Castelvetrano. Cani randagi: Asp e Comune inconcludenti

27 ottobre 2014 di Egidio Morici

Cani rogna

 

Di Egidio Morici – Il randagismo continua ad essere fuori controllo. Lo era durante il periodo in cui il canile era sotto sequestro perché abusivo e continua ad esserlo ancora oggi.

Le risposte fornite dall’Asp e dal Comune sono vaghe e inconcludenti.

Angelo Giudice, direttore Asp del dipartimento veterinario, annuncia che “stiamo recuperando”. Non si capisce però in che modo, visto che in canile rimane sempre un solo veterinario con lo stesso numero di ore di prima.

Mentre la proposta fatta dall’Asp al sindaco, riguardo il censimento dei cani randagi per la programmazione di azioni sanitarie mirate, è caduta nel vuoto: secondo Felice Errante prima va ampliato il canile e dopo la conclusione dei lavori si potrà parlare di censimento. Ad oggi intanto i lavori non sono nemmeno cominciati.

 

Il problema non è ancora esploso in tutta la sua drammaticità, grazie all’apporto delle associazioni animaliste: Lida, Enpa ed Oipa, in soli sei mesi, sono riuscite a far adottare 125 cani.

Si tratta di associazioni che non hanno alcuna convenzione col Comune e che spesso si scontrano con l’inerzia delle istituzioni rispetto a varie problematiche, come per esempio l’assenza di un preciso protocollo di emergenza per il soccorso di animali feriti o in difficoltà.

 

Ma i tamponi di questa preoccupante emorragia sono anche gruppi e singoli cittadini, ai quali nel corso degli anni anche le forze dell’ordine e l’amministrazione comunale (più o meno direttamente) hanno chiesto il favore di tenere in stallo degli animali, durante il periodo di chiusura del canile o per gli atavici problemi legati alla capienza. Persone che si sono ritrovate la casa e il giardino pieni di cani e che, sopperendo alle carenze di chi di dovere, sono diventate oggetto di lamentela da parte dei vicini esasperati dal continuo abbaiare.

 

Poi ci sono le associazioni alle quali il Comune ha affidato i cani dopo il sequestro del canile: Naturamica, Casa Carimi e Laica. Giusto il tempo necessario dei lavori per la riapertura: 2 euro giornaliere a cane. Insomma, teoricamente non più di due o tre mesi.

Ma il canile, svuotato nell’aprile del 2013, ha riaperto dopo un anno intero e nel  frattempo sono stati sequestrati anche i “rifugi” di queste tre associazioni che si occupavano di circa 300 cani.

Soltanto recentemente, una ventina di questi cani è rientrata in canile, in pessime condizioni,  con evidenti segni di rogna e di leishmaniosi.

 

Preoccupate, le associazioni animaliste Oipa ed Enpa hanno chiesto all’Asp di controllare lo stato di salute degli animali ospitati nei rifugi privati (ormai dissequestrati), così come prevede la legge.

Ma l’Asp pare abbia disposto soltanto dei prelievi del sangue, dai quali non si potranno evincere i casi di rogna o di malattie da pulci, per cui basterebbe invece una semplice visita del veterinario in loco. Così come non si potranno evincere le condizioni di promiscuità e le modalità di quarantena dei cani infetti all’interno dei “rifugi”.

 

Però l’ampliamento prevede 100 posti come ricovero, oltre ai 50 temporanei finalizzati alla re immissione nel territorio. Non si capisce come potrebbero essere ospitati i 300 cani dei rifugi privati, visto che una larga parte non sarebbero ormai più adatti ad essere rimessi in libertà a causa del troppo tempo passato in cattività.

Senza contare le centinaia di cani randagi in giro per la città e le innumerevoli segnalazioni di cittadini che si sentono spesso rispondere che il canile è pieno e non possono intervenire.

 

Oggi, come ieri, il randagismo rimane senza controllo. Così come gli annunci per risolverlo.

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