Castelvetrano. Canile, tra degrado e soccorsi negati

22 aprile 2014 di Egidio Morici


La cagnolina investita per Pasquetta

Di Egidio Morici – il Comune comincia col piede sbagliato, dopo la riapertura di pochi giorni fa, in seguito alla lunga chiusura per attività abusiva 
Nessun impiegato si è occupato della pulizia per tre giorni di seguito, con le immaginabili conseguenze in una struttura dove ci sono già circa 40 cani. Due volontarie dell’Enpa e una dell’Oipa, questa mattina in visita al rifugio comunale, visto lo stato in cui versavano gli animali ospitati, hanno quindi provveduto ad una pulizia di emergenza, sopperendo alle carenze comunali.

Ma le inefficienze non si limitano solo a questo. Perché ieri pomeriggio, dopo più di un’ora non è arrivato alcun mezzo comunale per il prelevamento di un animale gravemente ferito. Così come assente era anche il veterinario reperibile dell’Asp

Dopo essere stata investita da un’auto in via Selinunte, una cagnolina è finita nell’altra corsia, contro un’altra macchina che procedeva in senso contrario. Quest’ultima si è fermata e sono stati chiamati subito i soccorsi.
Un box, dopo tre giorni di mancata pulizia
In poco tempo sono arrivati i vigili del Nopa (Nucleo Operativo Polizia Ambientale) che, insieme ad un gruppo di cittadini e ad una volontaria dell’Enpa, hanno atteso invano  che arrivasse  il servizio di recupero del Comune. Trascorsa più di un’ora dalla segnalazione, con la cagnolina immobile e  ansimante che aveva perso sangue a causa di un’emorragia interna,  la volontaria dell’Enpa ha scelto di caricarsela in macchina e portarla dal primo veterinario disponibile.

Mentre l’animale veniva curato e monitorato dai veterinari D’Antoni e Roma anche attraverso ecografia, radiografia ed analisi del sangue, la volontaria riceveva una telefonata dal Comune che le suggeriva di portare la cagnolina in canile, nell’attesa che arrivasse il veterinario reperibile da Santa Ninfa. 

Una procedura evidentemente improvvisata e delirante, alla luce del mancato intervento in tempi ragionevoli e soprattutto alla luce dell’assenza di attrezzature specifiche da parte dell’ambulatorio del canile, finalizzato prevalentemente alle sole operazioni di sterilizzazione, come già precisato dal dottor Angelo Giudice, direttore del dipartimento veterinario dell’Asp di Trapani. Ma secondo gli strampalati suggerimenti del Comune, era lì che doveva essere portata. Poi il veterinario reperibile, una volta arrivato da Santa Ninfa, avrebbe costatato che l’ambulatorio della struttura non era adatto per le cure che si rendevano necessarie e che ci sarebbe voluto l’intervento di uno specialista. 
Allora la palla sarebbe stata passata all’amministrazione comunale che, non avendo ancora stipulato alcuna convenzione con i veterinari privati, avrebbe fatto un giro di telefonate per capire chi fosse stato disponibile. Curiose burocrazie dell’emergenza.
Ovviamente non c’era alcuna ragione per togliere l’animale dalle cure che stava finalmente ricevendo, per rischiare la morte sullo sfondo delle solite attese e telefonate. A meno che qualcuno del Comune non fosse venuto a prenderlo, firmando le dimissioni dalla clinica privata. Scelta che si sono guardati bene dal fare.
Intanto, nella diagnosi dei veterinari D’Antoni e Roma troviamo: shock post-traumatico, contusione polmonare con edema polmonare, versamento emorragico addominale e insufficienza respiratoria.  
Fortunatamente la cagnolina ha passato la notte in clinica, al caldo della lampada ad infrarossi e stamattina pare stia molto meglio, con ottime possibilità di sopravvivenza.
Con una gestione così scriteriata, invece, il rifugio comunale potrebbe avere possibilità di sopravvivenza molto inferiori.
Egidio Morici

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