Castelvetrano, le alghe al porto di Selinunte e le bugie che piacciono a tutti

15 aprile 2015 di Egidio Morici

 

Alghe e pedane1

 
Egidio Morici per Tp24.it
 
Per il consiglio comunale di Castelvetrano le masse di alghe tirate fuori dalle acque del porto non sono inquinanti. Anzi, non verrebbero nemmeno estratte dai fondali, ma “spostate” da una zona ad un’altra, come se fossero spiaggiate. Ecco perché, mercoledì scorso, la mozione del consigliere Ninni Vaccara è stata bocciata dalla maggioranza.

Anche se con numeri risicati (12 su 20 presenti,) di fatto lemasse di alghe arricchite da idrocarburi e da sedimenti fognari provenienti dalle vicine vasche di sollevamento, non avrebbero niente di nocivo e potrebbero rimanere tranquillamente sulla spiaggia adiacente, dove le ruspe le hanno depositate in attesa che il mare se le porti via.

Nessun ulteriore esame tossicologico quindi: mozione respinta. I fanghi di dragaggio rimarranno sopra la sabbia e le teste della maggioranza dei consiglieri, sotto.
 
Il perché ha un nome che intimorisce quest’amministrazione comunale dai conti in rosso e si chiama smaltimento. Una croce che ha sempre funestato i sindaci a causa degli alti costi di conferimento in discarica autorizzata.

Nel corso degli anni si è tentato di ributtare questi fanghi di dragaggio direttamente in mare, con le ruspe (e tanto di denuncia dell’Arpa all’Autorità Giudiziaria). Oppure di scaricarla (per carità, “temporaneamente”) in un campo di ulivi (con tanto di denuncia da parte della Forestale e trenta alberi morti).

Oggi il sindaco Errante fa le cose in grande. Va ad Hammamet e con i tunisini mette a punto il progetto Medcot (Méthodologies Durables pour la Réhabilitation et la Valorisation du Littoral Côtier): una macchina speciale in grado di trasformare le alghe spiaggiate in compost per l’agricoltura. Basta far finta che quelle tirate fuori dalle acque del porto siano spiaggiate, mischiandole con le altre, e il gioco è fatto.

Una genialata presentata come la soluzione definitiva al problema, senza però spiegare che per tirarle fuori dal porto ci vogliono altri soldi e i lavori possono anche costare più di 100 mila euro.
 
Insomma, sono quelle “bugie” che piacciono a tutti. Piacciono a quella politica che così elimina in modo creativo i costi di smaltimento. Piacciono ai difensori dell’immagine ad ogni costo, per i quali è bene non parlare delle brutture se si vuole fare promozione. Piacciono perfino alla sezione locale di Legambiente, forse troppo impegnata nella valorizzazione delle bellezze architettoniche per occuparsi di queste cose.

Certo, nel corso degli anni il porto di Selinunte ne ha viste davvero tante, a cominciare dai costi delle bonifiche: 80 mila euro nel 2009, 148 mila euro nel 2010, 107 mila euro nel 2012, 57 mila euro nel 2014. Senza contare i tentati rimedi “definitivi”, come un foro praticato nel molo di ponente, per dare sfogo alle alghe che entrano dall’imbocco principale. Costo? 86 mila euro. E siccome da quel buco non è mai uscita nemmeno un’alga, si è pensato ad una saracinesca da alzare o abbassare secondo le correnti. Costo? 30 mila euro. Ma la saracinesca era “sbagliata”, perché non si abbassava fino in fondo, fermandosi a pelo d’acqua. Per correre ai ripari il Comune è stato costretto a spendere qualcosa in più per posizionare delle rocce davanti al varco, in modo da tapparlo.

 

Sono cose che capitano. Soprattutto perché, come aveva detto l’ex sindaco Pompeo, “il porto è abusivo ed è difficile farlo funzionare”. Nessun progetto, nessun’opera: una roccia qua, un’altra roccia là, un frangiflutti ed ecco nato il porticciolo.

Da anni, la “vera soluzione” sembra essere un nuovo porto. C’è anche il progetto, ma non ci sono i soldi, visto che l’Unità Europea non ha intenzione di cacciare un centesimo. Anche qui le cose in grande: 400 posti barca, di cui 5 riservati a super-yachts da 30 metri.

E dire che i pescatori del luogo sono convinti che basterebbe allungare il braccio principale, distanziandolo maggiormente dalla riva.

 

Intanto ci sono due montagne di alghe che aspettano: una sulla spiaggia e l’altra in via Manganelli a Castelvetrano (di fronte al mare non c’era più posto), pronta anche quella per essere riposizionata sulla battigia “per evitare l’erosione delle coste”. In teoria, se la “soluzione Medcot” dovesse tardare, entrambe dovrebbero essere portate via dalle mareggiate di scirocco. Scirocco che le porterebbe via dalla spiaggia, riportandole di nuovo dentro al porto. E il ciclo ricomincia.

E se a qualcuno dà fastidio, vorrà dire che non capisce l’importanza della posidonia (sta brutto chiamarle alghe) per la “protezione delle spiagge dai fenomeni erosivi”. Il Comune in un’ordinanza scrive anche che sarà “necessario aumentare la tolleranza dei fruitori delle spiagge anche attraverso opportune azioni di sensibilizzazione”.

In sostanza il consigliere Vaccara, dopo la bocciatura della sua mozione, andrebbe sensibilizzato.

 

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