Il punto di vista del sindaco sul consigliere fan dei Messina Denaro

7 febbraio 2016 di Egidio Morici

 

Errante Giambalvo

 

Riportiamo di seguito l’intervento del sindaco di Castelvetrano Felice Errante, esposto in consiglio Comunale nel giorno dei reintegro del consigliere Calogero Giambalvo.

Il primo cittadino, al momento dell’arresto del consigliere durante l’operazione Eden 2, aveva fatto sapere di essere rimasto basito, auspicando che venisse fatta presto chiarezza.

La chiarezza che si auspicava era probabilmente relativa soltanto alla rilevanza penale del comportamento del consigliere, stando almeno a quanto ha dichiarato pubblicamente sull’argomento (che riportiamo in versione integrale), in seguito all’assoluzione del Giambalvo.
 
Sono certo che quello che dirò sarà strumentalizzato, letto, interpretato, moralizzato, condizionato, ognuno per il proprio conto, per la propria azione politica e ognuno per potere in qualche maniera portare acqua al proprio mulino, più o meno giusta. Io ho detto già qualche giorno fa in maniera molto chiara, soltanto qualche stolto politico della mia città non l’ha compreso, che le sentenze non vanno interpretate. Un sindaco non è tenuto all’interpretazione delle sentenze anzi, ha il dovere di darne esecuzione. Così come un sindaco, che rappresenta una parte delle istituzioni democratiche di questo paese non è tenuto, anzi ha il dovere di non farlo, ad interpretare quello che è un provvedimento prefettizio emesso dall’organo dello Stato e in particolare dall’organo periferico provinciale dello Stato italiano, che ritiene doverosamente di dovere revocare un provvedimento di sospensione che ha colpito un consigliere comunale. Consigliere comunale Calogero Giambalvo quindi, che è insediato in questo comune non per una volontà né del consiglio comunale, né del sindaco, né della giunta, non perché questo vuole in qualche maniera scaricare le responsabilità su terzi, soprattutto per quello che dirò dopo, ma perché non è stata la sospensione né in qualche maniera voluta o determinata da una volontà politica cittadina, né la sua riammissione è dipesa da questo Consiglio.  Perché è una delibera di mera presa d’atto di un provvedimento che sfugge al controllo della civica amministrazione. E quindi questo è quello che in qualche maniera, secondo me, un sindaco per il bagaglio culturale che ha, per le proprie convinzioni giuste o sbagliate che siano e soprattutto per quello che ritiene di dovere interpretare da un punto di vista della legittimità degli atti e della legalità.

 

Per me esiste un’unica forma di legalità, che è quella dell’osservanza scrupolosa delle norme di legge vigenti in un determinato momento storico. E questo è quello che stasera si verifica: il consigliere Giambalvo, attesa l’assoluzione che l’organo giudicante dello Stato, del Tribunale, ha emesso nei suoi confronti, ha il diritto di potere partecipare ad una seduta di consiglio comunale e di potere esaudire il suo mandato fino a quando questo mandato si completerà con la scadenza naturale delle elezioni o quando questo avverrà.

 

Cosa diversa, e questo è demandato alla politica e ad un sindaco che amministra una città, è la valutazione di alcune intercettazioni telefoniche che sono state pubblicate sui media (perché io non ho avuto mai contezza e non ho mai letto atti giudiziari che riguardano questa vicenda, se non quelli che mi sono stati trasmessi per doverosa conoscenza e se non quelli che abbiamo utilizzato per la costituzione di questo Comune come parte civile nel processo che ha coinvolto anche il consigliere Calogero Giambalvo, perché poi queste cose magari le si dimenticano in maniera opportuna) non si può che comunque fare una valutazione politica in ordine al contenuto delle intercettazioni. Che non solo sono assolutamente deprecabili, ma che sono assolutamente incompatibili con l’azione di moralizzazione che porta avanti questo sindaco e che porta avanti l’intera giunta. Io ritengo di potere estendere, anche senza averne titolo, lo stesso ragionamento al consiglio comunale. Si condannano con forza dichiarazioni che in qualche maniera o in qualche modo possano rappresentare un certo romanticismo nella descrizione del fenomeno mafioso che non può trovare cittadinanza e che non trova cittadinanza in questa città. E che non trova cittadinanza nelle istituzioni democratiche di questo paese, per quello che è dato sapere a questo sindaco.

 

Ed io rispondo ai moralizzatori di questa città, che sono tanti, che se io avessi il solo sospetto anche minimo che il comune di Castelvetrano nelle sue componenti (e non mi riferisco soltanto a quelle politiche, ma anche a quelle burocratiche) fosse condizionato nell’azione amministrativa dalla mafia e dalla criminalità organizzata, io non esiterei un attimo a rassegnare le dimissioni e a consegnare questo paese ad un commissario governativo. Questo per essere molto chiari. Cioè, se io avessi soltanto la sensazione che la criminalità organizzata o la mafia di questa città, che è presente, che esiste in quanto parte di una comunità (perché esiste anche questo nella comunità di Castelvetrano, non in maniera esagerata rispetto alle altre comunità del meridione d’Italia o del paese Italia tutto, ma esiste anche questo a Castelvetrano)… Ma se io avessi solo il semplice sospetto che l’azione amministrativa di questo sindaco e della sua giunta venisse condizionata o indirizzata da un potere criminale o mafioso, non esiterei un attimo a rassegnare le dimissioni, per senso del dovere e per il rispetto delle istituzioni che io nutro, del quale sono fermamente convinto da quando sono nato. Questo è quello che secondo me questa sera deve essere detto. Qualsiasi altra valutazione la si lascia alla politica, la si lascia al giornalismo, la si lascia a tutti quelli che in qualche maniera hanno diritto di potere esprimere la propria parola in un paese democratico dove ognuno può dire la sua. Io sono convinto del fatto che qualsiasi cosa oggi si possa dire, di fatto crei nocumento a questa comunità. E lo so con certezza, perché l’effetto mediatico è certamente imbarazzante per questa comunità. E lo è prima di tutto per il sindaco che, rappresentando la comunità, ha il dovere di dire quello che pensa a voce alta. E mi fa piacere che il consigliere Giambalvo sia rimasto in aula ad ascoltare l’intervento del sindaco di questa città, perché io non le mando a dire con i comunicati le cose, io le dico in maniera molto chiara e ritengo in maniera assolutamente comprensibile. Salvo poi ad essere in qualche maniera interpretato ognuno per come ritiene opportuno.
 
Una caduta di stile del Partito Democratico (erano stati chiesti chiarimenti sulle dichiarazioni del vicesindaco Rizzo, all’indomani della sentenza, ndr) ci voleva stasera e c’è stata. L’avvocato Giuseppe Rizzo dichiara quello che vuole. Siamo in un paese democratico e l’avvocato Rizzo, come chicchessia, può dichiarare tutto quello che ritiene. Può fare affermazioni che ritiene più o meno opportune. Fino a quando le stesse sono assolutamente in linea con quella che è l’azione amministrativa portata avanti da quest’amministrazione e da questo sindaco, non ha questo sindaco il dovere di giustificare alcunché.”

 

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