Castelvetrano. Caso Despar, la trattativa c’è. Ma da lunedì sarà presidio.

5 febbraio 2014 di Egidio Morici

Scaffali vuoti nei magazzini della Gruppo 6 Gdo

L’obiettivo è mantenere i posti di lavoro. Con il caso Despar di Castelvetrano, lo Stato non può permettersi di perdere in modo così plateale.

Saltata la trattativa con la Gicap (ormai fuori gioco, anche se non si può escludere un ritorno in un secondo tempo), ce ne sono oggi altre due: una in fase embrionale ed un’altra in fase avanzata. Quest’ultima è con un grande gruppo, i cui punti vendita sono presenti in tutto il territorio nazionale. 
Franco Cantafia, della segreteria regionale della Cgil, riporta un quadro chiaro dell’attuale situazione, fornito nell’incontro di ieri a Palermo dal direttore dell’Agenzia dei beni confiscati: “Caruso si è mostrato molto determinato. Ha detto che l’Agenzia dei beni confiscati sarebbe pronta a cedere la Gruppo 6 Gdo a niente, a patto di mantenere il posto di lavoro per tutti i dipendenti. Ha fatto la scelta non facile di azzerare gli amministratori giudiziari – ha aggiunto Cantafia – e siamo convinti che stia lavorando bene, senza guardare in faccia a nessuno“.
Nell’incontro di ieri con l’Agenzia, al quale hanno partecipato i sindacati e una rappresentanza dei lavoratori, è stato chiesto anche perché l’ex amministratore giudiziario Nicola Ribolla fosse ancora in azienda. Caruso ha risposto che deve stare fino all’ultimo, perché dovrà pagare gli eventuali danni che ha provocato. Se si dimostrerà un dolo, dovrà risarcire rispondendo anche dell’eventuale liquidazione dell’azienda.
La notizia certa sulla presenza di una trattativa e soprattutto sul nome del grande gruppo che ha cominciato a circolare tra i dipendenti, è sicuramente portatrice di nuove speranze. Ma la tensione rimane, schiacciata tra due esigenze in conflitto tra loro: mettere in atto delle forme di lotta o aspettare ancora garantendo un clima di serenità alla trattativa?
Forse, rimanere calmi e soprattutto uniti, potrebbe essere una scelta di buon senso in questo momento particolarmente delicato. E’ un momento in cui lo Stato non è più rappresentato da amministratori giudiziari interessati soltanto a costruire i propri vitalizi. Oggi l’interlocutore è Giuseppe Caruso, dell’Agenzia dei beni confiscati, l’unico che ha avuto il coraggio di azzerarli.
Ma spegnere i riflettori sarebbe un grande errore. Per questo, come ha già annunciato la Cgil, dal prossimo lunedì i lavoratori saranno in assemblea permanente, decidendo tempi e modalità per attuare un presidio in modo da mantenere alta l’attenzione da parte delle istituzioni e degli organi politici.
Egidio Morici
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