Rifiuti, Ato Belice. Le proteste e l’ombra del dissesto finanziario per 11 comuni

21 novembre 2015 di Egidio Morici

 

rifiuti

 
Cassonetti pieni e stipendi non pagati. E’ l’agonia della Belice Ambiente, con i comuni di maggioranza dell’ambito territoriale che non pagano ciò che spetterebbe alla società, per paura di pignoramenti.

Si tratta di pignoramenti di dipendenti e fornitori, ma l’impedimento a liquidare le fatture della Belice Ambiente sarebbe un falso problema, almeno secondo il commissario Sonia Alfano e secondo i sindacati, secondo i quali i comuni potrebbero pagare comunque.

Esistono conti della società liberi da pignoramenti – afferma Sonia Alfano, commissario straordinario della Belice Ambiente – dove sarebbe possibile effettuare i bonifici”.

Anche se la cosa non sempre funziona.

Avevo aperto un conto corrente libero per fare arrivare più soldi possibili ai dipendenti. Posso dire che il sindaco di Mazara non ha proprio approfittato dell’occasione, in modo che venissero pagati gli stipendi, visto che ha scritto al direttore e il direttore ha chiuso il conto. Quindi – aggiunge la Alfano – se i comuni non pagano, non c’è storia. Non posso più fare nulla. L’unica cosa che farò è tentare di accelerare per quanto potrò il percorso della SRR.”

Intanto da un po’ i sindaci hanno deciso per il sistema dei centri di costo. Se Mazara o Castelvetrano non pagano, ad essere penalizzati sono soltanto gli operatori che svolgono il loro servizio a Mazara o a Castelvetrano.

 

Le proteste però cominciano ad accendersi. Spontanee, senza la regia dei sindacati, dettate dalla disperazione di uno stipendio che manca da 4 mesi.

A Castelvetrano, nei giorni scorsi hanno protestato le mogli dei dipendenti. Mentre a Mazara gli operatori ecologici, martedì scorso, hanno bloccato vari punti della città, chiudere le vie con cassonetti messi di traverso. Spostandosi da un luogo all’altro, la protesta è durata per l’intera giornata, vedendo l’intervento dei celerini con caschi e manganelli. Una tensione altissima ha rischiato di minare l’ordine pubblico, che però è stato magistralmente mantenuto dalla professionalità del dottor Antonio Squillaci, dirigente del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Mazara del Vallo.

A questo si aggiunge un’altra difficoltà: Non si potrà più scaricare nella discarica di Campobello di Mazara, ormai esausta, ma in quella di Trapani. Questo passaggio ha provocato un fermo di almeno una giornata nella raccolta dei rifiuti, che ha reso le cose molto più complicate.

 

Ma quanto deve il comune di Mazara del Vallo alla Belice Ambiente?

Circa 6 milioni di euro – risponde Donato Giglio, sindacalista Mazarese del Diccap – Si tratta di debiti pregressi. Una quota viene però contestata perché attraverso il servizio sostitutivo il Comune, con un’ordinanza contingibile ed urgente (il cosiddetto articolo 191) in certi casi ha provveduto autonomamente alla raccolta dei rifiuti. Il problema è che questo servizio ha avuto costi di gran lunga superiori a quelli della Belice Ambiente. Costi che il sindaco di Mazara del Vallo pretende di detrarre dal debito.

Per quanto riguarda il pagamento degli stipendi in via diretta da parte del Comune, Cristaldi è perfettamente consapevole che non si può fare. E in modo provocatorio dice: la società mi autorizza a pagare io direttamente i dipendenti e io pago. Ma sa bene che non potrà mai essere autorizzato.

Ad ogni modo, tra i debiti rientrano anche quelle somme seguite da un avvocato che, da consigliere comunale di maggioranza, puntualmente va a fare i pignoramenti appena sa che il comune di Mazara paga. Personalmente, non mi sembra una cosa molto corretta

La volontà dei comuni sembra essere chiara e punta al fallimento della Belice Ambiente. Forse nell’assunto che possa così essere cancellato il debito complessivo di quasi sessanta milioni di euro.

Il ripianamento di questo debito comporterebbe il dissesto finanziario di tutti gli undici comuni che fanno parte dell’Ato Belice. Ato è l’acronimo che sta per Ambito Territoriale Ottimale. Che di ottimale, per la verità, ha sempre avuto molto poco. Già dalla nascita, chiunque avrebbe capito che con un capitale sociale di 100 mila euro a fronte di 20 mila euro di costi giornalieri, non si sarebbe certo andati molto lontano. Ed infatti in circa 10 anni si è accumulato un debito spaventoso.

Se fosse stata un’azienda privata, i soci sarebbero insorti già dopo una settimana, ma quando la società è una partecipata le cose vanno sempre in modo diverso: nessuno sa niente e le colpe rimbalzano da un amministratore all’altro.

 

Ma questi quasi sessanta milioni di euro di debito chi li avanza? In gran parte fornitori. Ma dietro di loro dovrebbero esserci altre persone che a loro volta non percepiscono lo stipendio. Siamo sicuri che alla fine non ci sarà da scegliere, in una guerra di poveri, chi potrà fare la spesa e chi no?
Le SRR farebbero nascere gli ARO (Ambito di Raccolta Ottimale) che non si porterebbero dietro i debiti della Belice Ambiente, ma soltanto i dipendenti (ognuno per la propria quota) perché sarebbero società nuove che ripartirebbero da zero.

Ma perché tardano a nascere?

Il ritardato passaggio alla SRR non è causato dal mancato ripianamento della situazione debitoria, o da responsabilità del commissario Alfano – Dice Donato Giglio – È la Regione Siciliana che deve permettere questa trasformazione, ratificando i vari piani di intervento per far partire le SRR e far nascere gli ARO.”

In uno degli ultimi incontri col Prefetto di Trapani però, è emersa la possibilità di costituzione di una sorta di ARO temporanea, nell’attesa che la Regione Siciliana completi il passaggio. “Esperimento” che, come ha sottolineato Donato Giglio, è già in essere nel messinese e in provincia di Enna. E che vedrebbe l’interesse del sindaco di Partanna Nicola Catania e di quello di Castelvetrano Felice Errante.

 

Una soluzione che non cancellerebbe certo il debito della Belice Ambiente, ma permetterebbe di far ripartire meglio il servizio, garantendo gli stipendi ai lavoratori, in quanto queste specie di Aro temporanee sarebbero inattaccabili da pignoramenti.

Potrebbe essere una soluzione – conclude Donato Giglio – Insomma, non si può pensare che siccome bisogna far fallire la Belice Ambiente, si devono tenere in agonia i lavoratori. Sarebbero realtà con una nuova partita iva. Forse, sin da subito, sarebbe stato meglio copiare l’approccio Alitalia. Lì avevano distinto una bad company ed una new company (la CAI) con una nuova partita iva che non si portò dietro i debiti della vecchia Alitalia. Qui invece hanno fatto una cosa simile, ma con la stessa partita iva. Per cui, nella Belice Ambiente, i debiti della società in liquidazione sono debiti della società commissariale.”

Oggi, dopo circa dieci anni di scempi, clientele politiche e milioni di debiti, non paga ancora nessuno. Né in termini economici, né tantomeno sotto l’aspetto penale. Chi doveva fare qualcosa non l’ha fatta e chi poteva farla, perché si era accorto della piega che stava prendendo la situazione, non l’ha fatta nemmeno.  Il risultato è ancora immondizia per le strade e proteste degli operatori per gli stipendi.  Con gli ARO sarà diverso? Gli Ambiti di Raccolta saranno davvero Ottimali stavolta?

 

 

Egidio Morici per TP24.it

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