Castelvetrano. Le alghe dispettose e i “trucchi” del Comune

31 ottobre 2015 di Egidio Morici

 

Tritaposidonia

 

L’alga (o meglio, la Posidonia) è dispettosa: arriva in spiaggia quando nessuno l’aspetta. E quando invece ce n’è bisogno non se ne vede nemmeno l’ombra.

Certo, il litorale pieno di alghe non piace a nessuno, ma stavolta ne servirebbe una grossa quantità per portare a termine la sperimentazione del progetto Medcot.

Un progetto di cooperazione tra l’Italia e la Tunisia, di cui il Comune di Castelvetrano è capofila.

Servirebbe a trasformare la posidonia spiaggiata in compost per l’agricoltura, attraverso un macchinario sulla spiaggia dello Scalo di Bruca di Marinella di Selinunte.

“Medcot” sta per “Méthodologies Durables pour la Réhabilitation et la Valorisation du Littoral Côtier”.

Una bella responsabilità, dal momento che le varie amministrazioni della città hanno da sempre avuto qualche piccolo problema col concetto di “durable”, almeno per quanto riguarda le strisce pedonali, le panchine, i giochi per bambini, l’asfalto stradale…

 

Ma questa è una cosa seria, sebbene ancora sperimentale. Un cosa seria che ha i suoi costi.

L’affitto del macchinario, 24.763,56 euro; il relativo servizio di gestione e funzionamento, 6.100 euro; il suolo pubblico da pagare al Demanio Marittimo, circa 2000 euro (609 euro al mese).

Il macchinario, racchiuso dentro un grosso container, è stato allocato nella spiaggetta dello Scalo di Bruca a pochi metri dal porticciolo, a fine luglio e, più che trasformare le alghe in compost, ha la funzione di lavarle togliendo sabbia e sale.

Però il tempo stringe e le alghe non arrivano.

L’ansia sale, perché nonostante ci sia già stata una proroga, la sperimentazione deve essere ultimata entro il 31 dell’anno e nei prossimi giorni è previsto un workshop a Castelvetrano in cui presentare i risultati ottenuti. Risultati che andrebbero presentati anche alla Fiera Eco Ambiente di Rimini, per i primi di novembre.

Ecco allora l’idea: utilizzare le alghe non spiaggiate, quelle tirate fuori dall’inquinatissimo porto, farcite di idrocarburi e batteri fecali. Già, perché nel porticciolo turistico, oltre ai pescherecci a motore, c’è il cosiddetto sfioratore di piena delle vasche di raccolta fognaria: quando le elettropompe che spingono al depuratore non funzionano bene, i liquami in eccesso vanno a finire proprio dentro al porto.

Queste alghe da dragaggio erano state estratte dai fondali in passato, con dei mezzi meccanici e accumulate nella spiaggia attigua (dove adesso è stato posizionato il macchinario). La convinzione era che nel tempo si sarebbero mischiate alle alghe fresche portate dalle correnti di libeccio, per poi sparire tutte insieme con le correnti di scirocco.

 

Ma anche lo scirocco è dispettoso, perché si portava via le alghe spiaggiate, lasciando lì il cumulo inquinato proveniente dal porto. I più romantici (ma silenti) ambientalisti avranno pensato che il mare si sia rifiutato di riprendersi quelle alghe arricchite degli inquinanti del porto. E’ probabile invece che il cumulo, a causa dei cingolati che gli passavano sopra, sia diventato così compatto da formare una specie di isolotto che le correnti non hanno potuto portarsi via.

La tentazione di infilarci dentro le alghe di quel cumulo è troppo ghiotta e pian piano l’isolotto viene smembrato e, dopo essere passato per il macchinario, finisce nei sacchi. Ma forse la quantità non è sufficiente per l’intera sperimentazione.

Ecco allora l’altra idea: portare anche le alghe di via Manganelli. Si dirà: sarà una via che dà sul mare, dove c’è tanta posidonia spiaggiata. Invece no. La via Manganelli è nella periferia di Castelvetrano, a più di 12 chilometri da Marinella di Selinunte. Una strada senza uscita intestata all’ex capo della Polizia Antonio Manganelli e mai realizzata completamente. Ed è lì che nel luglio del 2014, il Comune aveva portato tonnellate di alghe. Anche queste tirate fuori dal porto.

 

Una discarica? Non sulla carta. Paradossalmente, nell’ordinanza del sindaco si leggeva chiaramente che i cumuli, alla fine della stagione estiva, sarebbero stati ricollocati nel posto originario. Non di nuovo dentro le acque del porto, ma sulla spiaggia. Tutto questo perché bisognava sostenere ad ogni costo che non si trattava di alghe inquinanti e che quindi potevano essere rimesse in spiaggia per evitare l’erosione delle coste. Costo? 57.000 euro, non comprensivo del ritorno a Marinella. Ecco perché, un paio di settimane fa, il capo dell’ufficio tecnico firma un provvedimento in cui si autorizza mediante cottimo fiduciario, una ditta di Santa Ninfa per il trasporto delle alghe presso il macchinario. Costo? Secondo quantità (e viaggi) fino a 7.320 euro.

Operativamente, fatti i conti, per il progetto Medcot si sono già spesi circa 40.000 euro.

Soldi che, come tiene a precisare lo stesso coordinamento del progetto, fanno parte di finanziamenti europei. Per cui, tranquilli, nessuna spesa graverà sulle casse comunali. Come se i cittadini castelvetranesi non fossero anche cittadini europei.

Alla fine, incredibilmente, la protagonista della sperimentazione Medcot non è la posidonia spiaggiata, secondo la natura del progetto. E il termine “foglie di posidonia” è lontano un miglio dalle alghe buttate in via Manganelli dove, oltre agli idrocarburi e ai batteri fecali tipici del posto da dove sono state tirate fuori, si aggiungono bottiglie, flaconi, pezzi di corda, grosse pietre ed altro.

Negli ammassi, dove a pochi centimetri qualcuno ha bruciato altri rifiuti ed abbandonato residui edili, è perfino cresciuta l’erbaccia. Cespugli alti anche più di un metro. Miracolo pre-compost.

 
Egidio Morici per Tp24.it

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