Libera, la cooperativa Rita Atria e i raccomandati della Diocesi

16 giugno 2014 di Egidio Morici

 

 

 

Il coordinatore Provinciale Salvatore Inguì

 

 

Di Egidio Morici – Due raccomandati per la cooperativa Rita Atria.

E’ ciò che emerge da un comunicato stampa di Libera Calatafimi sul periodico “Comunità New”.

I fatti risalgono a più di un anno fa, quando un segretario della Curia Vescovile di Mazara del Vallo invia una strana lettera a Salvatore Inguì, coordinatore provinciale di Libera, invitandolo a prestare “uno sguardo benevolo” nei confronti di due persone “serie e responsabili”, “competenti nel mondo agricolo”, con “due belle famiglie con figli” ma “senza un lavoro stabile”.

Insomma, una raccomandazione in piena regola, che porta l’intero coordinamento provinciale ad informare dello spiacevole episodio Don Ciotti e l’ufficio di presidenza nazionale.

Libera nazionale risponde allora con una lettera inviata anche al segretario del Vescovo che aveva chiesto la “benevola attenzione”, che però Inguì e i referenti dei presidi considerano “tiepida” e di ambigua interpretazione.

 

Talmente tiepida che il sacerdote della Curia che aveva proposto la raccomandazione, invia una lettera di risposta allo stesso Inguì, in cui ringrazia per quanto Libera stesse facendo per le persone “segnalate”.  

Il presidio di Calatafimi decide quindi di chiedere alla presidenza nazionale di inviare al sacerdote un’altra lettera che chiarisse con decisione la reale posizione di Libera.

La risposta è di quelle che lasciano senza parole, perché “… la salvaguardia di un percorso così importante non consente strappi, specialmente con uno dei partner più importanti nel territorio”.

Ecco perché, già nel marzo del 2013, il referente del presidio di Calatafimi si dimette.

Un episodio spiacevole che, collegato al terremoto avvenuto nel presidio di Libera Castelvetrano, con l’azzeramento del gruppo dirigente e la nomina di un altro referente provvisorio, sembra avere il suo filo rosso nel lungo e travagliato processo di costituzione della Cooperativa che dovrebbe gestire i beni confiscati alla mafia.

 

Certamente la vicenda non restituisce un quadro positivo  dell’antimafia, proprio in un territorio ad alta densità mafiosa che avrebbe bisogno invece di maggior attenzione e vigilanza, a cominciare dalle raccomandazioni dei potenti.

Purtroppo l’impressione è che chi consente strappi (con la Diocesi o col Comune) sia destinato a sparire, accompagnato all’uscita da pubbliche repliche dei coordinatori regionale e provinciale di Libera che,  lontani dall’affrontare il cuore del problema, si cimentano in lunghi comunicati stampa in cui si cerca maldestramente di difendere il buon nome dell’associazione.

Tutto allora viene derubricato a mera polemica. Il problema non esiste. Giornali, radio, tv e siti on-line locali, tranne pochissime eccezioni (QUI l’intervista di Radio Itaca del 5 giugno 2014), evitano di approfondire l’argomento e chi ne parla passa come un provocatore che non ama il territorio.

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