I templi di Selinunte su GEO International

8 aprile 2015 di Egidio Morici

 

GEO MAGAZINE

 

Di seguito un estratto dal reportage sui beni culturali in Italia, realizzato per GEO International Magazines di aprile 2015 dalla giornalista e scrittrice Petra Reski.

Da Venezia a Firenze, da Roma a Gallipoli, fino alla siciliana Selinunte. Preziose bellezze, tra abbandono ed incuria, di una nazione che rischia di perdere la propria identità di Paese d’arte e cultura. A seguire, un breve aggiornamento sulla situazione attuale e una breve replica di Stefania Petix alle lamentele del Sindaco di Castelvetrano in merito allo scorso servizio di Striscia la Notizia.

 

Selinunte, Sicilia:

dove gli asini che trasportano l’immondizia sono l’unica speranza

 

A Selinunte abbiamo la sensazione di essere fuori dal tempo. Enormi pezzi di colonne giacciono dove i giganti li hanno lasciati. Sbocciano i fiori di cardo e le rondini volano sopra di noi. I cani randagi, come iene curve, trotterellano tra l’erba alta dai toni viola..

Ma quando avvistiamo i templi greci, rimaniamo senza fiato. Così maestosi, così imponenti. Le colonne sono state tirate su nel 1958 e messe in sicurezza con cemento e ferro.

In lontananza luccica il mare.

Fa drizzare i capelli agli archeologi e ai protezionisti del patrimonio monumentale il fatto che Selinunte sia uno degli innumerevoli beni culturali a rischio in Italia, trovandosi incluso nella lista rossa dell’associazione di salvaguardia culturale “Italia Nostra”.

 

Il sito archeologico e gli scavi di Selinunte giacciono sul territorio di due comuni: Castelvetrano e Campobello di Mazara. Castelvetrano è famosa non per la sua vicinanza a Selinunte, ma per Matteo Messina Denaro, il boss mafioso più ricercato d’Italia, cresciuto qui ed oggi il numero uno di cosa nostra.

Messina Denaro è latitante dal 1993, l’anno degli attentati di mafia da lui organizzati a Roma, Milano e Firenze. Ai suoi prestanome sono stati sequestrati recentemente 1,3 miliardi di Euro. E il vicino comune di Campobello di Mazara è stato sciolto nel 2012 per infiltrazioni mafiose. Beh si, giusto per dire, en passant.

Il padre di Matteo Messina Denaro era un boss della mafia, conosciuto anche come mandante del furto dell’Efebo di Selinute, una statuetta in bronzo che oggi si trova nel museo di Castelvetrano.

Oggi la mafia non spreca più le proprie energie in cose di poco conto, specializzandosi invece su come far arrivare nella proprie tasche i finanziamenti dell’Unità Europea.

 

L’U.E. ha messo a disposizione 8 milioni di euro per il restauro e l’ammodernamento del sito archeologico. Finora si vede solo un nuovo ingresso che non è ancora completato e già cade a pezzi.

Durante la costruzione di un percorso passeggiata attorno al parco, furono ritrovati in un terrapieno dei rifiuti speciali e materiali edili di risulta. Ma, nell’autunno del 2013 il Tribunale ha assolto le 5 persone che erano state indagate per quel reato.

 

Egidio Morici scrive nel suo blog che quand’era bambino, la visita a Selinunte si chiamava così: “Andiamo a vedere i pezzi – racconta – e giocavamo a nascondino in mezzo alle grandi pietre”.

Morici scrive di mafia e di ambiente, di eternit nelle spiagge, di incendi dolosi e della festa dei fondatori di Google che affittarono il parco per una sera, nell’agosto del 2014, per festeggiare in mezzo ai templi insieme ad un multimiliardario indiano, agli eredi della Fiat ed altri Vip.

Scrive che l’amministrazione del parco archeologico sta valutando di impiegare tre o quattro asini per portar via l’immondizia “accuratamente differenziata”. Asini che non avranno ferri agli zoccoli [per evitare danni alle pietre]. “Se non è progresso questo” dice Egidio Morici.
 
[Petra Reski]

 

Aggiornamento:
 
L’asino della differenziata che, dopo un breve periodo “sperimentale” sarebbe dovuto essere affiancato da tre o quattro “colleghi”, è stato licenziato mesi fa.. Mancano i soldi per il personale, figuriamoci per gli asini. Il “progresso” è stato troncato sul nascere ma almeno, se è stato licenziato un asino, si potrà dire che per una volta avrà vinto la meritocrazia.

Un’idea originale più recente è stata invece quella di piantare il grano di tumminia del tipico pane nero di Castelvetrano: le introvabili spighe che crescono dentro il parco.

Davvero introvabili, stando anche a quanto ci dice Stefania Petix, alla quale abbiamo chiesto cosa pensasse del piccato comunicato stampa del sindaco Errante in relazione al recente servizio di Striscia la Notizia su Selinunte, in cui lamenta l’assenza di un “contraddittorio”:

Nel nostro servizio abbiamo sottolineato non solo che il secondo ingresso non è aperto, ma anche che è superfluo – risponde la Petix – Con la cifra spesa per questo secondo ingresso avreste potuto migliorare i servizi all’interno del Parco, al momento insufficienti. Al punto che pur avendo cercato e chiesto a tutti i custodi, non siamo riusciti a trovare l’antico e introvabile, appunto, grano di tumminia“.​

 

[Egidio Morici]

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