Selinunte. La riserva, tra memoria corta e scaricabarile

25 ottobre 2014 di Egidio Morici

Divieto balneazione Belice Siragusa Campagna

 

Di Egidio Morici – Memoria corta e scaricabarile sul degrado della riserva naturale del Belice a Selinunte.

Secondo un articoletto del Giornale di Sicilia (23 ottobre 2014) a firma di Filippo Siragusa, la presenza di rifiuti, l’assenza di diserbatura e di manutenzione delle passerelle sarebbe da attribuire al blocco delle province.

Come se l’estensore dell’articolo non conoscesse la storia di quella riserva, il cui degrado è invece preesistente (e da anni!) al blocco delle province.

Una memoria corta ancora più strana, alla luce anche del lungo periodo in cui Filippo Siragusa era il portavoce dell’ex presidente della provincia Mimmo Turano.

 

Nello stesso articoletto si esprime in un politichese scaricabarile, il vicesindaco e assessore all’ambiente Marco Campagna: “La nostra competenza sulla riserva è territoriale e fino al lido Pineta. All’interno, la responsabilità ricade sull’ex provincia di Trapani”.

Insomma, della serie “non è compito nostro”.

Bisogna quindi rispettare le competenze.

E poi, quanto è importante questo degrado? Vale la pena che il Comune protesti affinché chi di competenza intervenga?

Evidentemente no. L’unica volta che il comune è sceso in piazza (anzi in spiaggia), per protestare contro la provincia, fu per “la cieca applicazione della legalità”: nell’estate del 2008, Felice Errante era assessore allo sviluppo economico nella giunta Pompeo. La provincia di Trapani aveva multato gli alberghi che avevano messo gli ombrelloni in pianta stabile sulla spiaggia della riserva e Gianni Pompeo, da medico, rivendicava il “diritto all’ombreggiatura” dei propri cittadini. Oltre che, in modo meno esplicito, il “diritto” degli albergatori a cui era stato permesso di costruire nella pre-riserva ad avere un pezzo di spiaggia per i propri clienti.

 

E poi c’è il fiume Belice che inquina il mare.

Secondo Filippo Siragusa, la foce del fiume Belice avrebbe più volte registrato “fenomeni” di inquinamento, come se si trattasse di episodi circoscritti. Anche qui si continua a far finta di non sapere che il fiume è in realtà inquinato da anni e che sin dal 2008, nel tratto di mare di 400 metri davanti la foce, c’è un divieto di balneazione imposto dall’assessorato alla sanità regionale.

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