I cani di Pino Maniaci uccisi da un vigliacco. Salvo Vitale: “Ma quanto sei stronzo!”

5 dicembre 2014 di Egidio Morici

Pino Maniaci e i cani

 

Qualche giorno fa qualcuno ha ucciso due cani al giornalista di Telejato, Pino Maniaci. Il ritrovamento è avvenuto al termine della consueta edizione del telegiornale.

E’ sempre difficile trovare le parole giuste per esprimere una solidarietà che non rischi di risultare obbligatoria.
Per questo abbiamo scelto di pubblicare anche su questo sito la lettera di Salvo Vitale, compagno di lotte di Peppino Impastato, nella Cinisi di Tano Badalamenti.

 

Caro Pino, evito di esprimerti, anche a nome dell’associazione culturale “Peppino Impastato” che rappresento, una scontata solidarietà, che in molti casi è pelosa, specie quand’è d’obbligo.

La costante con cui gli uomini di merda, siano essi mafiosi doc, sguazzabbuttigghi, sciacquapalle, scassapagghiara, o come li chiamava Peppino, “strascinaquacina”, è sempre la stessa: la vigliaccheria.
Sono capaci di esercitare la violenza solo con i più piccoli, penso a Giuseppe Di Matteo, con i più deboli, penso a Giuseppe Letizia, con gli indifesi, penso a Padre Puglisi, con le donne, penso a Lea Garofalo. Agiscono di notte, come i vampiri, pronti a nutrirsi del sangue altrui, ovvero del denaro che gli altri hanno guadagnato duramente con il loro lavoro. Agiscono armati e spesso uccidono, in un paese in cui sono proibite le armi e la pena di morte.

 

Qualche volta agiscono su commissione di un padroncino di cui sono messi agli ordini, spesso agiscono di propria iniziativa, per presentare il proprio biglietto da visita ai padrinelli che vogliono servire. Sono pronti a sfogare i loro bassi istinti quando sono sicuri che nessuno può disturbarli, quando agiscono in gruppo e perciò si credono i più forti.

 

Salvo Vitale

 

Se la prendono con gli animali, i tuoi poveri due cani, Billy e Chèrie, o il labrador della vecchietta di ieri, preso a pistolettate. A proposito, chissà se nel corso delle indagini a 360 gradi gli inquirenti hanno esaminato i bossoli. Se la prendono con gli anziani, la coppia selvaggiamente picchiata dell’altro ieri, e se non trovano niente, comprano il bidoncino di benzina e si illuminano d’immenso bruciando qualche macchina o la porta di qualche casa. Che gente! Che miseria morale! Che tristezza! Insieme si sentono forti, soli si cacano sotto. Non c’è dubbio che non saranno queste bravate da ragazzini a farci paura, ma la paura è una componente della nostra esistenza, specie quando si fa un mestiere delicato, come quello d’informare la gente e di convincerla, non in un solo giorno, che il crimine non paga, che la “malandrineria” serve solo ad abbrutire se stessi, a rovinare la propria vita e quella delle persone che stanno intorno, oltre che delle persone più care.

 

Ed è proprio nel rispetto della vita delle persone più care che si misura la distanza tra la nostra cultura della vita e la loro cultura della morte. Noi ci teniamo ai nostri figli e desideriamo che crescano senza di loro, essi invece non se ne occupano se non per farli diventare balordi come sono loro stessi. I due cani barbaramente trucidati con il fil di ferro, ci ricordano troppo da vicino cani e gatti che, anni fa i ragazzini del clan dei Fardazza appendevano ai muri della Cantina Borbonica. Li vorremmo vedere in faccia questi sciacalli, per mostrare la loro faccia a tutti, come fai tu quando riesci a procurarti le immagini, incorniciarli con una bella scritta che esce dalla loro bocca: “Chi sugnu forti!!!!” , ma solo per poter dire loro: “Ma quanto sei stronzo!”.

 

Salvo Vitale
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