Eden 2. Il furto ai Fontana: l’ala violenta dei Messina Denaro e i retroscena

28 dicembre 2014 di Egidio Morici

 

Giuseppe Fontana

 

Egidio Morici – Rubare l’oro ai genitori di Giuseppe Fontana, pregiudicato vicino alla famiglia mafiosa dei Messina Denaro, non è stata certo una bella idea. Soprattutto se, come è emerso dalle intercettazioni di Eden 2 che lo hanno portato in  carcere, per recuperare la refurtiva viene coinvolta l’ala violenta della cosca che ha rischiato di uccidere un uomo, massacrandolo con delle mazze da baseball.

Cosa sarebbe successo se quell’uomo fosse morto? Certo, nemmeno ammazzare brutalmente una persona per 50 mila euro (questo più o meno il valore dei preziosi rubati) sarebbe stata una bella idea: nel territorio, l’immagine di Matteo Messina Denaro, fondata sul consenso derivato dalla sola autorità del nome, ne sarebbe stata compromessa e l’episodio avrebbe attirato troppo movimento, rendendo magari più difficile e costosa la sua latitanza.

 

Tra l’altro, lo stesso Fontana non è sembrato particolarmente entusiasta dell’operato così platealmente violento dei picchiatori, che avrebbe potuto portare solo guai.

Di diverso avviso invece i fratelli Cacioppo (organizzatori della spedizione punitiva, anche loro arrestati nella stessa operazione): per loro, gli avrebbero fatto fare invece “un figurone” di fronte all’intera città.

Gli arresti di Eden 2 hanno poi dimostrato che il Fontana non aveva poi tutti i torti, visto che alla fine, sia lui che gli altri, sono finiti tutti in galera.

La faccenda del furto pone però degli interrogativi di diversa natura.

Per esempio: l’oro è stato poi recuperato?

E a rubarlo è stato davvero quel Massimiliano Angileri, lasciato a terra dai picchiatori in una pozza di sangue?

Se fosse stato davvero lui, perché agli inquirenti che dopo il grave pestaggio hanno monitorato continuamente le sue telefonate, non risulterebbe alcun elemento?

 

Ma il furto ai Fontana non finisce col pestaggio.

C’è dell’altro. E il motivo è semplice: l’Angileri, identificato dalla cosca come il responsabile, ha continuato a dirsi innocente. E gli uomini di Messina Denaro hanno continuato a non credergli. Al punto che, mentre il giovane era ricoverato in ospedale con fratture multiple, la madre putativa riceve la visita di uno sconosciuto che le intima di restituire il maltolto. A bussare alla sua porta è Fabrizio Messina Denaro, detto Elio, non imparentato col latitante e appena scarcerato dal tribunale del Riesame.

Ecco perché l’Angileri, appena dimesso dall’ospedale e ancora sulla sedia a rotelle, sente l’esigenza di spiegare e chiarire al Fontana che il furto a casa dei suoi genitori non era stata opera sua.

Per incontrarlo, si rivolge ad una persona conosciuta come operatore presso la “Casa dei giovani”, alla quale confida i suoi timori e soprattutto quelli della madre.

 

Si tratta di Leo Narciso, socio di Libera (Associazioni nomi e numeri contro le mafie) attualmente referente dell’associazione di don Ciotti per il presidio di Castelvetrano.

Narciso, che conosce da anni Giuseppe Fontana, si mostra subito disponibile a parlargli per vedere se c’è la possibilità di farlo incontrare con l’Angileri.

 

NARCISO LEO: Non ti preoccupare di niente… poi te lo faccio sapere io praticamente va bene… dico in ogni caso tu mi dici che sei disponibile, poi domani ti chiamo io… qua al bar…

A fine agosto 2013 quest’interessamento dà i suoi frutti, anche se l’Angileri, prima di incontrare il Fontana, esterna i suoi timori  al Narciso.

ANGILERI Massimiliano: … Mi preparo… dico ma problemi non ce n’è giusto?

NARCISO LEO: No no, vai tranquillo Massimo… ci prendiamo un caffè e ce ne andiamo.

ANGILERI Massimiliano: Che già sono tutto rotto.

NARCISO LEO: Tu sei cretino, no tutto rotto. E se mi avessi ascoltato di prima, ma di molto prima, praticamente neanche qua saremmo… Nel senso che te la saresti cavata diecimila volte meglio comunque.

 

Il Fontana e l’Angileri si incontrano. Quest’ultimo dice di non sapere nemmeno dove abitassero i suoi genitori e di essere totalmente estraneo al furto.

Il Fontana, dopo averlo ascoltato, dà l’impressione di credere alle sue parole al punto da chiedergli di aiutarlo nella ricerca della refurtiva.

Una discussione significativa, della quale anche Narciso, pur essendosi allontanato un paio di volte per qualche minuto, capisce il tema.

E quando l’Angileri chiama la madre ha modo di rassicurarla:

ANGILERI Massimiliano: Hanno dato… dice… la parola d’onore che a me non mi toccano più […] Ci ho parlato… c’era pure Leo di davanti…

 

Secondo gli inquirenti, in quell’incontro l’Angileri ha ben compreso “il tenore intimidatorio della richiesta di omertà rivolta in ordine all’ingiustizia subita, nonché la necessaria osservanza delle indicazioni impartite perché provenienti da soggetti come il Fontana – aggiungono gli investigatori  – appartenenti alla locale organizzazione mafiosa”.

Insomma, visto che in città si conoscono un po’ tutti, sembra che certe “amicizie” prescindano dalle rispettive vicinanze, che siano alle famiglie mafiose (come nel caso del Fontana) o alle associazioni antimafia (come nel caso di Leo Narciso).

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Commenti

  1. capitano scrive:

    Quando si crede di avere tutte le risposte, arriva l’universo e ti cambia tutte le domande…..e il mondo torna a girare……

  2. baldassare genova scrive:

    Ma perché non vi firmate con nome e cognome?

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