Selinunte, una Riserva (in)Naturale

2 luglio 2015 di Egidio Morici

 

Riserva (dis)Orientata del Belice, Selinunte. Buona passeggiata!

 

Di Enrico Saravalle
 
 
Puntuale, come l’estate, arriva la delusione e, insieme a lei, l’arrabbiatura.

Frequento Selinunte da molti anni e, ovviamente, sono affezionato a questa terra. Ma, mi spiace doverlo constatare, anno dopo anno i problemi rimangono senza soluzione. Anzi, se possibile, diventano sempre più gravi. Un esempio? Le mie camminate mi portano spesso verso la cosiddetta spiaggia della Pineta, che raggiungo scendendo dalla parte dell’ex Oasi di Selinunte, oggi Club Marmara. A proposito, non si potrebbe sistemare una volta per tutte lo spiazzo utilizzato da decine di automobili come parcheggio? Della distesa di alberi, del fitto sottobosco di cespugli e macchia mediterranea (che ricordo come una delle bellezze di questo luogo) è rimasto ben poco, ma i botanici mi potranno spiegare che è tutta colpa dell’aerosol di aria e acqua salmastre che “brucia” le piante. Quello che forse gli studiosi di vegetali e habitat non mi potranno spiegare è il motivo dello stato in cui versa la Riserva. Riserva Orientata o Disorientata?, verrebbe da chiedersi. Naturale o Innaturale? Il luogo dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) essere protetto per la sua peculiarità di zona umida e dunale, per la presenza di flora e fauna particolari, per la sua straordinaria bellezza.
 
Protezione assicurata dallo status di Riserva, pensa l’ingenuo turista frequentatore di questo luogo… e invece no: la protezione esiste solo sulla carta e il visitatore si trova davanti ad una realtà di abbandono, con le passerelle in legno (costruite perché il visitatore non andasse a disturbare il fragile equilibrio delle dune e la privacy dei suoi abitanti ) ridotte a poco più di macerie (l’unica sopravvissuta è quella curata – do ut des? – dai gestori degli alberghi costruiti nella Valle del Belice), con il sottobosco imbrattato da immondizia, resti di pic nic, bottiglie, lattine, carta straccia, con rami secchi, mucchi di foglie, alberi caduti o pericolanti, con una Casa dei Finanzieri che potrebbe essere utilizzata come centro di Informazioni della Riserva e che invece anno dopo anno è sempre più fatiscente e cadente. Panorama poco edificante, il mio, poco Naturale, poco Orientato, quello di questa Riserva.
 
Che infatti non viene raccontata ai turisti che, sempre di più mordi&fuggi, danno un’occhiata ai templi e se ne vanno. (aneddoto di ieri, 30 giugno, alla biglietteria del Parco Archeologico, due visitatori hanno chiesto cosa ci fosse da vedere a Selinunte perché loro avevano a disposizione solo un paio d’ore). Qualcuno potrebbe obiettare che non è compito degli addetti alla vendita di biglietti del Parco illustrare le “altre” bellezze di Selinunte: ma si veda cosa succede negli altri Paesi dove tutto fa rete, dove tutto è sinergico, dove il turismo consente un tenore di vita decente agli abitanti delle varie località e non li costringe ad andarsene per trovare un lavoro. Concludo, domandandomi ancora una volta chi sia il responsabile della Riserva, chè se una Riserva esiste ci dovrà pur essere un Direttore. L’anno scorso era Roberto Fiorentino (lo è ancora?) che faceva notare come l’ingresso alla Riserva fosse gratuito, da cui si deduceva che non pagando nulla, il turista non doveva pretendere nulla. A lui, l’anno scorso, ponevo alcune domande, rimaste, ovviamente senza risposta. A lui (o al suo successore) le ripropongo quest’anno:
a. quanti sono i lavoratori negli organici della Riserva?
b. quanti di loro sono in servizio attivo?
c. quali sono le loro mansioni?
d. a chi bisogna rivolgersi per segnalare abusi, disservizi, manchevolezze?
 
Enrico Saravalle, giornalista free lance
 

Riserva (dis)Orientata del Belice, Selinunte.Le dejeuner sur l'herbe!

 

Riserva (dis)Orientata del Belice, Selinunte. Sentiero Est benvenuti!

 
Riserva (dis)Orientata del Belice, Selinunte. Natura morta

 
Riserva (dis)Orientata del Belice, Selinunte. Il verde è tuo. Fanne quello che vuoi!

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Commenti

  1. Piero Vasike scrive:

    Purtroppo Selinunte é considerato semplicemente come il posto dove il castelvetranese ha la casa di villeggiatura e quindi i turisti sono degli intrusi.
    Se c’é spazzatura nella riserva, non importa…
    Perché “tanto fra di noi…”
    E quindi a chi lavora col turismo capita che la faccia diventi rossa a chiazze, quando vede certe cose, ma agli altri cosa frega?
    Niente.
    Ad ognuno il proprio “filaro”…
    E poi capita anche che un cliente della struttura in cui lo stai ospitando ti dica:
    “Sono andato al punto informazioni per chiedere quali siano i collegamenti con l’aeroporto di Trapani e mi hanno detto che non lo sapevano con certezza…”

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