Le risposte del Gran Maestro sui massoni della giunta di Castelvetrano

16 agosto 2016 di Egidio Morici

 

Rosy Bindi e Stefano Bisi

 

I due assessori del Grande Oriente d’Italia a Castelvetrano hanno mai preso le distanze da Matteo Messina Denaro? Ne hanno mai auspicato pubblicamente la cattura?

A chiederlo a Stefano Bisi, Gran Maestro del GOI, è il senatore Giuseppe Lumia durante l’audizione della Commissione Parlamentare Antimafia dello scorso 3 agosto.

Bisi ha risposto che “all’esterno parla il Gran Maestro e il Gran Maestro ha parlato. E anche oggi, lo dico, darebbe la vita per la cattura di questo superlatitante”.

Ma a volte gli assessori hanno parlato senza portavoce. Come quando il vicesindacoGiuseppe Rizzo, della loggia Francisco Ferrer, all’obbedienza del GOI, si era espresso subito dopo l’assoluzione di Lillo Giambalvo, il discusso consigliere comunale fan dei Messina Denaro intercettato mentre diceva che avrebbe aiutato il super latitante a nascondersi per evitargli l’arresto e, se fosse stato lui Matteo Messina Denaro, avrebbe anche ucciso uno dei figli del dichiarante Lorenzo Cimarosa per evitare che collaborasse con la giustizia.

 

Nell’apprendere certe notizie, rimango basito” aveva commentato l’assessore massone Giuseppe Rizzo. Non perché si aspettasse una condanna, ma perché secondo lui non sarebbe nemmeno dovuto finire in carcere, immedesimandosi nel dramma che Giambalvo (insieme ad un altro imputato per mafia, poi assolto anche lui: Giuseppe Fontana) hanno dovuto subire insieme ai loro parenti. Rizzo aveva anche considerato aberrante il fatto che i pm avessero chiesto 5 anni e 4 mesi per Fontana e 7 anni per Giambalvo.

Dichiarazioni non proprio vicine al concetto di “dare la vita per la cattura del superlatitante” così come sbandierato dal Gran Maestro, sentito a pochi giorni di distanza dalla relazione semestrale della Direzione Investigativa Anfimafia, in cui gli investigatori hanno sottolineato quanto sia saldo nel trapanese “il capillare reticolo familiare che ruota attorno a Messina Denaro”, fatto non solo di “parenti, affini, affiliati e prestanome, ma anche di compiacenti professionisti e imprenditori”.

La presidente della Commissione Antimafia ha anche chiesto a Bisi che cosa stia facendo la massoneria per impedire che Castelvetrano resti il luogo che protegge la latitanza di Matteo Messina Denaro.

Il Gran Maestro ha risposto che i fratelli che in città fanno parte della loggia del GOI “non coprono certo la latitanza di questo super ricercato”. L’importante, ha aggiunto Bisi, è che siano capaci di fare gli assessori, occupandosi delle strade, delle scuole e della cura dei giardini pubblici. Insomma, basta che facciano il loro dovere.

E visto che nella copertura della latitanza del superboss, oltre alle possibili infiltrazioni nella massoneria ufficiale, anche le logge segrete potrebbero avere un ruolo determinante, al Gran Maestro sono state rivolte delle domande precise.

 

La presidente Rosy Bindi è stata molto diretta:

C’è il nome di un fratello del GOI che voi avete scoperto essere in qualche modo interlocutore con cosa nostra, con la ‘ndrangheta o con altre mafie e l’avete allontanato? Siete a conoscenza di qualche loggia segreta in posti dove ormai ci sono delle inchieste precise, soprattutto in Calabria, nel messinese, a Trapani? Cosa state facendo per prenderne le distante? Collaborate con l’autorità giudiziaria per colpirle e per individuarle? Se rispondesse a queste domande con casi concreti – ha aggiunto la Bindi – renderebbe più convincenti le sue parole e i suoi principi di carattere generale”.

I casi concreti però non sono emersi, perché Stefano Bisi non ha fatto alcun nome, limitandosi a sottolineare come da tempo siano state attivate delle procedure di “fortissimo controllo per chi vuole entrare in una loggia del GOI e per chi c’è già: situazione penale, casellario giudiziale e informazioni da parte di altri fratelli che parlano col profano che vuole entrare nella loggia”.

Bisi inoltre non sembra aver avuto l’intenzione di comunicare alla Commissione l’elenco di tutti gli iscritti, appellandosi alla legge sulla privacy e al diritto alla riservatezza. Anche se la sentenza del Consiglio di Stato del 2003, che la Bindi ha letto in aula, dice qualcosa di diverso:

 

Il dipendente della pubblica amministrazione può anche essere iscritto ad una loggia massonica, non deviata ovviamente – ha sottolineato la presidente della Commissione Antimafia – ma deve sempre e comunque comunicarlo a breve preventivamente, altrimenti rischia il licenziamento e a nulla vale appellarsi al diritto alla privacy perché in ogni caso valgono i principi della trasparenza e del buon andamento della pubblica amministrazione”.

Ma i tre assessori massoni di Castelvetrano Salvatore Stuppia (che però fa parte di un’obbedienza diversa dal GOI), Girolamo Signorello e Giuseppe Rizzo, secondo Rosy Bindi, “avrebbero rotto il silenzio non per condannare la mafia, dare una mano per la cattura di Matteo Messina Denaro o fargli il deserto intorno, non avendo interlocuzione con tutti quei mondi che ancora continuano a proteggerlo, ma per attaccare la Commissione Antimafia e la sua presidente. Anche questo non è stato un bel segnale”.

 

Bisi ha però sottolineato che a volte, a causa del comportamento inopportuno degli associati, sono state sciolte delle logge, come a Locri.

Peccato che chi ha pensato per un attimo che siano state chiuse per i rapporti con la ’ndrangheta, sia rimasto deluso. I provvedimenti più severi pare invece siano sempre stati presi per comportamenti irrituali. “Quando gli appartenenti non si comportano ritualmente, non tengono l’anagrafe degli iscritti, i verbali come dovrebbero essere, non mettono grembiule e guanti si può arrivare anche ad abbattere le colonne (sciogliere la loggia, ndr). Noi abbiamo dei controlli ferrei” ha chiosato il Gran Maestro.

Purtroppo Castelvetrano è una città dove le frequentazioni o le semplici conoscenze con soggetti in odor di mafia possono verificarsi spesso, al di là delle rilevanze penali.

Ecco perché il nome di un maestro venerabile della città, Donato Pisani, è finito addirittura nelle carte dell’operazione Eden 2, dove Rosario Cacioppo (condannato per mafia a 10 anni e 10 mesi), intercettato in macchina con Lillo Giambalvo (che invece è stato assolto) definisce il maestro venerabile “amico degli amici nostri”. Pisani non appartiene però al GOI, ma ad una loggia chiamata “Italo Letizia 345” che fa parte della Serenissima Gran Loggia Nazionale italiana di rito scozzese (Massoneria Universale), alla quale appartiene anche l’assessore Salvatore Stuppia. Argomento questo che al massimo potrebbe essere approfondito col Gran Maestro di quell’obbedienza.

Certo, sapere dei provvedimenti per irritualità, ha però provocato l’insistenza dei membri della Commissione sull’argomento.

 

Giulia Sarti (M5S) gli ha chiesto al Gran Maestro se per lui fosse più grave il fatto di non indossare il grembiule o un guanto durante un rituale o l’appartenenza o meno di uno dei fratelli ad un’associazione di stampo mafioso. Marco Di Lello (Misto-Psi-Pli) gli ha chiesto se ci fossero state espulsioni di associati a causa di delitti mafiosi o indagini in corso e la Bindi gli ha chiesto di fare il nome di qualcuno che è stato sospeso perché risultato avere rapporti con la mafia o con la ‘ndrangheta.

Niente nomi. Bisi ha risposto che una volta hanno espulso uno perché indagato per un reato grave, che poi si è iscritto ad un’altra loggia di un’obbedienza diversa, fuori dal GOI.

 
Egidio Morici per Tp24.it

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