L’ex sindaco di Corleone e il libro di Riina

15 aprile 2016 di Egidio Morici

 

Riina Iannazzo

 

Non si placano le reazioni, dopo la presentazione del libro del figlio di Riina alla trasmissione di Vespa. Abbiamo intervistato Antonino Iannazzo, ex sindaco di Corleone.

 

Da cittadino di Corleone ed ex sindaco, che mi dice del libro del figlio di Riina a “Porta a Porta”?

A Corleone già ci sono i libri di Giuseppe Salvatore Riina in una vetrina in libreria. Non so quante copie ne abbiano già vendute ma, a differenza di tante altre librerie che a ruota non li hanno voluti, a Corleone ci sono. E’ stata sostanzialmente un’intervista finalizzata alla commercializzazione di un prodotto editoriale. Ecco perché a me non sta bene.

Se Vespa gli avesse chiesto qualcosa che poteva essere utile a comprendere le dinamiche di una famiglia mafiosa relative alla latitanza, alla posizione del padre, ma anche alla propria, visto che i figli di Totò Riina sono stati condannati per fatti di mafia (uno addirittura all’ergastolo), allora si, avrebbe fatto il suo lavoro di giornalista.

Poi, così come ha detto il presidente del Senato, la liberatoria è stata concessa solo dopo aver rivisto il montaggio finale dell’intervista. Io però ricordo che, quelle volte che sono andato in Rai, la liberatoria me la facevano firmare prima di sedermi. Probabilmente qualche legale ha cercato di indirizzare le risposte del Riina, in modo da non poter essere pregiudizievoli per la posizione giudiziaria della sua famiglia.

 

E sul “bastone della vecchiaia”? Condivide l’ipotesi di un possibile passaggio di consegne dal vecchio al nuovo capo?

Solitamente dalle nostre parti, il bastone della vecchiaia è un ruolo più relativo alle figlie femmine. Chiaramente una lettura del genere non sarebbe da escludere. Saranno gli inquirenti a fare le loro valutazioni. Io mi chiederei anche quanti libri ha stampato? Chi li compra? Non vorrei fosse un’operazione fatta per riciclare denaro sporco. Chiederselo penso sia assolutamente lecito.

 

Come ha reagito la politica locale?

Le amministrazioni comunali hanno sempre manifestato la loro posizione di distanza, a prescindere dal colore politico.

Anche se adesso c’è una commissione d’accesso inviata dal ministero e certamente non è una bella cosa. Ma Corleone non è mai stato sciolto per mafia. E le responsabilità sono sempre personali. Dentro il consiglio comunale ci sono tante persone rispettabilissime ed oneste.

Certo, avrei gradito una presa di posizione più netta. Hanno fatto soltanto un comunicato stampa di censura dell’operato, ma dopo la trasmissione. Insomma, qui i condizionamenti esistono e quindi anche il messaggio di una tiepidezza nell’affrontare la questione, potrebbe essere interpretata in maniera negativa.

Ricordo che quando Giuseppe Salvatore Riina fu scarcerato, da sindaco e insieme al consiglio comunale, avevamo preso una posizione chiara: A Corleone non lo volevamo. E lui dopo un po’ andò a Padova. Corleone è una terra di mafiosi, ma anche di persone oneste che tentano di scrollarsi di dosso questa etichetta.

 

A proposito di etichetta, che ne pensa del caso Giambalvo di Castelvetrano?

Credo che il consiglio, seppur attraverso la pressione dei media e su sollecitazione di organi istituzionali, abbia fatto bene a dimettersi. Mi auguro però che nella composizione delle liste elettorali per le prossime elezioni, i dirigenti politici facciano un’accurata selezione. Questo perché in futuro, alla mafia potrebbe venire in mente di far eleggere qualcuno che, una volta manifestatosi incompatibile col suo ruolo istituzionale (in termini di opportunità) possa avere magari il potere indiretto di azzerare il consiglio comunale.

 

La sua è comunque una posizione forte da ex sindaco, ma anche da cittadino. Come viene percepito da quella parte di città che guarda con rispetto ai Riina?  

Guardi, glielo dico molto chiaramente. Non me ne frega nulla. Sono abituato a sostenere le mie posizioni in maniera schietta. Mi farebbe piacere che loro capissero che ci sono persone (le assicuro che non sono il solo) che hanno avuto la responsabilità civile di dire con chiarezza le cose come stanno. Sarebbe bello che questo diventasse un’eco sempre più condiviso, in modo da far comprendere anche all’esterno che la musica è cambiata. Ma se le famiglie dei mafiosi, dopo gli arresti di Riina e Provenzano, sono tornati a Corleone, evidentemente si reputavano più tranquilli, più protetti. Quanti sono coloro che ne garantiscono l’accoglimento? 100, 200, 1000? Ecco occorrerebbe fare in modo che queste persone possano riflettere e magari rinnegare determinati fatti. Il figlio di Riina, a “Porta a porta”, si è sottratto al giudizio storico. Riina ha una collezione di ergastoli molto corposa, e il suo vissuto certamente deve essere giudicato, storicamente anche da un figlio, da un sindaco, da un cittadino, da un giornalista.

Giuseppe Salvatore Riina avrebbe potuto dire che suo padre ha sbagliato, anche se lui gli vuole bene perché è pur sempre suo padre. Invece ha detto che non lo giudica e che farlo non tocca a lui.

 

A Corleone, che tipo di antimafia c’è?

Io ho una grande preoccupazione sull’utilizzo di questo termine e delle relative patenti che qualcuno rilascia. A me piacerebbe che a Corleone ognuno facesse bene il suo ruolo. Noi abbiamo le realtà delle cooperative che lavorano all’interno dei beni confiscati, che durante la mia amministrazione sono stati assegnati tutti. I sindacati. Anche la Camera del Lavoro, a prescindere dal loro orientamento politico (che è l’opposto del mio), svolge la funzione di controbattere la mafiosità del tessuto sociale. Veda, il punto è, più che chiedersi chi sia l’antimafioso di turno, capire quante persone oneste ci siano attorno a me.

 

Sui social ci sono tanti gruppi di discussione. Ogni città, piccola o grande che sia ha il suo gruppo su Facebook. C’è anche “Sei di Corleone se…”, dove però fino a questo momento, la vicenda del figlio di Riina da Vespa, non è stata minimamente accennata. Secondo lei perché?

Io credo che le ragioni potrebbero essere due. La prima è che hanno paura, inutile girarci attorno. L’altra, che potrebbero essere stanchi di essere protagonisti sempre degli stessi argomenti. Una sorta di reazione all’etichetta. Le dirò che per certi versi, in questo caso non avrebbero poi tutti i torti. Le racconto un aneddoto per capire meglio. Giuseppe Salvatore Riina era stato scarcerato il 28 febbraio 2008. A Corleone, il primo marzo è la festa padronale, San Leoluca, che chiaramente altrove non conoscono. Quando mi comunicarono che il figlio di Riina sarebbe arrivato in città il primo marzo, da sindaco mi chiesi cosa sarebbe successo con la stampa. C’era il rischio che la presenza della banda musicale sarebbe potuta essere scambiata per una sorta di festeggiamento in onore del suo ritorno. La mattina stessa chiamai il presidente dell’associazione bandistica e modificammo perfino il percorso, per evitare equivoci. S’immagini se la banda fosse passata sotto casa sua, i giornalisti che cosa avrebbero tirato fuori. Ecco perché dico che è probabile che siano stanchi di sentirsi raccontare sempre le stesse cose.

 

Che differenza c’è secondo lei, dal punto di vista sociale o di cittadinanza, tra la percezione della mafia da parte dei cittadini corleonesi e quella da parte dei castelvetranesi?

La mafia corleonese, rispetto a quella di Castelvetrano è diversa. L’azione di Messina Denaro ha permesso in più occasioni di dare lavoro. E la cosa non poteva che essere vista positivamente, almeno da coloro che ne usufruivano e che poi hanno percepito lo Stato come quello che il lavoro glielo ha tolto. A Corleone non c’è mai stato un benessere economico, seppur parziale, dovuto alla mafia. La mafia qui ha sempre inculcato paura e basta. Qui l’utilità non l’hanno avuta. Hanno avuto solo il danno. E la paura. E’ come se il ragionamento fosse: io non sono con la mafia, e non voglio nemmeno essere contro, perché me la fanno pagare. A Castelvetrano invece è come se nei confronti di Messina Denaro ci fosse un debito di riconoscenza. E poi c’è una grande differenza tra la vita di Riina e Provenzano e quella di Matteo Messina Denaro. La latitanza dei corleonesi era a base di cicoria e ricotta, su Messina Denaro invece abbiamo sempre letto di una propensione alla bella vita che potrebbe essere più rischiosa, se non ci fosse forse questo salvacondotto della protezione agita dalla riconoscenza.

 

Lei è stato sindaco di Corleone fino al 2012. Perché ha scelto di non candidarsi più?

Per fare il sindaco di una città come questa, ma anche di tante altre con molti meno problemi, bisogna essere pazzi. Io spero di fare la mia parte anche fuori dalla politica. Ho scelto di non candidarmi. Spero di poter rispettare questa scelta che, almeno finora, mi sembra la più saggia.

 

Egidio Morici

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