Selinunte. Soldi, alghe e disinformazione

5 gennaio 2015 di Egidio Morici

 
Alghe-del-porto-sulla-spiaggia

 

Di Egidio Morici – Si è spesso fatta un’enorme confusione sul problema delle alghe a Marinella di Selinunte.

Amministratori, tecnici, funzionari, ed i soliti giornalisti col cappello in mano, non hanno ancora avuto il coraggio di chiamare le cose col loro nome.

 

Soprattutto quando ci sono di mezzo soldi e progetti “interessanti”.

Non si è avuta ancora l’onestà intellettuale di informare l’opinione pubblica che la soluzione del problema delle alghe a Marinella di Selinunte è intimamente legata al porticciolo e non sta affatto nel nuovo progetto Me.D.CÔT, finanziato dalla comunità europea, per il quale la città di Castelvetrano ha ottenuto un finanziamento da 720 mila euro.

Il progetto, nato dagli accordi di cooperazione tra Castelvetrano e la Tunisia ha un nome di tutto rispetto, “Methologies Durable Pour la Rehabilitation et la Valorisation du Litoral Cotier”, e dovrebbe servire (tra le altre cose) a trasformare le alghe (posidonia) in risorsa, trasformandole in compost per l’agricoltura e combustibile per la produzione di energia.

 

Ciò che non viene detto, anche dagli stessi giornalisti locali che sembrano limitarsi alla mera diffusione delle intenzioni dell’amministrazione comunale, è che quel progetto si riferisce alle riutilizzazione delle “alghe spiaggiate”, non di quelle tirate fuori dall’inquinatissimo porticciolo.

Infatti, sotto al titolo “Selinunte, si spostano le alghe dalla riva“, sul Giornale di Sicilia troviamo tanto di foto del porto intasato dalle alghe.
Ma per il trattamento, una macchina speciale dovrebbe posizionarsi nei pressi dei cumuli sull’arenile e, dopo averle asportate, dovrebbe separarle dal sale e dalla sabbia. E’ ovvio che l’Europa non finanzierà mai i costosi lavori che servirebbero a tirare fuori le alghe dal porticciolo, per far finta che siano spiaggiate. Al di là dell’impossibilità di separarle anche dai batteri fecali e dagli idrocarburi.
Qualcuno dovrebbe forse spiegare a tecnici ed amministratori che se il fango di dragaggio viene messo in spiaggia, non diventa automaticamente posidonia spiaggiata.

Così come il cattivo odore, erroneamente imputato soltanto alla posidonia che marcisce, ha invece una natura fognaria: si tratta dei reflui del sovrappieno provenienti dalle vasche di raccolta a pochi metri dal porto. Succede che quando le elettropompe non riescono a mandare i liquami verso il depuratore, le vasche si riempiono e il di più viene espulso dentro il porto.

 

Le alghe fanno da spugna, ma si fa finta di niente, giocando rozzamente con le parole nelle ordinanze del comune in cui addirittura si scrive che le alghe “spiaggiate” (falso, sono quelle tirate fuori dal porto e messe ad asciugare sulla spiaggia) sono state tolte e depositate altrove (in via Manganelli), prima del loro riposizionamento in spiaggia dopo la stagione estiva.

L’estate è trascorsa da un bel po’ e le alghe sono ancora in via Manganelli.
Certo, trasformare le alghe in risorsa non sarebbe male. Ma prima, forse, bisognerebbe trasformare in risorsa gli amministratori. E alcuni giornalisti.

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Commenti

  1. Vincenzo romano scrive:

    un paio di settimane fa prendendo la nuova via Manganelli , strada inaugurata da poco nella zona industriale , mi sono imbattuto in una montagna di alghe , qualcuno sa dirmi come mai ??

  2. Egidio Morici scrive:

    Vincenzo, la risposta è nell’articolo.

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