Caso Despar. La Esse Emme non prende tutto il pacchetto, ex dipendenti della Gruppo 6 ancora in attesa

12 agosto 2014 di Egidio Morici

 

 

Despar aspettiamo risposte
 
Di Egidio Morici – L’accordo che tutti si aspettavano non è stato più firmato. La riapertura dell’Interspar di Belicittà, col ritorno al lavoro di una trentina di dipendenti (tra i beni confiscati a Giuseppe Grigoli, condannato per mafia) e di alcuni punti vendita a Palermo non è figlia di quell’accordo originario tra la Gruppo 6 Gdo e la Esse Emme Srl, quello contenuto nella proposta di concordato bocciata dal tribunale fallimentare, in cui si prevedeva un contratto di affitto di tutti i rami aziendali (36 punti vendita) dove la Esse Emme avrebbe dovuto assumere l’intero personale dipendente costituito in quel momento da 198 persone.

L’obbligo sarebbe stato quello di acquistare l’intera rete commerciale nell’arco di trentasei mesi.

 

I sindacati, ancora alla fine di giugno, avevano comunicato ai lavoratori della Gruppo 6 licenziati dopo il fallimento, che l’intendimento dell’Agenzia dei beni confiscati era quello di riproporre comunque lo stesso accordo, a nome della Grigoli Distribuzione al posto della Gruppo 6 ormai fallita.

Secondo quell’accordo, la Esse Emme avrebbe dovuto acquisire l’intera forza lavoro della Gruppo 6, compresi i lavoratori del CEDI (Centro Distribuzione): 35 subito ed altrettanti nei mesi a seguire. L’Agenzia dei beni confiscati, aveva previsto entro il 31 luglio l’inizio dell’apertura dei punti vendita, per come era contemplato dall’accordo del concordato, con i primi 12 punti. Altri entro settembre, fino alla completa apertura di tutti i supermercati, prima della fine dell’anno.

Le cose però hanno preso una piega diversa e quello dell’Interspar di Belicittà è in realtà un altro accordo col quale la Esse Emme ha rilevato quello specifico punto vendita, con una trentina di lavoratori della Logicom (collegata al gruppo).

Infatti, dei 35 ex Gruppo 6, che nell’accordo originario sarebbero dovuti essere i primi a lavorare insieme ai dipendenti dei punti vendita, non ce n’è nemmeno uno.

Così come non ce ne sono nemmeno a Palermo, dove un altro diverso tipo di accordo, stavolta con la Gicap, salverebbe 20 lavoratori.

 

Intanto gli ex dipendenti della Gruppo 6 aspettano fiduciosi che, anche se quell’accordo che poteva tutelarli non c’è più, possa a breve spuntare qualche soluzione alternativa che preveda la loro presenza.

E nell’attesa alcuni presidiano la sede del gruppo, organizzandosi gratuitamente in turni di vigilanza fai da te ( ci sarà qualcuno anche a ferragosto) per evitare furti e vandalismi, visto che L’agenzia dei beni confiscati non ha ancora provveduto a tutelare le strutture.

 

Certo, non si può che essere soddisfatti se a Castelvetrano una trentina di lavoratori dei punti vendita collegati alla Gruppo 6 cominceranno a lavorare, pare dal 18 settembre prossimo. Un grande punto di partenza, soprattutto se assunti a tempo indeterminato, senza il trucchetto del finto part time o del periodo di prova senza stipendio, tipici purtroppo di molte realtà lavorative delle nostre zone.

 

Non c’è dubbio, la conquista è stata faticosa anche per l’appetibilità che si è dovuta offrire per mantenere l’interesse della Esse Emme: i dipendenti della Logicom (che da sempre gestisce l’Interspar di Belicittà), poco prima che si firmasse l’accordo, hanno “scelto” di licenziarsi per giusta causa. Una mossa che ha permesso alla nuova azienda di non essere obbligata in solido a rispondere di eventuali pretese sugli stipendi pregressi dei dipendenti. Mossa questa che, anche se accettata obtorto collo dai sindacati, era stata considerata invece improponibile dal tribunale fallimentare di Marsala, che aveva considerato la condizione di rinuncia ad ogni obbligazione solidale in capo alla Esse Emme Srl, proprio tra le cause di inammissibilità del concordato.

 

Al momento si sta verificando quello che si era ipotizzato già da tempo: se i punti vendita mantengono comunque il loro grado di appetibilità, lo stesso non si può dire per il CEDI (personale di magazzino, amministrativo, autisti, ecc…).

Dopo la bocciatura della pasticciatissima proposta di concordato, l’Agenzia dei beni confiscati risulta avere un potere contrattuale molto basso alla luce della mancata realizzazione di quell’accordo onnicomprensivo con le Esse Emme di cui era stata promessa l’applicazione.

Ad oggi, la presenza della Gicap per i punti vendita di Palermo e forse di altri gruppi (oltre alla Esse Emme) per quelli di Castelvetrano e dintorni, sembra essere un chiaro indice dell’accantonamento definitivo dell’accordo originario del concordato, anche se certamente finalizzato a salvare il salvabile.

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