Selinunte, chi si approfitta di Braccio di Ferro?

13 maggio 2016 di Egidio Morici

 

Braccio di Ferro ok

 

Che cosa farebbe quel rissoso, irascibile, carissimo Braccio di Ferro se avesse la sua barca in un porto sempre intasato di alghe e sabbia?

Dove una gru per spostare i pescherecci, costata 80 mila euro, è stata rimossa dopo anni perché inutile?

E se gli promettessero un porto nuovo che dopo decenni è ancora sulla carta?

Come reagirebbe dopo la costruzione di un buco nel molo e di una paratia, costati più di 100 mila euro, che non hanno mai funzionato perché la saracinesca era stata progettata nel modo sbagliato? E che farebbe se dopo 5 anni gli dicessero che con 8 mila euro l’aggiusteranno, così risolveranno il problema delle alghe per sempre?

 

Qualcuno ha pensato bene di sussurragli all’orecchio che la colpa di tutti i suoi problemi è di quello là che scrive: “Per colpa sua e dei suoi amici ambientalisti, le alghe del porto non le possiamo buttare a mare, perché dicono che sono inquinate. Poi magari quello ci fa un articolo e fermano i lavori”.

Certo che poi Braccio di Ferro s’incazza e magari gli viene in mente di mangiare i suoi spinaci e spazzarlo via alla sua maniera. E’ collerico per definizione. Ha un grande cuore, ma basta poco per far farlo innervosire. Un marinaio a cui viene impedito di vivere di pesca, non riesce a mantenere lo stesso self control di un politico lautamente stipendiato.

Ecco perché lunedì scorso, quando i pescatori protestarono contro i lavori di riparazione della paratia, Braccio di Ferro, confuso ed esasperato ha perfino minacciato quello là che scrive: “Stai attento a cosa scrivi, perché è meglio che non ti fai vedere più da queste parti!”.

Una minaccia plateale, davanti ad altre persone, al sindaco e alle forze dell’ordine.

Sì, quello là che scrive sono io. Non ho querelato Braccio di Ferro, avrei fatto solo un favore ai “sussuratori di professione”, che invece si guardano bene dal manifestarsi. A loro suggerirei di non giocare con la dignità della gente.

Di seguito, ciò che ho scritto per Tp24.it, sulla protesta di lunedì scorso.

 

Protesta a Selinunte. Pescatori fermano la ruspa: “Prima la bonifica del porto!”

Momenti di tensione lunedì scorso a Marinella di Selinunte, in seguito alle vibranti proteste dei pescatori contro l’intervento di riparazione della paratia del porticciolo, con una spesa prevista di quasi 8000 euro.

Alla fine la ruspa, che stava togliendo le rocce posizionate davanti alla paratia a chiusura del foro, si è dovuta fermare.

Intervenire adesso, non ha senso – hanno sottolineato a gran voce – perché non si farebbe altro che peggiorare la situazione, con l’ingresso di ulteriore sabbia”.

Il sindaco Felice Errante, che li ha raggiunti nella stessa mattina, ha sostenuto l’utilità della riparazione e il fatto che la cosa era già stata condivisa in precedenza coi pescatori stessi.

Una condivisione risalente al novembre del 2015, quando il primo cittadino aveva anche annunciato “un rinnovato spirito di collaborazione che si è instaurato con gli operatori della marineria selinuntina”.

 

Operatori che però non potevano certo immaginare che i lavori sarebbero cominciati a ridosso dell’estate, in assenza delle forti mareggiate che avrebbero dovuto, presumibilmente, fare uscire le alghe da quel foro una volta liberato dalle rocce.

Insomma, la prospettiva sarebbe stata quella di aumentare le difficoltà a spostarsi coi loro pescherecci in uno specchio acqueo già abbondantemente intasato.

Se proprio dovete spendere dei soldi, pensate a togliere almeno un po’ di alghe” hanno suggerito i pescatori.

Ma a volte il motore principale della macchina amministrativa non è proprio il buon senso, e le giustificazioni si sprecano: si tratta di due lavori diversi… per togliere le alghe ci vuole l’autorizzazione della Regione Siciliana… bisogna trovare i fondi…

 

Ma perché “riparare” la Paratia?

E soprattutto, quando si è sfasciata e perché?

Forse è utile fare un “piccolo” passo indietro a partire dall’aprile del 2009, quando il Comune spese 86 mila euro per praticare un piccolo tunnel nel molo di ponente, che avrebbe dovuto favorire il ricircolo dell’acqua, in modo che le alghe che entravano dall’imbocco principale del porto, sarebbero potute uscire da questo nuovo foro praticato nel molo. Ma le alghe entrarono da entrambi i lati, intasando il porticciolo ed ignorando il percorso d’uscita ipotizzato dai tecnici.

Ecco perché nel 2010 venne realizzata la paratia in acciaio, da aprire o chiudere a seconda del tipo di mareggiata, spendendo altre 30 mila euro. La cosa non funzionò mai. E non a causa di un danneggiamento, ma per un curioso errore di progettazione: la saracinesca si fermava a pelo d’acqua, senza chiudersi completamente.

Il porticciolo cominciò ad interrarsi in maniera preoccupante. Un rimedio peggiore del male. Peggio la toppa del buco, si dice. Ma in questo caso era peggio il buco. Si pensò dunque alla toppa, richiudendo tutto con delle rocce.

Tutto rimase fermo per 5 lunghi anni, fino al novembre sorso, quando appunto si decise di “ripararla”, ma senza fare riferimento al progetto originario che nel frattempo è sparito. Hanno messo sottosopra gli archivi dell’ufficio tecnico, ma del fascicolo nessuna traccia.

Oggi, con un ottimismo ed una tenacia fuori dal comune (o meglio, proprie del Comune) si vuole procedere ad una riesumazione di un progetto fallimentare, utilizzando i soldi dei cittadini per rimediare ad un grossolano errore di progettazione.

Inoltre, la modifica strutturale di una parte del molo e dell’imboccatura, per evitare l’esposizione diretta alle mareggiate in ingresso, pare sia da escludere. Meglio aspettare, ottimisticamente, il nuovo porto da milioni di euro. Il progetto è pronto. Mancano i milioni di euro.
Intanto, decine di famiglie che vivono di pesca subiscono da anni una situazione insostenibile, fatta di promesse, scaricabarile e persone che cercano di convincerle che la causa di tutti i loro problemi sia la Regione Siciliana, i blogger e gli ambientalisti.

 

Egidio Morici

FacebookTwitterGoogle+Condividi

Commenti

  1. Agata Katia Lo Coco scrive:

    Provo disagio per “l’intelligente” agire del Comune di Castelvetrano, relativamente alla situazione portuale di Selinunte. L’imbecillità è sempre spiazzante! progetti sbagliati, spariti, dimenticati…e tante prese in giro. Ancor più doloroso leggere nell’articolo, della minaccia a Egidio Morici: “Una minaccia plateale, davanti ad altre persone, al sindaco e alle forze dell’ordine.” Questo fatto è gravissimo. Chi ti/ci difende, se atti del genere possono manifestarsi, proprio in presenza di forze dell’ordine-caos? Fare denuncia a chi? Ti sono vicina, amico stimato. Magari…Braccio di Ferro e company gradiscono qualche shot dal mio bazooka?

Copyright © 2014 Castelvetrano 500 firme. All rights reserved.
Questo sito non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. L’autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. Verranno cancellati i commenti ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy. Alcuni testi o immagini inserite in questo sito sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate comunicarlo via email. Saranno immediatamente rimossi.