Caso Despar. La vera svolta: sapere le cose prima

10 ottobre 2014 di Egidio Morici

 

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Di Egidio Morici – Parlare di risoluzione della vertenza del Gruppo 6 Gdo sarebbe forse una forzatura, soprattutto dopo aver assistito impotenti al suo fallimento, senza la possibilità di poter realizzare comunque  quell’accordo iniziale previsto nel concordato preventivo bocciato dal Tribunale, quello che prevedeva l’affitto di tutti i 36 punti vendita e l’impiego di quasi tutti i lavoratori (comprese 30 unità del centro di distribuzione) da parte della Esse Emme, col marchio Sisa.

L’accantonamento di quell’accordo ne ha prodotto degli altri, che hanno visto l’apertura dei supermercati sotto diverse insegne: a Marsala e Mazara del Vallo è spuntato il marchio “Crai”, mentre a Palermo l’accordo con la “Commerciale Gicap Spa” risale già ai primi dello scorso agosto.

 

Certo, ciò che conta è che la maggior parte degli ex lavoratori del gruppo di Giuseppe Grigoli (condannato per mafia) e dei supermercati collegati, possa ritornare progressivamente a lavorare. Magari evitando di sottolineare la cosa come una vittoria dello Stato, come maldestramente ha fatto il ministro Angelino Alfano (e i suoi amici locali) all’inaugurazione dell’Iper Sisa di Belicittà a Castelvetrano.

La vera svolta sta forse nella nascita di una vera comunicazione tra i sindacati e i lavoratori ex Despar. Non che Cgil, Cisl e Uil abbiano mai potuto fare la voce grossa in un contesto dove qualsiasi condizione sarebbe preferibile all’impossibilità di tornare al lavoro, ma almeno per la prima volta pare che ai lavoratori sia stato presentato il documento relativo al nuovo accordo con la Esse Emme.

 

E’ l’accordo annunciato un paio di settimane fa dal prefetto Postiglione dell’Agenzia dei beni confiscati, sull’apertura di 31 punti vendita e l’assunzione di 109 persone. Dal comunicato stampa della Uil, si apprende che le persone da assumere sono diventate 150 (ed anche questa è una buona notizia, anche se non viene spiegato come sia stato possibile aggiungerne altre 39) e vengono descritti i termini dell’ipotesi dell’accordo che, ricordiamo, è ancora in fase preliminare.

Sarà valido due anni. Prevede l’apertura anche delle filiali chiuse e per i dipendenti è prevista la riduzione dello stipendio del 5 per cento; i permessi retribuiti saranno ridotti della metà per il primo anno e di un quarto per il secondo anno; le ore straordinarie non potranno superare le 200 annue e ci sarà un’indennità di presenza di un euro al giorno per chi svolgerà almeno 150 giornate di lavoro all’anno.

 

Le condizioni sarebbero identiche a quelle relative all’accordo per l’apertura dell’Iper Sisa di Belicittà. Questa volta però, viene data ai lavoratori la possibilità di leggere il contratto nero su bianco e “scegliere” se essere favorevoli o no.

Anche questo è un passo avanti, in cui le decisioni che bisogna subire almeno vengono conosciute nel dettaglio, avendo il modo di dare un’occhiata al contratto prima di essere assunti.

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