Castelvetrano. I conti del Comune e l’ispezione del Ministero nascosta nei cassetti

3 aprile 2016 di Egidio Morici

 

Relazione Dagnino

 

C’è una relazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze che riguarda il comune di Castelvetrano. Si trova da tempo nei cassetti di Palazzo Pignatelli, ma non ha ancora visto la luce.

Si tratta di accertamenti ispettivi da parte della Ragioneria Generale dello Stato sulla pubblica amministrazione della città. La data del documento è quella del 2 novembre 2012 e nel mirino della dottoressa Manuela Dagnino, alla quale il Ministero ha affidato l’incarico, c’è il periodo che va dal 2007 al 2011.

La relazione entra nel merito di come siano state utilizzate le risorse umane, di come siano stati affidati gli incarichi, dei criteri delle progressioni economiche e delle stabilizzazioni, fino al trattamento accessorio del segretario comunale.

I risultati potrebbero essere devastanti, con danni erariali consistenti.

E non possono certo essere attribuiti unicamente all’amministrazione precedente. Dopo Gianni Pompeo infatti, sindaco in carica dal 2001 al 2011, l’amministrazione di Felice Errante (ex assessore di lungo corso) è frutto della stessa continuità politica: stessi consiglieri, stesso grado di competenza, stessa concentrazione del potere.

Un’alleanza di cui faceva parte anche il locale Partito Democratico che però si è rotta definitivamente nel febbraio del 2015, quando Errante aveva aperto le porte della città a Giovanni Lo Sciuto, ex avversario di sempre nel frattempo transitato nel suo stesso partito, il Nuovo Centro Destra .

Secondo l’ispezione ministeriale, il numero totale del personale in servizio supererebbe di gran lunga il limite massimo dei posti previsti, in contrasto con i principi dettati dalla Costituzione. Con assunzioni e stabilizzazioni, il Comune non avrebbe rispettato l’obbligo di “riduzione della spesa di personale e di contenimento della dinamica retributiva e occupazionale” stabilito dalla legge finanziaria del 2007.

In quest’ambito si inquadrerebbe l’incarico dell’addetto stampa del sindaco che, secondo la legge dovrebbe essere assegnato ad un dipendente oppure ad un soggetto esterno iscritto all’albo nazionale dei giornalisti, in seguito a pubblicità di procedure comparative. Invece il soggetto esterno al quale è stato assegnato l’incarico, non risulta iscritto all’albo. E secondo l’ispettorato i relativi importi liquidati “hanno rappresentato un esborso di denaro pubblico non conforme alle disposizioni di legge e fanno profilare un’ipotesi concreta di danno erariale pari all’importo erogato”.

Qualcosa di simile è avvenuta anche per un avvocato del Comune e per un’assistente sociale. Ex lavoratori socialmente utili, stabilizzati senza concorso.

Nella relazione, la dottoressa Dagnino scrive: “A tal fine non può considerarsi sufficiente la procedura selettiva riservata al personale interno a tempo determinato volta ad accertare l’idoneità allo svolgimento delle funzioni proprie del profilo, consistente in mero colloquio conclusosi con idoneità dell’unico candidato partecipante”.

 

E i circa 235 contrattisti (alla data della verifica) stabilizzati in base alle varie leggi regionali con finanziamenti a carico della Regione Siciliana a favore del comune?

Troppi, secondo la Ragioneria dello Stato: “Si segnala che il personale stabilizzato, o comunque assunto a tempo determinato, è stato reclutato senza la necessaria, preventiva, verifica degli effettivi fabbisogni, in assenza della prescritta programmazione triennale del fabbisogno di personale ed in mancanza dei posti (oltre che dei profili professionali) nella dotazione organica”.

Anche le procedure di progressione verticale sono state considerate illegittime, perché contro le leggi finanziarie e senza un adeguato accesso dall’esterno, che imporrebbe una riserva a favore del personale interno non superiore al 50% dei posti messi a concorso.

Mentre le collaborazioni esterne non sarebbero state affatto regolari. Avrebbero infatti dovuto trovare una giustificazione nei documenti programmatici per “la necessità ed opportunità di ricorrere all’incarico in relazione agli obiettivi” nell’ambito delle compatibilità economiche annuali e pluriennali. Ma così non è stato.

Poi ci sono le illegittimità sulle incompatibilità e sul cumulo degli impieghi. Anche qui, vari casi di conflitto tra lo stato di impiegato comunale e l’esercizio della libera professione. Ed ecco che il dirigente dell’ufficio tecnico viene autorizzato con un provvedimento dirigenziale a svolgere l’incarico di consulente per indagini di natura tecnico-giudiziaria presso la Procura della Repubblica di Marsala e l’incarico di consulente del RUP per la realizzazione di un’opera pubblica.

Illegittima anche l’erogazione degli incentivi al personale della polizia municipale, che sarebbe avvenuta in modo automatico, senza alcuna valutazione dei risultati raggiunti e senza indicatori di misurazione della produttività.

Per finire, il trattamento accessorio del Segretario comunale: illegittimo l’incremento nella retribuzione di posizione, per cui si dovrà procedere al recupero delle relative somme erogate al Segretario a partire dal 2008.

Il quadro che ne viene fuori sembra molto lontano dal quel cammino di legalità e percorsi virtuosi, decantato dagli ultimi amministratori della città.

Ci si augura però che questa relazione possa rappresentare un punto di forza, affinché ci possano essere i necessari cambiamenti dentro il palazzo, a prescindere dalle maggioranze di turno. Diversamente diventerebbe impossibile (e già siamo sulla buona strada) considerare credibili gli accertamenti del Comune sulle bollette dei cittadini.

Egidio Morici per Tp24.it del 30/03/2016

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