Castelvetrano, cani randagi e soldi pubblici

6 gennaio 2015 di Egidio Morici

 

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Di Egidio Morici – Nel 2014 il Comune di Castelvetrano ha speso 70 mila euro per mantenere 192 cani nei rifugi privati di due associazioni (Laica e Naturamica) e di un allevatore (Filippo Carimi).

Ma ci sono altre associazioni animaliste (Oipa, Lida ed Enpa) che in otto mesi hanno fatto adottare 86 cani, a fronte di un rimborso spese di meno di 5.600 euro. Spese vive per la partenza degli animali verso le regioni del nord, dove le richieste di adozione sono maggiori, con  relativi controlli e feedback con gli adottanti.

A conti fatti quindi, il mantenimento di un solo cane nei rifugi privati (in condizioni a volte non proprio edificanti), è costato alla collettività 365 euro in un anno.

Per l’adozione invece sono bastate 65 euro, col vantaggio che in futuro sarà l’adottante ad occuparsi del cane.

E si tratta di rimborsi parziali che, pur comprendendo il costo del biglietto e il carburante per raggiungere l’aeroporto di partenza, non includono le spese “accessorie” come i costi di ritorno dei trasportini, il parcheggio dell’auto e le staffette per gli spostamenti dall’aeroporto di arrivo alla destinazione finale.

 

Non coinvolgere le associazioni animaliste nella gestione diretta del canile è stata forse una delle scelte più sensate che l’amministrazione comunale potesse fare. Sarebbe infatti un grosso errore ridurre la lotta al randagismo alla semplice gestione del canile comunale, negando tutto ciò che avviene fuori.

Il canile di via Errante Vecchia, da circa otto mesi (dalla sua riapertura dopo il sequestro) non è più gestito dalla Laica, ma direttamente dal Comune, dando la possibilità alle associazioni di svolgere il proprio volontariato anche al suo interno.

Ma se l’apporto degli animalisti è stato considerevole, almeno di quelli che non si sono adagiati al semplice mantenimento dei cani pagati dal Comune, producendo buoni risultati (agli 86 cani adottati, bisognerebbe aggiungerne altri 72 fatti partire grazie a banchetti e raccolte fondi, istituzionalmente a costo zero, oltre a decine di stalli gratuiti presso vari volontari e semplici cittadini), lo stesso non si può dire dell’amministrazione comunale, che invece ha fatto davvero poco per contrastare il fenomeno.

 

Infatti, i controlli annunciati sui microchip dei cani padronali, a parte pochissimi casi platealmente “obbligatori”, sono stati assenti.

Il regolamento sul “Fido aiuto” (quello dei due euro a cane per invogliare le adozioni) non ha avuto molto successo, visto il numero dei cani adottati: zero.

Nessuna campagna di informazione istituzionale sull’anagrafe canina, le sterilizzazioni, la lotta contro gli abbandoni. Non si è trovato, nei periodici fiumi di parole del sindaco nelle radio locali, un po’ di spazio anche per questi argomenti.

Si tratta però di una consuetudine che prescinde da chi, nel tempo, ha ricoperto la carica di sindaco.

Per esempio, durante la sindacatura Pompeo, ci fu un annuncio in pompa magna su un’iniziativa che in teoria avrebbe dovuto ridurre il randagismo in modo significativo: la sterilizzazione gratuita dei cani da gregge. L’allora assessore al canile, Felice Scaglione, suggellò l’accordo con i pastori durante una festosa grigliata di pecora.

E sapete quanti pastori vennero poi in canile a far sterilizzare i propri cani? Zero.

 

Oggi il canile ha una capienza di 50 posti, ma è già saturo. Sono presenti anche cani che provengono dai rifugi privati, arrivati pieni di pulci e zecche, con rogna e leishmania avanzata, che non possono essere rimessi nel territorio perché ormai disabituati.

Nel settembre scorso, puntualissimo, ecco l’ennesimo annuncio “risolutivo”: l’ampliamento del canile. “Al via i lavori” si era letto. Lavori che ad oggi non sono ancora iniziati.

Insomma, è come se si andasse avanti senza alcuna pianificazione e senza alcuna chiarezza.

Lo dimostra il fatto che i cani affidati alla Laica, Naturamica e all’allevatore Carimi erano 270 nell’aprile del 2013 (stando alle ordinanze dello stesso Comune), ma nel 2014 diventano 192.

Ne mancano 78!

Se pensiamo che tanti  animali sono stati consegnati non sterilizzati e che nei rifugi privati si sono verificate un bel po’ di gravidanze con diverse cucciolate, i conti fanno fatica a tornare.

Anche perché la Laica e Naturamica non hanno mai comunicato all’Asp la morte di nessun cane, mentre l’allevatore Carimi che ne ha comunicato meno di una decina. Questo in un periodo che va dall’aprile del 2013 ad oggi.

 

Intanto il sindaco Errante, a metà dicembre scorso, ha incontrato a Roma i funzionari del Ministero della Salute.

In un comunicato ha scritto che l’incontro “è stato particolarmente proficuo poiché i funzionari ministeriali hanno attenzionato il canile di Castelvetrano e le sue problematiche ed hanno assunto l’impegno di fornire le specifiche linee guida in guisa tale da far diventare il canile cittadino centro di osservazione privilegiato per risolvere l’annosa problematica del randagismo”.

Ma per ridurre il randagismo (“risolvere” è una parola grossa) forse occorrerebbe spostare l’osservazione privilegiata dal canile al territorio. Diversamente le “linee guida” rischierebbero di diventare l’ennesimo fumo negli occhi. Sempre coi soldi dei cittadini, ovviamente.

 

 

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