Selinunte, Striscia la Notizia e i complottisti omertosi

25 marzo 2015 di Egidio Morici

 

Petix Selinunte

 

Di Egidio Morici – E’ difficile capire se a frequentare il parco archeologico di Selinunte siano più i turisti o i giornalisti.

L’enorme spreco, l’incompetenza, il degrado e le profonde contraddizioni all’ombra degli antichi templi, hanno catalizzato l’attenzione dei media nazionali, da La 7 a Repubblica.it. Ieri è stata la volta di Striscia la Notizia (QUI IL VIDEO), che ha messo in luce l’ennesimo spreco: il “nuovo ingresso” del parco dalla borgata di Triscina, che avrebbe dovuto aggiungersi a quello principale di Selinunte, ma che dopo tanti (troppi) anni è ancora incompleto e in malora.

 

Il solito spreco e la solita inerzia all’italiana, anzi, alla siciliana in questo caso.

C’è chi si indigna, chi pretende soluzioni dal Comune, chi invece lo difende perché la colpa sarebbe della Regione Siciliana.

Poi ci sono i difensori dell’immagine, della serie “oddio che brutta figura che ci hanno fatto fare” e poco importa se l’immagine che difendono è quasi un’immagine di fantasia che non corrisponde molto alla realtà.

Ma la categoria più interessante è quella che cerca i “mandanti”: “Chi ha chiamato Striscia?”, “Come facevano a sapere del grano di Tumminia?”. E’ la cerchia dei complottisti omertosi, convinti che il servizio sia stato un attacco di qualche consigliere di opposizione o di qualche aspirante consulente esterno al quale sia stato negato un incarico.

 

Mancherebbe soltanto il comunicato stampa del sindaco Errante che ci spiega che i lavori sono fermi a causa dei mancati trasferimenti della Regione Siciliana e che la si è sollecitata più volte per iscritto, ma senza risultato.

E d’altra parte, un sindaco può soltanto reagire con le modalità che si confanno al suo ruolo istituzionale. Insomma, non siamo più nel 2009, quando da assessore allo sviluppo economico, Errante protestò in spiaggia in costume da bagno insieme a tutta la giunta capitanata dall’allora sindaco Gianni Pompeo.

Erano altri tempi, in cui un’amministrazione comunale “rivoluzionaria” cercava di combattere “la cieca applicazione della legalità”, visto che la Provincia di Trapani aveva denunciato gli albergatori che avevano piantato uno stuolo di ombrelloni in pianta stabile nella spiaggia della riserva orientata del Belice.

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