Io e Pino Maniaci

5 maggio 2016 di Egidio Morici

MANIACI

 

“Ciao Pino, alla fine dell’incontro secondo te, potrei avere la possibilità di intervistarlo?”

“E che problema c’è? Ti lu fazzu intervistari io!”.

Era l’11 maggio del 2010 ed ero andato a Trapani per fare qualche domanda ad Antonio Ingroia per il mio blog. Era ancora magistrato e presentava il suo libro “C’era una volta l’intercettazione”.

Alla fine della presentazione, Pino Maniaci, mi diede il microfono di TeleJato, si mise dietro la telecamera e mi disse: “Vai, intervistalu puru pi mmia”.

“Eh, ma… non so il taglio che gli vuoi dare tu…”.

“Vai, mi fido… Qualsiasi cosa veni n’testa a tia, pi mmia è bonu”.

La mia breve chiacchierata con Ingroia, l’indomani, finì sul telegionale di TeleJato.

 

Ho avuto a che fare con Pino Maniaci in quella ed in altre occasioni. A volte mi chiamava per avere del materiale video su ciò che succedeva a Castelvetrano, come le proteste degli operai Despar che avevano perso il lavoro dopo le confische per mafia.

Ci siamo incontrati più volte. Ho fatto in passato anche dei servizi su di lui, sulle sue intimidazioni, le sue querele e i suoi problemi con l’iscrizione all’albo dei giornalisti.

Non c’è dubbio, ha fatto sì che determinate vicende emergessero, come la brutta storia del caso Saguto e delle amministrazioni giudiziarie “allegre”.

 

Oggi Maniaci è indagato per estorsione dalla procura di Palermo, che gli ha vietato di dimorare nelle province di Trapani e Palermo.

Oggi Ingroia, l’autore di “C’era una volta l’intercettazione” è il suo avvocato.

E oggi l’intercettazione c’è ancora. Ed è di quelle che fanno male.

Non riesco a commentare le sue parole, quando dice che denuncerà il reato “di violazione del segreto d’ufficio, perché qualche pubblico ufficiale ha fornito filmati e intercettazioni, prima ancora che l’indagato ne fosse a conoscenza”.

 

Lo so. E’ capitato anche a me. Sono stato tra coloro che hanno messo la loro faccia accanto alla sua

e quelle intercettazioni sono un pugno nello stomaco: l’estorsione ai sindaci, la speculazione sui suoi cani impiccati fatti passare per intimidazione mafiosa, il posto di lavoro per la sua amante…

Cosa c’entra tutto questo con lo sfidare la mafia, col dare voce a chi non ha voce?

L’unica voce a rimanermi impressa è la sua, quella del filmato ormai diventato virale: “Quello che non hai capito tu è la potenza di Pino Maniaci! Ormai tutti e dico tutti si cacano se li sputtano in televisione… si fa come dico io e basta, decido io, non loro, loro devono fare quello che dico io, se no se ne vanno a casa!”.

 

Quando mi avevano detto delle sue passate condanne per furto, assegni a vuoto, truffa, omissione di atti d’ufficio, mi ero convinto (colpevolmente) che dopo tanti anni fosse cambiato. Non era vero.

E’ come se la Sicilia mostrasse il suo volto misterioso, dove il bene e il male si confondono e la realtà, come spesso accade, finisce per superare la fantasia: il giornalista antimafia, estorsore dei sindaci. E che sindaci!

Avevano paura che Maniaci potesse infangare le loro amministrazioni comunali. E quindi pagavano e davano lavoro alla sua amante, che poi ha lavorato anche in nero. Giusto perché la legalità non è solo antimafia, ma il rispetto delle regole.

L’assessore che si sfoga col sindaco: “Lui è mafioso, lui ha fatto estorsione nei miei confronti, io lo denuncio prendo dieci avvocati prendo…appena fa il mio nome…io te lo sto dicendo e vi tiro a tutti in ballo….io ve lo sto dicendo non mi disturbate”.

 

Cosa dovrei fare? Dovrei aspettare che la giustizia faccia il suo corso? Non mi interessa come andrà a finire da un punto di vista giudiziario. E’ una cosa che riguarderà giudici ed avvocati. A me bastano questi comportamenti. Le cose che ha detto sono inequivocabili. Servono a riflettere, a capire in che mondo vivo.

Certo, le intimidazioni vere c’erano state, ma questi accadimenti fanno sparire tutto il resto.

E capisco quanto sia stato comodo pensare subito al complotto della magistratura che si vendica per le sue inchieste sulla gestione dei beni confiscati alla mafia. Il complotto non c’entra nulla.

Oggi, la cosa che forse mi fa più male è leggere quelli che continuano a ripetere che riuscirà a dimostrare la sua innocenza, che bisogna andarci cauti.  Addirittura, una giornalista locale, fresca di collaborazione con TeleJato, nonostante avesse visto il video delle intercettazioni ha scritto: “A Partinico le presenze sono forti. Chi ti dice che non lo vogliono incastrare? Conosco Pino e la sua onestà e non ci voglio credere”. Ecco, io invece voglio credere che l’abbia scritto in un momento di comprensibile disorientamento, perché francamente le affiliazioni acritiche non hanno mai fatto bene a nessuno.

Non pretendo spiegazioni. Quelle serviranno ai magistrati. Per me, ciò che ho letto, visto e sentito basta e avanza. Non c’è niente da spiegare. Non ci sono altre campane da sentire.

 

Ho letto quello che ha scritto Chicco Alfano: “La cosa che mi brucia tanto è che questo signore ha ricevuto anche tantissimi premi, tra cui quello dei 100 eroi mondiali dell’informazione… Mio padre invece ha fatto il cronista onestamente, ha rifiutato una mazzetta da 39 milioni delle vecchie lire per non scrivere più e per premio ha ricevuto 3 proiettili in corpo!!!”. Suo padre era Beppe Alfano.

Vogliamo ancora delegare ad altri la nostra voglia di giustizia? Non funziona. Si rischia di creare dei mostri. Oppure, delle vittime dell’isolamento. Il danno è proprio la mancanza di partecipazione, l’indifferenza, il far finta. Troppi giornalisti col cappello in mano nei confronti del potere. E troppi lettori stanchi che condividono sui social, foto e titoli di articoli mai letti.

Dovremmo fare in modo da riaccendere la curiosità, annegata nelle acque torbide delle prudenze interessate e dei siti acchiappaclick travestiti da giornali on-line.

Su Pino Maniaci, un amico mi ha detto: “Ha fatto danni incalcolabili. Ha seminato il seme della diffidenza in un terreno dissestato di suo. Imperdonabile.”

Ha ragione.

 

Egidio Morici

 

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Commenti

  1. mimmo accardo scrive:

    Complimenti, signor Morici. Non la conosco, ma l’acume e la grande onestà intellettuale che traspare dalle sue parole ne danno l’identità. Sarebbe bello se tutti i giornalisti usassero questo linguaggio chiaro, non asservito ad alcun padrone, tranne che alla verità, cioè libero. La stessa chiarezza disinteressata purtroppo non vedo nelle intersecazioni dei discorsi pseudo-culturali e politici nella mia Castelvetrano. Grazie signor Morici.

  2. Marilu' Balsamo scrive:

    Personaggi come Maniaci indeboliscono il lavoro di chi si impegna con onestà quotidiana a favore della legalità. Comprendo pertanto l’amarezza che Egidio Morici esprime in questo articolo confermando che…..non tutto è perduto
    Grazie
    Marilu ‘ Balsamo

  3. Marilena Monti scrive:

    Questo tuo sfogo mi commuove, Egidio Morici. Amarezza e disincanto. Penso ai giovani che lo hanno ascoltato nelle scuole. Nell’intevista del 29 aprile, rilasciata alle Iene, si è vantato di avere parlato di legalità ai ragazzi di tutta Italia. Penso a loro. Li avrà convinti ubriacandoli con le sue performances. Crederanno ancora nella onesta lotta alla mafia, dopo aver sentito che il Maniaci è indagato per estorsione? Questi sono crimini. Non si può, non si deve…

    • Egidio Morici scrive:

      Grazie. A prescindere dalle rilevanze penali, non me la sono sentita di non dire la mia. Ma soprattutto perché lo conosco. O almeno, così credevo.

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