Castelvetrano. La lotta al randagismo non va bene. E i cani vengono uccisi a fucilate

29 novembre 2015 di Egidio Morici

 

Peppa bianca accalappiata

 

Colpi di fucile in pieno giorno. A Castelvetrano, pochi giorni fa, qualcuno ha ucciso tre cani randagi. Uno con un buco nella pancia, l’altro nella schiena e il terzo nell’occhio. Colpi sparati da vicino. Nessuno ha visto niente.
L’assenza di un piano articolato di lotta al randagismo da parte delle istituzioni non aiuta. Così come non può essere d’aiuto quanto si legge sul  Giornale di Sicilia: “…un branco che ha finito per provocare la reazione di qualcuno che, forse per paura, ha deciso in modo cruento di uccidere…”.  Come se fosse normale che nel pieno di una zona abitata un tizio, per paura, reagisse imbracciando un fucile e aprendo il fuoco.
Una barbarie che purtroppo non è affatto senza precedenti. Anche nel 2012 un cane di quartiere, era stato ucciso con una fucilata. Anche lui in pieno giorno. E anche lì, nessuno ha visto niente.
Ma nel corso degli ultimi anni la città ha visto decine di cani avvelenati, impiccati agli alberi e perfino cuccioli bruciati vivi.
 
Asp ed amministrazione comunale non hanno certo dato grosse prove di sensibilità, facendo sì che le richieste scritte di protocolli d’emergenza per cani feriti o in difficoltà rimanessero, da due anni, ancora lettera morta. Richieste avanzate da tutte le associazioni animaliste e da tutti i veterinari del territorio.
E non hanno dato nemmeno grosse prove di competenza, se si pensa alle risposte alle aggressioni che si sono verificate nelle ultime settimane, con accalappiamenti quasi alla cieca. Dovevano infatti catturare i cani aggressivi, stranamente comparsi dal nulla da un po’ di tempo a questa parte, che avevano modificato l’indole di cani sostanzialmente mansueti. Il risultato è stato l’accalappiamento di un solo cane mordace insieme ad altri cinque docilissimi, tre dei quali erano già stati sterilizzati, microchippati e rimessi nel territorio da tempo (tra cui un cane che il Comune aveva abbandonato in campagna la scorsa estate per toglierlo dalle piazze del centro).
Un po’ come il cane mordace di piazza Archimede di qualche mese fa. Sarebbe bastato catturare solo lui. Invece no. Insieme a lui sono stati prelevati altri due cani docili, di cui uno di piccola taglia. L’indomani mattina, la scena che si è presentata al veterinario della struttura era di quelle da incubo. I cani, finiti la sera prima nello stesso box, erano diventati due: il terzo era stato sbranato.
 
Errori dello stesso responsabile amministrativo del canile (Giacomo Triolo) che si occupa degli accalappiamenti, della sistemazione nei box, della reperibilità per le emergenze.
E a fronte delle adozioni curate dagli animalisti, il Comune “vanta” i suoi progetti contro il randagismo: dalla sterilizzazione gratuita per i cani da gregge, ai tempi dell’ex sindaco Pompeo, al “Fido Aiuto” di Errante, in cui si prevedeva l’adozione degli animali ai cittadini meno abbienti, cui dare 2 euro giornalieri a cane per un massimo di 5 unità.
Peccato che nessun cane da gregge sia arrivato mai in canile per la sterilizzazione, nonostante la grande mangiata di pecora dei pastori con l’allora assessore Felice Scaglione, a festeggiare il prezioso provvedimento.
Le adozioni del “Fido Aiuto”, invece? Nessuna. Un cavallo di battaglia targato Errante, partito nel 2013 e scambiato dall’assessore “competente” di allora (Francesco Lombardo) col nome del furgoncino del canile: c’era un grosso adesivo nella fiancata, con la scritta “Amico Fido”.
 
L’unico obiettivo sembra essere stato quello di togliere dalla città i randagi, ammassandoli a costi ridotti presso strutture improvvisate gestite da associazioni locali. Si è dunque giocato con una provvisorietà che, come spesso accade, diventa definitiva. Il tutto, sembra, senza alcun controllo, né da parte del Comune, né da parte dell’Asp. Senza registri di carico e scarico, senza elenchi di microchip, senza registrazione dei decessi e soprattutto senza comunicazioni sullo stato effettivo di salute degli animali.
Da qui, i sequestri dei carabinieri del Nas per maltrattamento a causa delle carenze di cure per quanto riguarda l’associazione Laica e il trasferimento di 150 cani in una struttura a norma.
 
Intanto l’attuale assessore al ramo, Enzo Chiofalo, promette a breve la conclusione dei lavori d’ampliamento del canile, al quale verrebbero aggiunti un centinaio di posti. Ma i randagi per strada potrebbero essere 700, considerando anche le borgate. Mentre controlli e sanzioni sull’obbligo del microchip sono ancora lontani dall’essere applicati in modo massiccio e sistematico, limitandosi soltanto a casi particolari.

Tutto diventa un labirinto. E pure il soccorso all’animale ferito, spesso si trasforma in un gioco dell’oca, fatto di rimpalli e di numeri che squillano a vuoto.
E l’atmosfera di impunità porta chi abbandona i cani a non avere molti scrupoli. Un mese fa, per esempio, è stata trovata una cagnolina pelle e ossa, con una zampa penzoloni, abbandonata in contrada Fontanelle/Marcite.
Aveva il microchip. Il canile ha chiamato il proprietario. Era un cacciatore che sosteneva di averla persa un paio di giorni prima.
E’ stato denunciato per maltrattamento dall’Enpa di Castelvetrano. All’animale, che è stato sequestrato ed è in cura presso i volontari dell’associazione, bisognerà quasi sicuramente amputare una zampa.
Oggi più che mai, tutti si aspettano un argine di civiltà. Non soltanto gli animalisti.

 

Egidio Morici per Tp24.it

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