 2013 di Egidio Morici

A Gianvito Greco il mio articolo non è piaciuto. Certo, non mi aspettavo che dopo averlo letto facesse salti di gioia. Infatti, dalla sua pagina Facebook ha scritto una piccata replica dove parla delle inesattezze che avrei scritto.
Tiene a precisare che è stato candidato a sindaco con una sola lista e non con tre. Ed ha ragione. All’interno della lista però c’erano due movimenti e un partito: “Gianvito Greco Sindaco”, “Uniti per Cambiare” e “Sinistra Ecologia Libertà”. Quindi: due movimenti e un partito, ma una sola lista. Mi scuso per questo imperdonabile errore.
L’ex(?) candidato a sindaco scrive anche che il termine “telenovela”, riferito al problema del ghetto di Campobello, glielo avrei attribuito io. Peccato però che si trovi all’interno di una nota che riporta il suo nome e cognome. E la si può trovare QUI, o anche QUI. Una nota mai smentita e addirittura condivisa e commentata su Facebook dallo stesso Greco, che non ne ha mai preso le distanze, né sentito l’esigenza di fare delle precisazioni. Ma a chi gli ha fatto notare le contraddizioni tra ciò che afferma nella nota e quell’intervista rilasciata nel 2011 al sito “comuni-italiani”, ha risposto che le affermazioni contenute nella nota non sono state rilasciate da lui e che si tratterebbe di un articolo scritto da altri giornalisti. Insomma, una sorta di complotto per metterlo in cattiva luce. 
Poi sottolinea che organizza feste da 23 anni e che continuerà a farlo fin quando non diventeranno un reato. Ma ci mancherebbe, non sono affatto contrario alle feste di paese. Se diventassero reato mi batterei per la loro legalizzazione. E sarei disposto anche a scendere in piazza insieme a lui, col cartello “Legalize Party”.
Infine, si lamenta anche del termine “trombato”, che ho usato nell’articolo. È molto volgare e dovrei vergognarmene. Ma ormai la frittata è fatta e non resta che rivolgere un pensiero a tutti coloro che sono rimasti vittime di questo orrendo turpiloquio. Certo, potrei dire che l’ho usato in senso figurato, riferendomi alla tipica condizione di chi non è riuscito a vincere le elezioni. Ma sarebbe troppo tardi. Non ho scusanti. Devo vergognarmi per forza.
Non voglio però rinunciare a scrivere la mia opinione sulla questione. Non perché sia convinto che possa essere degna di nota, (sono sempre stato avaro di opinioni e ho scritto quasi sempre di fatti), ma almeno possa servire a chiarire le idee a coloro che si sono convinti che io sia contro i contadini campobellesi, ai quali attribuirei tutti i mali del mondo.
Conosco anch’io le difficoltà degli agricoltori e capisco quanto possa essere inopportuno associare l’intera città di Campobello col caporalato e con lo sfruttamento. Quello del lavoro nelle campagne è un aspetto delicato che meriterebbe un approfondimento a parte. Però, dopo che un uomo muore bruciato, in un campo dalle condizioni di vita disumane come quello di Erbe Bianche, mi sarei aspettato qualcosa di diverso rispetto ad una manifestazione di agricoltori che non sopportano le generalizzazioni.
E’ evidente che la maggior parte dei contadini non basi la propria economia sul caporalato. E trovo davvero inopportuno i proclami propagandistici del tipo “Agricoltori di Campobello, preparatevi. Sarò al vostro fianco”. Sanno proprio di campagna elettorale anticipata. 
I contadini non sono tutti sfruttatori. Ma non sono neanche tutti boccaloni.
Così come i cittadini campobellesi non sono tutti indifferenti. Perché proprio grazie all’impegno di campobellesi onesti e sensibili, adesso c’è una tenda ministeriale della Croce Rossa che ha potuto svolgere più di cento visite mediche.
Egidio Morici

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