Caso Despar. E se il sindaco togliesse l’Imu ai lavoratori?

28 gennaio 2014 di Egidio Morici

Dopo il nulla di fatto della trattativa con la Gicap dei fratelli Capone, la salvezza dei 200 lavoratori, senza contare gli altri 300 dell’indotto, è legata ad un filo. Ci sarebbero altri due gruppi interessati, ma pare che i tempi siano molto stretti: meno di due mesi. Se non si riesce a raggiungere l’accordo, la Gruppo 6 Gdo, un tempo proprietà dell’ex re dei supermercati Despar Giuseppe Grigoli (oggi in carcere per mafia), verrà messa in liquidazione. 
E’ stato chiesto al sindaco di Castelvetrano, Felice Errante, di fare qualcosa. Ma non si può però pretendere dal primo cittadino un’azione risolutiva su un problema di così vaste proporzioni.
Il sindaco infatti può solo avanzare delle richieste. Certamente una voce autorevole, ma le richieste possono anche non essere prese in considerazione. La sua pronta attivazione per sensibilizzare le parti a trovare un accordo non ha certo fatto cambiare idea ai fratelli Capone. Ed è difficile che riesca a convincere le istituzioni nazionali a creare un fondo che possa permettere la sopravvivenza dei lavoratori a breve termine o ad accelerare le pratiche della cassa integrazione.
Insomma, il sindaco non può fare delle scelte risolutive, perché semplicemente non dipende da lui.
Forse però potrebbe contribuire a dare la necessaria visibilità alla vicenda, soprattutto se si considera che il caso Despar di Castelvetrano, è ancora tra i meno conosciuti da parte dell’opinione pubblica nazionale.
Per esempio potrebbe non far pagare la prossima rata Imu ai dipendenti che risiedono nella propria città, magari proponendo l’idea anche agli altri sindaci delle cittadine vicine. In questo modo verrebbe dato un concreto segnale di vicinanza ai lavoratori da un lato e un input mediatico per una ribalta nazionale dall’altro.
Qualcosa del genere l’ha fatta un sindaco leghista di una piccola cittadina in provincia di Treviso, Santa Lucia di Piave. Giudicando la nuova Imu un’imposta ingiusta, l’ha pagata per tutti i suoi cittadini. Per 2000 contribuenti ci sono voluti 166 mila euro. 
Chiaramente ha potuto anche permetterselo, vista la disponibilità di cassa. Forse il Comune di Castelvetrano, nonostante i “conti in ordine” per il patto di stabilità, sarà messo maluccio, visto che dall’inizio dell’anno non ha potuto permettersi nemmeno di comprare il Giornale di Sicilia per la biblioteca. Ma l’esborso sarebbe certamente inferiore a quello del comune trevisano. E poi basterebbe una “volontaria” tassazione sullo stipendio di sindaco e Giunta, senza per altro gravare sulle tasche dei cittadini.
Castelvetrano potrebbe diventare così il comune capofila (termine oggi così tanto in voga) di una singolare protesta per una possibile visibilità nazionale del problema.

Egidio Morici
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