Randagismo a Castelvetrano. Il Comune abbandona i cani in campagna

7 luglio 2015 di Egidio Morici

 

PEPPA E FOSCO

 

Come liberare dai cani la piazza del centro, senza intasare il canile?

Basta abbandonarli in una campagna lontana dalla città.

Così pare abbia deciso il sindaco Felice Errante di Castelvetrano, perché il gruppo di cinque cani non poteva stare ancora lì. Troppe lamentele. Non che fossero aggressivi, ma davano fastidio ad alcuni avventori dei bar.

Due di questi cani sono stati quindi prelevati nella mattina del 25 giugno scorso e non sono mai arrivati in canile. Anche perché in canile c’erano già stati ed il sindaco, dopo la microchippatutra e la sterilizzazione, aveva deciso di rimetterli nel territorio nello stesso punto in cui erano stati catturati, così come prevede la legge. Insomma, il cane di quartiere che, soprattutto in questo caso, viene accudito dai volontari.

Si è detto che gli animalisti vogliono tenere i cani in piazza a tutti i costi. Peccato che non sia affatto vero: “I randagi vanno gestiti secondo il buon senso e le norme“, aveva dichiarato in un’intervista Gabriella Becchina di Animalsicilia sui cani delle piazze, nel gennaio scorso, quando la festa del patrono era ancora lontana e c’era tutto il tempo per affrontare il problema, dialogando con chi si occupa di animali sul territorio e soprattutto senza ignorare le norme più basilari. Ma l’evidente inerzia dell’amministrazione si è spesso nascosta dietro il pregiudizio e la disinformazione, fino ad arrivare a “risolvere” tutto abbandonando gli animali in campagna.

 

Sindaco, assessore al ramo e responsabile del canile, hanno dimostrato di ignorare cosa dice la legge. Non soltanto la legge 15 del 2000 (per carità con tutti i suoi limiti, ma con degli articoli abbastanza chiari), ma anche lo stesso codice penale sul reato di abbandono.

A poco sono valse le ripetute richieste degli animalisti di sapere dove fossero stati “trasferiti” i due animali (di cui uno addirittura sterilizzato a spese delle associazioni, durante il periodo di chiusura del canile comunale, sequestrato perché abusivo). Bocca cucita da parte del responsabile del canile, il dottor Giacomo Triolo, nonostante i volontari gli avessero proposto di occuparsi loro dei cani, fin quando le manifestazioni nelle piazze non si fossero concluse. Ma niente, nessuna risposta.

Questa strana ritrosia ha portato una delegazione di una decina di persone a chiedere spiegazioni al Comune.

Gli animalisti si rivolgono prima al vicesindaco Giuseppe Rizzo, che tra le deleghe assessoriali ha anche quella al canile, e poi al sindaco Felice Errante.

Nessuno però sa dove siano stati portati i cani. In una città normale al sindaco sarebbe bastata una telefonata, ma non qui. Qui le risposte non possono arrivare di venerdì, bisogna aspettare lunedì, anche perché sabato e domenica ci si riposa.

E’ stato anche chiesto al vicesindaco in base a quale normativa fosse stato possibile spostare in un posto sconosciuto a tutti (tranne che al responsabile del canile) dei cani già presi in precedenza e rimessi nel territorio dopo regolare microchippatura e sterilizzazione.

Ma Rizzo è stato sbrigativo: “Non ho il piacere di rispondere a questa domanda”.

Un piacere che non ha ritrovato nemmeno il lunedì successivo, quando però finalmente, a ridosso dell’orario di chiusura del canile, rivela agli animalisti il posto di campagna dove i cani sarebbero stati lasciati: “Un luogo sicuro, alla fine della contrada Rocchetta, in un vecchio baglio con acqua e cibo.” Ma gli animalisti non si fidano, perché già una volta avevano ricevuto delle indicazioni da parte di un consigliere, che però si erano rivelate errate. E scelgono di recarsi nella struttura di via Errante Vecchia, decisi a rimanere lì fin quando il responsabile non avesse riportato indietro i cani.

 

Intervengono perfino Polizia e Carabinieri che, ancor prima di cercare di capire quanto stesse succedendo,vengono interrotti dall’assessore Rizzo, precipitatosi anche lui nel “suo” canile: “Il canile è chiuso! Loro non sono dei dipendenti comunali e qui non possono stare. E’ un’occupazione abusiva di un luogo pubblico, passibile di denuncia!”.

La Polizia però vuol capirne di più e ascolta la versione dei fatti sia degli animalisti che del responsabile.

Ed è proprio davanti alle forze dell’ordine che Triolo dice di essersi attenuto alla volontà dei suoi superiori dell’amministrazione comunale: “Ho preso i cani e invece di trasferirli in un posto vicino, rischiando l’indomani di ritrovarmeli nuovamente nel sistema delle piazze, li ho portati più lontano, fuori da Castelvetrano”. E, dice lui, avrebbe messo loro anche acqua e cibo. Ma questo racconto è relativo al primo giorno nella “nuova residenza”. E da allora sono passati quattro giorni.

Alla fine la Polizia suggerisce al Triolo di accompagnare gli animalisti nel punto dove ha lasciato i cani. L’eventuale illegalità dell’occupazione del canile viene così scongiurata, l’assessore si rasserena e le forze dell’ordine concludono con successo il loro intervento.

I volontari, insieme al responsabile, all’assessore e ai Vigili Urbani, si spostano quindi in contrada Rocchetta, distante più di dieci chilometri dalla città. Al punto indicato ci sono due secchi con croccantini freschi e acqua pulita, ma dei cani nessuna traccia.

Dopo varie ricerche e dopo che i vigili, il responsabile e l’assessore sono andati via per prevedibili impegni istituzionali, spunta uno dei due cani, sperduto e disorientato in mezzo alla vicina strada provinciale, mentre evita goffamente le auto di passaggio.

“Un luogo sicuro”, non c’è che dire, con un’intera strada provinciale dove poter sgambettare.

Nessuna traccia invece dell’altro cane, un meticcio di maremmano, ancora introvabile.

 

Adesso il Comune rischia grosso, visto che gli avvocati dell’Enpa nazionale stanno valutando la possibilità di una denuncia penale per abbandono. E intanto hanno chiesto all’amministrazione di Castelvetrano di indicare per iscritto “le ragioni che hanno reso necessario lo spostamento”, specificando le “motivazioni sottese al parere della Commissione di Vigilanza o altri organi all’uopo predisposti nel processo valutativo e decisionale nella fattispecie in esame”.

A prescindere però dalle eventuali responsabilità penali non può che saltare all’occhio un comportamento certamente inopportuno proprio da parte di chi, istituzionalmente, condanna l’abbandono degli animali.

In tanti si erano chiesti se questa scelta fosse stata un’iniziativa personale del responsabile del canile, ma il dottor Triolo è stato un mero esecutore del mandato del sindaco Errante, che in un comunicato stampa ammette candidamente di aver adottato un provvedimento di “trasferimento di due cani dal Sistema delle Piazze, ad un sito in aperta campagna”.

Un sindaco in difficoltà, che ha cercato di focalizzare il contenuto del suo comunicato sull’opportunità di togliere gli animali dalla piazza, senza però spiegare di averlo fatto in modo scriteriato e lasciando intendere che gli animalisti avrebbero invece voluto i cani in piazza ad ogni costo. Cosa lontana anni luce dalla realtà, utile soltanto a sviare l’attenzione dei cittadini disinformati rispetto alle responsabilità dell’amministrazione comunale.

Ma Errante tiene a precisare di essere “abituato ad ascoltare le problematiche di tutti ed a cercare di venire incontro alle esigenze di quanti più cittadini possibile”.

 

Certo, di lamentele sulla presenza di cani randagi gliene sono arrivate parecchie, da un bel po’ di quartieri più o meno periferici e dalle borgate. Avrà deciso di ascoltare intanto le problematiche dei cittadini che frequentano il centro, “risolvendo” tutto con l’abbandono degli animali in aperta campagna. Nessuna agevolazione per la sterilizzazione dei cani padronali, nessuna adeguata campagna d’informazione istituzionale, pochissimi controlli e sanzioni quasi nulle, hanno contribuito ad arrivare all’attuale emergenza non più sostenibile. Ci si è sempre appoggiati al cuore degli animalisti che hanno tolto, per amore dei cani, molte castagne dal fuoco ad un’amministrazione che ha dimostrato di agire con una superficialità e un’allergia al dialogo davvero preoccupante. Ovviamente, far ricadere le colpe di tutto sugli animalisti è stato comodo. Ma non poteva funzionare a lungo.

 
Egidio Morici per Tp24.it

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Commenti

  1. Francesca scrive:

    Dal punto di vista della tutela degli animali, le isole italiane sono sempre state le più arretrate e non si sono nemmeno sforzate nè di adeguarsi alle leggi europee tantomeno di applicare quel minimo di buon senso verso un essere vivente. Castelvetrano e Selinunte poi, a differenza di altre città che almeno hanno iniziato a discuterne, sono fuori dal mondo per servizi al cittadino, ai turisti, attività per famiglie e riguardo gli animali, il livello di randagismo è vergognoso lasciando senza tutela il randagio quanto il cane adottato

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