Castelvetrano, domiciliari in casa di riposo dopo una coltellata

5 agosto 2016 di Egidio Morici

 

Casa di riposo Castelvetrano

 

Può capitare che un ospite della casa di riposo possa sentirsi male, ma che qualcuno finisca in ospedale per una coltellata alla pancia è cosa davvero singolare.

È successo a Castelvetrano quando, nel tardo pomeriggio di qualche giorno fa, durante una lite nella centralissima piazza Matteotti, uno degli ospiti della struttura comunale “Tommaso Lucentini” ha ricevuto un fendente all’addome. Non che si trovasse lì per caso, perché la coltellata era diretta proprio a lui e a sferrarla non è stato un tizio qualsiasi, ma un altro ospite della casa di riposo: Antonino Telari. Entrambi avrebbero seri problemi di alcolismo e l’età non è proprio quella di due vecchietti, visto che l’accoltellatore ha 63 anni e l’altro ne ha 56.

 

Ma allora che ci facevano in una casa di riposo per anziani da più di sei mesi?

Nel marzo scorso Tp24 si era occupato di questa stranezza e gli operatori della struttura ci avevano detto che già allora la situazione era esplosiva, proprio a causa del carattere violento e dei problemi di alcolismo di questi soggetti, per i quali avevano più volte chiesto al Comune una sistemazione alternativa, prima che potesse succedere qualcosa di brutto.

Oggi abbiamo un ricovero con prognosi riservata da un lato e un arresto dall’altro, che non possono che rappresentare un amaro fallimento delle istituzioni nell’affrontare casi che avrebbero bisogno di un approccio diverso rispetto al parcheggio dei disagiati in una casa di riposo.

L’accoltellatore però, dopo la traduzione presso la casa circondariale S. Giuliano di Trapani, ha ottenuto gli arresti domiciliari. E quale sarebbe il suo domicilio? La casa di riposo, naturalmente. Ecco perché, dopo pochissimi giorni, Antonino Telari è tornato nella sua stanza.

 

Abbiamo chiesto ai servizi sociali del Comune, come sia possibile che tra i vecchietti di una casa di riposo possano esserci anche soggetti che si rendono responsabili di risse e accoltellamenti.

Ci è stato risposto che a volte l’unica sistemazione di emergenza è quella e che si tratta di interventi temporanei. Entrambi sarebbero stati ospitati lì perché privi di risorse personali e di supporto familiare. Insomma, nonostante alcuni di loro facciano parte di una famiglia molto numerosa, sono stati lasciati soli.

Ma si tratta di soggetti che andrebbero presi in carico in maniera diversa. Anche se, come sottolineano le assistenti sociali, poi bisogna fare i conti con le risorse che ha il Comune e con quelle che ha l’Asp.

Uno di loro, tempo fa, era venuto negli uffici dei servizi sociali urlando e minacciandoci, pretendendo soldi ed un posto dove dormireci hanno raccontato le assistenti sociali – Sono anni che abbiamo a che fare con soggetti che piombano nei nostri uffici, aggredendoci e facendo volare le scrivanie. Anche noi qui corriamo i nostri rischi”.

 

Certo, ad essere strana non è soltanto questa condizione di temporaneità che in realtà dura da parecchi mesi, ma anche il fatto che il Telari non è nuovo alle forze dell’ordine. Nel 2012 infatti, sempre in preda ai fumi dell’alcol, aveva accoltellato un tizio di 43 anni perché non gli aveva ancora restituito tre euro ed era stato condannato ad otto mesi di reclusione.

Ci si chiede secondo quali criteri si possa permettere a dei pregiudicati così problematici di essere ammessi in una comunità di anziani, mettendo a repentaglio anche la vita degli altri ospiti e delle persone che lavorano nella struttura.

Eppure, nel suo sito internet leggiamo che la casa di riposo promuove tutto ciò che può favorire la socializzazione dell’anziano, il suo svago e l’occupazione costruttiva del tempo libero.

Ecco, sull’occupazione costruttiva del tempo libero, possiamo dire che si sono registrate alcune discrasie.

 

Egidio Morici per Tp24.it del 01/08/2016

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