[VIDEO] Campobello di Mazara. Il complicato “Caso Di Girolamo”

11 giugno 2014 di Egidio Morici

 

 

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Di Egidio Morici – Le regole. Le procedure. I requisiti.

Da Campobello di Mazara oggi lo Stato risponde con la burocrazia a chi, sulla sedia a rotelle, è costretto a vivere al primo piano senza ascensore.

Sono le regole dell’Istituto Autonomo Case Popolari.

Ma quanto è credibile uno Stato che tira fuori il rispetto delle regole e delle procedure solo quando gli fa comodo? Dove erano finite le regole e le procedure durante i 30 anni in cui la casa al pianterreno a cui è interessato Vito Di Girolamo era (ed è tuttora) usata per scopi commerciali?

Dove erano finite le regole quando in quella casa c’era un laboratorio per la riparazione degli occhiali? O quando sono state tagliate le inferriate per facilitare il carico scarico dei pacchi per un’attività di spedizioni?

 

Ci si chiede quanti altri casi simili ci possano essere. Ci si chiede quanto possa essere normale che di fatto alcuni assegnatari di casa popolare posseggano poi la loro casa al mare.

Il proprietario della casa al pianterreno in realtà non ci ha mai abitato. Vive fuori dalla Sicilia, ma ha sempre mantenuto la residenza a Campobello di Mazara.

E l’impressione è che non si tratti affatto di un caso isolato, ma di una prassi molto diffusa in tutta la provincia di Trapani, in tutta la Sicilia. Forse in tutto il sud.

 

Il Prefetto Falco assicura la soluzione del “caso Di Girolamo” in tempi brevi. Soprattutto se si riesce a fare uno scambio di appartamento.

Soluzione in cui la pratica e la teoria fanno a pugni, perché curiosamente all’assegnatario dell’appartamento al piano terra (anche lui disabile) il Comune avrebbe già inviato la lettera di revoca, proprio perché non l’ha mai abitato.

Intanto Vito Di Girolamo continua a vivere al primo piano. Gli avevano assicurato che nel febbraio scorso si sarebbe potuto trasferire, ma poi qualcosa andò storto e le sue cose rimasero negli scatoloni, in un limbo alimentato da una burocrazia ad intermittenza distante anni luce dalla concretezza della vita.

Oggi, trovare una soluzione per Di Girolamo sarebbe la prima scelta di buon senso da fare. Un segnale di umanità nel dedalo delle procedure che, agli occhi di molti cittadini, sembrano sempre più finte.

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