Clientele e sprechi. Ecco il sistema rifiuti nel Belice

24 settembre 2015 di Egidio Morici

 
Cassonetto bruciato

 

Malaffare, clientelismo, corruzione e spreco di denaro pubblico sono stati gli ingredienti principali di una gestione dei rifiuti già definita dall’ultimo commissario Sonia Alfano: “Il manuale della perfetta organizzazione a delinquere”.

Appalti, incarichi e assunzioni sono stati la principale merce di scambio all’interno di una società fondata sulla deresponsabilizzazione dei sindaci.

Una Spa in cui le colpe sono sempre rimbalzate dai soci agli amministratori, con profondi disservizi che, nel corso di più di 10 anni, hanno fiaccato le già deboli pretese dei cittadini per una raccolta dei rifiuti degna di un paese civile.

Da un bel po’ di tempo, la gente si è quasi assuefatta ai sacchetti della spazzatura abbandonati ai bordi delle strade, ai cassonetti senza coperchio, a quelli squarciati e messi sottosopra per evitare che la gente li riempia lo stesso, a quelli liquefatti perché dati alle fiamme, ai cumuli davanti le vecchie case disabitate del centro (effetti collaterali della sperimentale raccolta differenziata porta a porta), alle micro discariche nelle periferie, all’orrore di tonnellate di amianto nelle campagne. Le responsabilità si mischiano e si confondono. La Belice Ambiente dovrebbe svuotare i cassonetti, altri dovrebbero occuparsi dello spazzamento, altri ancora delle bonifiche, in un intreccio di “competenze” che scoraggia quei pochi che non hanno ancora rinunciato a pretendere di vivere in un paese normale.

 

E le risposte sono sempre le stesse: emergenza, poche risorse, elevata evasione.

Secondo Felice Errante, sindaco di Castelvetrano, l’evasione è del 50%. Vuol dire che la metà dei cittadini non paga la bolletta della spazzatura. Una parte, secondo Errante, non ha i soldi per pagare e gli altri farebbero “i furbetti”.

A Udine, l’evasione “decollata” negli ultimi anni dal 3 all’8% è diventata un caso, ma qui siamo in Sicilia, dove tutto è fisiologico. E a Castelvetrano sembra quasi normale che ad un servizio mai stato all’altezza, con una storia di bollette pazze, di emergenze ambientali e di aumenti sconsiderati, possa corrispondere un’evasione del 50%. Se da un lato il cittadino fa fatica a pagare un servizio da sempre inadeguato, dall’altro la Belice Ambiente fa fatica a lavorare bene senza soldi.

Ma la Belice Ambiente non ha mai dato il buon esempio, sin dalla sua costituzione. Nata nel 2003, dopo appena un anno è riuscita ad andare in rosso di quasi 700 mila euro, senza raccogliere un solo sacchetto di spazzatura, ma spendendo in un solo anno 93 mila euro di consulenze esterne, viaggi e spese di rappresentanza.
La “squadra” era composta da 7 (sette!) amministratori (nessuno dei quali aveva quella “comprovata esperienza manageriale nel settore dei rifiuti” prevista dallo statuto), 3 revisori contabili ed un solo dipendente.

Non ci avrebbe scommesso nessuno, eppure di strada ne ha fatta. Al punto che i 700 mila euro dei primi mesi, nel 2008 sono diventati 20 milioni di euro. Poi, il servizio pessimo e le tariffe esorbitanti hanno aperto le porte al “successo” televisivo dove, dell’inconcludente carrozzone clientelare, si è occupata perfino la celebre trasmissione “Mi manda Rai Tre”.

 

Insomma, sono soddisfazioni che motivano a fare sempre di più. Infatti, tra tariffe determinate creativamente, ricorsi a raffica degli utenti (quasi tutti vinti) e comitati di controllo fatti dagli stessi controllati, l’azienda oggi raggiunge la rispettabile cifra di 60 milioni di debito.

Un contributo non indifferente al debito complessivo di tutti gli ATO siciliani che si attesta intorno almiliardo e trecento milioni di euro.

Oggi, un commissario poco ubbidiente al sistema, come l’ex europarlamentare Sonia Alfano, ha fatto un bel po’ di denunce alla Procura della Repubblica di Trapani, mettendosi di traverso alle logiche e alle prassi consolidate. E siccome il sistema è un mostro tentacolare, abbrutito da dieci anni di malefatte, si è pure tentato di farla passare come la causa della carenza nella raccolta dei rifiuti e dei mancati stipendi per gli operatori. Come se l’emergenza fosse stata causata dalla Alfano.

Dimenticando che in Sicilia l’emergenza è per sempre e da sempre.

 

Basta sfogliare i giornali degli anni passati per rendersene conto. Per esempio un quotidiano delsettembre 2010 titolava: “Emergenza rifiuti in undici città, scatta la protesta di alcuni sindaci”.

Già, perché in mancanza dei cittadini, ormai fiaccati dal degrado, paradossalmente protestavano i sindaci, soci della stessa società. E le “emergenze” erano sempre le stesse: l’uso della discarica e i problemi di liquidità: per scongiurare l’invasione dell’immondizia, aspettavano i 18 milioni di euro promessi dalla Regione Siciliana. All’epoca il sindaco Nicola Cristaldi, eletto al primo mandato da circa un anno, non era così aggressivo con l’amministratore Lisma. Invitava i cittadini a pazientare e dichiarava che “purtroppo la Belice Ambiente che abbiamo ereditato presenta falle da tutte le parti, e giornalmente dobbiamo far fronte alle emergenze che si presentano”. La pensava diversamente invece il sindaco di Campobello di Mazara, Ciro Caravà, oggi condannato in appello a 9 anni per concorso in associazione mafiosa. Infatti, nonostante avesse sostenuto il cambio di amministratore (da Francesco Truglio a Nicola Lisma), “con il preciso intento di migliorare la gestione e la qualità del servizio nel territorio, le serie difficoltà non possono essere imputabili sempre alla vecchia gestione”.

Prima di Cristaldi, fino al 2009 il sindaco di Mazara del Vallo era Giorgio Macaddino e l’amministratore era Francesco Truglio. Con le nuove elezioni era spuntata la “coppia Cristaldi-Lisma”.

Trame politiche che non hanno risolto granché. Perché evidentemente le logiche hanno continuato ad essere sempre le stesse.

 

Oggi la Belice Ambiente si presenta come un buco nero, funestato da incendi, attentati e danneggiamenti. Qualche esempio?

L’incendio ad una delle due isole ecologiche di Castelvetrano nell’agosto del 2010. Le manomissioni e i danneggiamenti ai danni degli auto compattatori a Campobello di Mazara nell’ottobre successivo. A dicembre invece, il furto di computer e sistema di controllo dell’impianto di compostaggio del polo tecnologico di contrada Airone a Castelvetrano e gruppo elettrogeno nell’isola ecologica di Campobello di Mazara. Nel gennaio del 2011, sempre al polo tecnologico, rubano cavi di rame e 150 litri di gasolio dai mezzi, mentre nell’isola ecologica di Gibellina danneggiano il contatore dell’Enel. Nel giugno successivo, incendiano la discarica di Contrada Campana Misiddi di Campobello. Nel gennaio del 2013, dai mezzi parcheggiati a Campobello, stavolta rubano 250 litri di carburante e ad agosto altri 300 a Castelvetrano.

Fino ad arrivare ai nostri giorni, quando nel maggio del 2015 danneggiano la fiancata di un’auto di uno dei più stretti collaboratori di Sonia Alfano, incidendogli con un chiodo una croce e una bara.

L’ultimo, al momento, riguarda il 6 settembre scorso: un incendio nella discarica di Campobello, che ha coinvolto 10 mila metri quadri di rifiuti nella vasca in uso alla Belice Ambiente e distrutto una ventina di pozzi per il biogas della prima vasca.

 

Ma gli ATO (Ambiti Territoriali Ottimali) non ci saranno più. Saranno sostituiti dagli ARO (Ambiti di Raccolta Ottimali). In Sicilia tutto viene immaginato al top. Alla base di ogni servizio c’è sempre l’optimum. E, come sottolinea Aurelio Angelini, professore di Sociologia dell’Ambiente ed Ecologia all’università di Palermo, “i comuni dovranno assumere attraverso gli ARO il doppio del personale necessario (in Sicilia i dipendenti sono dodicimila, appunto il doppio di quelli che servirebbero), ripianare la situazione debitoria pro-quota, contribuire ai servizi delle SRR (Società di Regolamentazione Rifiuti) e ai costi dei Piani di Raccolta. Nella migliore delle ipotesi – aggiunge il professor Angelini – i costi per i cittadini verranno raddoppiati”.

Ed immaginiamo che, nella peggiore delle ipotesi, all’aumento dei costi potrebbe non corrispondere il servizio promesso.

E’ una sfida. Ed era una sfida anche nei primi anni del 2000, quando la Belice Ambiente aveva 100 mila euro di capitale sociale e nessun automezzo. Per vincerla, comprarono o affittarono i mezzi da chi già gestiva i rifiuti per conto dei comuni. Per esempio, a Castelvetrano c’era la società “Ecolsicula”, poi “Spallino Servizi”, sequestrata nel 2012, quando gli inquirenti scoprirono che parte dei proventi dell’azienda finiva alla moglie di Antonino Nastasi, mafioso della famiglia di Castelvetrano, condannato all’ergastolo in via definitiva anche per alcuni omicidi, nel maxi processo “Omega”.

A Campobello di Mazara c’era invece Epifanio Napoli. E’ anche da lui che la Belice Ambiente ha affittato gli auto compattatori. Napoli era già stato arrestato per riciclaggio nel 2001, quando sequestrarono il parco acquatico “Acquasplash” intestato alla moglie e l’albergo “Ramuxara” a Tre Fontane. Poi riarrestato nel 2009, coinvolto in un’indagine su appalti truccati nel lodigiano.

Ma niente paura. I sindaci assicurano che tra non molto le cose cambieranno. I rifiuti (per l’ennesima volta) saranno trasformati in risorsa, i dipendenti riceveranno puntualmente lo stipendio in modo da ricambiare il “favore” nelle occasioni elettorali e il degrado sarà solo un brutto ricordo.

 
Egidio Morici per Tp24.it

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