Emergenza randagi a Castelvetrano. Ecco come spende (male) i soldi il Comune

30 aprile 2015 di Egidio Morici

 

cane-randagio

 

Quanto spende il comune di Castelvetrano per la lotta al randagismo? E soprattutto “come” spende i soldi dei cittadini?

Nel 2014 sono stati spesi 156 mila euro.

45.300 euro sono serviti per il mantenimento del rifugio sanitario, riaperto ad aprile (5.100 per mangimi, 15.500 per materiale vario e 24.700 per il personale); 105.120 euro per i rifugi privati di associazioni che custodiscono circa 200 cani e 5.600 euro per le adozioni di 86 cani.

Troppi soldi? Niente paura, i lavori per l’ampliamento del canile sono sul finire e, con “soli” 53 mila euro, spunteranno 150 posti in più, rispetto agli attuali 50.

Secondo il sindaco tutto sarà pronto, disponibile e collaudato entro il prossimo 30 giugno.

 

Per quella data, infatti, 150 cani delle associazioni Laica, Naturamica e Casa Carimi verrebbero accolti nella struttura pubblica di via Errante Vecchia, alleggerendo l’impegno economico a carico delle casse comunali e quindi dei cittadini.

In teoria non fa una piega. In pratica le cose stanno in modo diverso. Mantenere un canile con 150 posti in più costerebbe circa 270 mila euro all’anno (nuovi costi del personale compresi). Mentre ai rifugi privati, rimasti ad accudire i rimanenti 50 cani, andrebbero 27 mila euro. Quindi, mille più mille meno, complessivamente verrebbero spese circa 300 mila euro.

 

Tutto questo però, senza ancora accalappiare un randagio. Tra la città e le borgate di Triscina e Marinella di Selinunte saranno 500, 600, forse di più. Il canile, una volta riempito di cani trasferiti dai rifugi privati, non avrebbe più posto per gli altri. Ma nelle strutture della Laica, Naturamica e Casa Carimi si creerebbe nuovo spazio. E allora, a seconda della gravità dell’emergenza, gli altri cani via via accalappiati verrebbero ospitati là, col risultato che alla fine diventerebbero una sorta di succursale privata di concentramento randagi.

D’altra parte, la legge regionale 15 del 2000 prevede che nel caso la capacità ricettiva dei rifugi sanitari pubblici non sia sufficiente, i comuni possono incaricare della custodia dei cani catturati associazioni animaliste che gestiscono rifugi privati.

La cosa curiosa è che queste associazioni non hanno mai gestito rifugi privati. Non a caso infatti, nel febbraio del 2014, le loro strutture non a norma sono state sequestrate dai Nas. Certo, a nessuno di loro sarebbe mai venuto in mente di sostituirsi ai rifugi autorizzati, perché il Comune aveva considerato la sistemazione come temporanea: giusto il tempo di fare i lavori necessari per riaprire il canile comunale, sequestrato a sua volta nel giugno del 2012, perché non a norma.

 

Ovviamente, trasferirli in una struttura adatta sarebbe stato molto più dispendioso rispetto al costo concordato (sotto forma di contributo per azione meritoria) di 2 euro giornaliere per cane, tutto compreso, dal cibo ai detersivi per la pulizia e agli antiparassitari. Se si considera che il Comune spende invece una media di 3,77 euro al giorno per ciascun animale (con i dovuti costi del personale), il risparmio non è poco. E siccome siamo in tempo di crisi, le iniziali 2 euro sono diventate 1,50.

Difficile dire con certezza se questi soldi siano stati usati male o siano stati insufficienti. Di fatto però, per più di un anno l’Asp praticamente non ha ricevuto comunicazioni per cani deceduti, richieste per interventi veterinari, richieste di sterilizzazioni. Gli animali, nei rifugi privati delle tre associazioni, si accoppiavano, figliavano, si ammalavano o morivano senza che né l’Asp né il Comune ne sapesse nulla. Le altre associazioni (Oipa, Enpa, Animalsicilia), che invece si occupavano principalmente di adozioni, con rimborsi insufficienti e riempiendosi le case di cani, senza rimborsi di alcun tipo, appena i primi animali dei rifugi fecero ingresso nel canile, pieni di rogna e con leishmaniosi non curata, chiesero preoccupati al Comune delle spiegazioni. Spiegazioni che, dopo mesi, non sono ancora arrivate.

 

Ormai sembra evidente come i canili (più o meno ampliati), i rifugi privati (più o meno a norma) o le case e i giardini di chi ci mette il cuore senza nulla in cambio, diventino strumenti fallimentari se non vengono affiancati dal senso civico dei cittadini da un lato e dalle scelte responsabili da parte delle istituzioni dall’altro. A fronte dell’aumento degli abbandoni, infatti, i controlli e le sanzioni sono praticamente inesistenti. Così come pare non ci sia alcuna volontà politica per campagne di informazione e sensibilizzazione contro il randagismo, oppure per incrementare le adozioni o stipulare convenzioni con veterinari privati per favorire le sterilizzazioni dei cani padronali.

Qualche anno fa, con l’ex sindaco Pompeo, era stata stipulata un accordo con i pastori: avrebbero potuto sterilizzare i loro cani da gregge gratuitamente, recandosi in canile. L’assessore “competente” aveva pure suggellato l’intesa con i pastori con un gioviale banchetto di pecora. E sapete quanti pastori vennero a sterilizzare i propri cani? Zero.

L’attuale sindaco Errante, invece, pensava di fare il boom di adozioni locali con un progetto “innovativo”: il Fido Aiuto. Due euro al giorno per ogni cane adottato. Quante adozioni? Zero.

 

 

Egidio Morici per Tp24.it

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