Selinunte, concerto per Pino Veneziano . Tre domande ad Umberto Leone

23 luglio 2014 di Egidio Morici

 

Locandina Premio Pino Veneziano

 

 

Di Egidio Morici

 

Tre domande ad  Umberto Leone, dell’associazione Pino Veneziano.

 

Come spiegare a chi non lo conosce ancora, chi era Pino Veneziano?

Era uno di Selinunte, che scriveva e cantava canzoni in un ristorante. Erano canzoni che descrivevano anche la cronaca di quel tempo, gli anni ’70 e ’80. Si esprimeva cantando, aveva qualcosa da dire e lo diceva con la chitarra.

 

Pino Veneziano era di sinistra?

Si, certo. Ma aveva comunque uno spirito critico che prescindeva dalla rigide appartenenze. Per esempio, a metà degli anni ’70, anche se i sindacati spingevano per costruire un’acciaieria a Torretta, Pino era contrario.

Compose una canzone dal titolo “Lu sicilianu”, dove spiegava che il problema dell’emigrazione non si può risolvere con le industrie che inquinano, in una terra come la Sicilia: “Chista è ‘na terra ca nni duna aranci, chista è ‘na terra ca nni duna vinu, si nni po’ fari un beddu jardinu, ma cca cu havi li guai si li chianci”.

E’ un pezzo molto bello. Mi è capitato di cantarlo il primo maggio scorso, per gli operai della Despar. Ad un certo punto fa: “No, nun criditi a chiddu ca si dici, ca cu l’industrie si campa filici. Guardati Gela, su’ ‘ndustrializzati, sunnu aumentati i disoccupati”. Gli operai hanno applaudito con entusiasmo, perché in qualche modo si sono riconosciuti dentro un problema molto simile.

 

Il 26 luglio tutti al Parco Archeologico allora?

Assolutamente si, alle 21, 30. C’è anche l’ingresso libero. Per questa decima edizione, in occasione del ventesimo anniversario della scomparsa di Pino, il premio andrà ai fratelli Mancuso, musicisti della sicilianità e a Davide Gambino, regista di “Pietra Pesante”.

 

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