Selinunte. Il “mistero” del “trita alghe”, ecco perché è ancora lì

21 maggio 2016 di Egidio Morici

 

Trita alghe

 

Ci sarebbe da allungare la cosiddetta piazza in legno, sopra la spiaggia dello Scalo di Bruca a Marinella di Selinunte.

Ma in mezzo c’è ancora il “trita alghe”, quel voluminoso macchinario che trasforma le alghe in compost. O meglio, le lava togliendo sabbia e sale.

Presentato in pompa magna nel pieno del luglio scorso, avrebbe dovuto risolvere definitivamente l’accumulo di posidonia spiaggiata. Ad oggi però si è conclusa da poco la fase sperimentale. E’ un progetto di importanza mondiale che evidentemente ha bisogno del suo tempo.

Comunque la sperimentazione pare sia andata bene e la grossa macchina la si sarebbe dovuta portare via da un bel po’.

Invece è ancora lì, ad impedire i lavori per allungare la piazza in legno fino all’incanto del pesce. Altri lavori che dovrebbero cominciare, come spesso accade, in piena stagione estiva. Non che se ne senta particolarmente bisogno, ma se sono finanziati dall’Europa, perché no? Ed il fatto che in realtà il finanziamento si sia perso è solo un dettaglio: i soldi li mette il Comune e poi quando uscirà il nuovo bando europeo si vedrà.

E siccome c’è bisogno di spazio, il Comune ha diffidato la ditta alla rimozione del macchinario. Diversamente interverrà in via sostitutiva, decurtando le spese dal finanziamento comunitario alla ditta.

Abbiamo chiesto lumi al dottor Daniele Barbieri, delegato della Tecoma srl.

Secondo quanto riferisce il capo dell’ufficio tecnico del Comune, Giambattista Impellizzeri, la ditta non avrebbe nemmeno chiesto il pagamento dell’opera prestata. E’ così?

Non è corretto. A noi manca ancora una parte del pagamento, l’ultima tranche, ma non è per questo che la macchina è ancora lì. Avevamo avuto dei contatti con Mazara del Vallo, che aveva lo stesso problema della posidonia oceanica. Dal momento che avevamo prestato in affitto per due mesi il macchinario a Castelvetrano, per eseguire le prove per il progetto Medcot, che sono state ultimate con esito positivo, avevamo pensato di spostarlo di qualche chilometro invece di riportarlo a casa. Poi però a Mazara del vallo la cosa è sfumata. E avendo saputo del ritorno della posidonia nella spiaggia di Selinunte, abbiamo concordato di lasciarla, in modo che la si potesse usare ancora, e riparlarne in primavera.

E’ questa la ragione del perché non siamo venuti a riprenderla.

Prima che mi arrivasse la diffida, l’ingegnere Danilo La Rocca mi aveva chiamato e gli ho spiegato tutto. Lui doveva comunque fare quest’azione, però gli ho dato la mia parola che entro la fine del mese porteremo via la macchina.

Potremmo però non esserci coi tempi. I lavori per la piazza in legno dovrebbero cominciare davvero a breve.

Guardi, ho già detto all’ingegnere La Rocca che, nel caso non disponessi dei mezzi per venire a riprenderla in tempi brevi, il Comune può spostarla in un sito proprio. Noi verremmo a ritirarla in un secondo tempo. Chiaramente, se me la spostano devono fare attenzione a non rovinarla, diversamente io ne chiederò i danni. Accolgo tutte le diffide possibili, però insomma, io devo mandare il camion, il gruppo gru, non è una cosa che si può fare con leggerezza. Devo venire giù anch’io ed assistere al momento del carico.

E per il pagamento?

Mi auguro che i soldi che dobbiamo ancora avere dal Comune arriveranno. Tra l’altro hanno la necessità di pagare l’affitto di quel bene, perché hanno già incassato i soldi del finanziamento. Devono comunque rispondere alla comunità Europea che ha finanziato l’opera. Alla fine si tratta di poche migliaia di euro.

 

Il piccolo mistero sembra chiarito.

Ancora senza risposta invece l’enigma delle alghe depositate dal Comune in via Manganelli, nella periferia della città nel luglio del 2014. Secondo il sindaco ed i tecnici, alla fine della stagione estiva, i cumuli sarebbero stati ricollocati nel posto originario. Non di nuovo dentro le acque del porto (da dove erano stati in realtà estratti), ma sulla spiaggia.

Insomma, un modo per evitare il problema dello smaltimento a norma.

Oggi sarebbe letteralmente impossibile spostare quelle alghe da via Manganelli, farcite di bottiglie, flaconi, pezzi di corda, grosse pietre ed altro. Gli ammassi, dove a pochi centimetri qualcuno ha bruciato altri rifiuti ed abbandonato residui edili, sono stati divorati dall’erbaccia, con cespugli alti anche più di un metro e il foglio impermeabile sistemato alla base ormai sgretolato.

Alghe che hanno poco a che vedere con quelle spiaggiate. Anche se, durante la sperimentazione del macchinario, in un eccesso di problem solving creativo, il Comune aveva pensato di utilizzarle per alimentare il macchinario, visto che quelle spiaggiate erano tornate in mare con le mareggiate. Con un cottimo fiduciario, una ditta di Santa Ninfa era già stata autorizzata a trasportare quelle che servivano, per un massimo di 7.320 euro. Per fortuna non ce ne fu bisogno.

 

Egidio Morici

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