[VIDEO] Ghetto di Campobello, le voci degli attivisti

9 novembre 2013 di Egidio Morici

Finalmente a Campobello di Mazara le cose stanno prendendo un’altra piega. Certamente non è facile risolvere tutto in poche settimane, ma l’interesse di un gruppo di ragazzi campobellesi è stato tenace. Ed è proprio grazie al loro impegno e alle loro pressioni, che è stato possibile installare dei punti acqua e dotare il campo di una tenda ministeriale della Croce Rossa, in modo da prestare attenzione alle esigenze sanitarie che possono sorgere in un una tendopoli così a rischio.
Al di là delle polemiche sul delicato tema del lavoro agricolo e del caporalato, ci è sembrato utile fare il punto sui risultati raggiunti. Risultati certamente parziali, ma frutto del coinvolgimento di varie associazioni e gruppi di cittadini che finalmente hanno avuto la possibilità di portare un po’ di umanità in un ghetto dalle condizioni disumane. 
Lorenzo Passanante                       Anna Zinnanti

Lorenzo Passanante, attivista campobellese, è soddisfatto. Ha visto tanti cittadini dare il suo prezioso contributo e non ci sta ad identificare la sua città come il “regno del caporalato”, anche se è convinto che bisognerebbe comunque approfondire i termini di questo particolare rapporto di lavoro.

Anna Zinnanti, del gruppo “politiche sociali” del movimento ABC di Alcamo, ci racconta invece la storia di Ousmane, il senegalese morto a causa delle gravi ustioni in un incidente con un fornello da campo, avvenuto proprio nel ghetto di Campobello. 
Non tutti in città hanno però gradito l’attenzione mediatica su questo caso: avrebbe screditato la città, dicono.
Ma se le cose non emergono è difficile che possano essere risolte. 
Egidio Morici
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