Caso Despar, i lavoratori scendono in piazza. Corteo per il 3 dicembre

30 novembre 2013 di Egidio Morici

Il futuro dei lavoratori del Gruppo 6 Gdo è appeso ad un filo. Ci sarebbe una trattativa in corso e l’interesse da parte di un grosso gruppo, ma se le procedure rallentano, si rischia di vanificare tutto. Pare che l’offerta in questione, sarebbe valida soltanto fino al 31 gennaio, dopodiché decadrebbe.
Ecco perché, il prossimo martedì 3 dicembre, i dipendenti scenderanno in piazza con la Filcams Cgil di Trapani e la Camera del Lavoro di Castelvetrano.

L’azienda è ormai all’ultimo respiro, con camion fermi, magazzini vuoti e punti vendita esterni chiusi o in seria difficoltà.
Il timore principale delle centinaia di famiglie legate all’ex azienda di Giuseppe Grigoli, ormai condannato per mafia in via definitiva, è quindi quello di perdere l’ultimo treno che potrebbe fornire loro un futuro lavorativo ancora possibile.
A breve il dottor Ribolla dovrebbe essere sollevato dall’incarico e la gestione passerebbe direttamente all’Agenzia Nazionale per la gestione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati, così come previsto in caso di avvenuta confisca. Ma questo passaggio potrebbe far arenare la trattativa con questo grosso gruppo interessato alla gestione. Trattativa di cui si sta occupando appunto l’attuale amministrazione giudiziaria guidata da Ribolla.
Qualche settimana fa i lavoratori del gruppo, insieme alla Cgil, avevano chiesto al sindaco di Castelvetrano di sollecitare il ministro dell’Interno, in modo da accelerare i tempi e adesso si aspetta l’annunciato incontro tra Angelino Alfano e il primo cittadino, che dovrebbe avvenire a breve.
Il 3 dicembre sfileranno quindi in corteo dalla sede del Gruppo 6 di via Partanna fino al sistema delle piazze, nel centro della città.
Vogliamo che lo Stato non ci abbandoni e faccia la sua parte – ha affermato Roberto Margiotta, dipendente del Gruppo 6, già impegnato con la Cgil nella campagna ‘Io riattivo il lavoro’ – Noi ce la stiamo mettendo tutta e scenderemo in piazza, perché non vogliamo essere invisibili“. 
Egidio Morici
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