Rifiuti, ecco chi deve liberare il polo tecnologico

27 agosto 2016 di Egidio Morici

 

polo tecnologico

 

L’emergenza rifiuti a Castelvetrano sembra sostanzialmente rientrata. Il trasferimento temporaneo al polo tecnologico di contrada Airone dell’immondizia rimasta in strada sembra sia stato utile per la città, così come per gli altri comuni della provincia di Trapani.

I camion non scaricano più e da tempo il trito vagliatore che separa le frazioni umide da quelle secche è in azione dopo che si sono raggiunte le 2000 tonnellate di deposito da parte dei comuni di Trapani e provincia.

Ancora però nemmeno un camion è partito alla volta delle discariche di Bellolampo, Siculiana e Motta Sant’Anastasia dove, secondo l’ordinanza della Regione Siciliana, le frazioni dovrebbero essere trasferite.

 

Chi dovrebbe trasferirle?

Il compito non è né della Regione, né della Belice Ambiente, ma dei comuni, come ci conferma il commissario dell’Ato Belice Sonia Alfano. “Al momento nessuno dei sindaci – ha comunicato la Alfano – ha avviato le procedure per il trasferimento, nonostante siano stati sollecitati più volte, anche attraverso una lettera di diffida inviata il 12 agosto scorso”.

Insomma, i rifiuti sono ancora lì. Non ha mosso ancora un dito nemmeno il sindaco Felice Errante. Eppure a fine luglio aveva detto: “A scanso di equivoci, ho il dovere di informare, tanto il commissario della Belice Ambiente, quanto il Presidente della Regione, che non sarà consentito nel territorio del mio Comune che un luogo di temporaneo stoccaggio di rifiuti si trasformi in discarica permanente”.

Ecco, per evitarlo basterebbe che il comune di Castelvetrano cominciasse per primo a trasferire i rifiuti, magari sollecitando gli altri comuni a fare altrettanto, difendendo così il territorio.

Ad oggi però non è stato fatto alcun affidamento a ditte per il trasporto.

 

E sembra che si siano spenti i riflettori sui presunti disastri ambientali paventati da alcuni cittadini e da una parte della politica locale sull’uso temporaneo del polo tecnologico come sito di stoccaggio. La maggioranza di coloro che a fine luglio avevano preso parte all’improvvisato sit-in in contrada Airone (dove appunto sorge il polo tecnologico) non aveva ancora le idee chiare sul contenuto preciso dell’ordinanza. E nei giorni a seguire, sui social vennero amplificate le “preoccupazioni” allarmistiche di movimenti politici e comitati cittadini più o meno vicini al Sindaco Errante.

Basta con le scelleratezze di chi, con metodi proto mafiosi tenta di distruggere il nostro territorio troppo spesso martoriato e oggetto di eccessi di personalismo” avevano scritto l’ex consigliereTommaso Bertolino di Articolo 4 ed un comitato cittadino dal nome “Vogliamo la differenziata…no rifiuti pericolosi”, mostrandosi preoccupati per i “seri danni alla salute” che “il contatto di sostanze e inquinanti nell’acqua che beviamo o che utilizziamo in cucina può provocare”.

Ci auguriamo che questo avvenga nel  rispetto delle norme di sicurezza  e dando precise garanzie sulla temporaneità della soluzione” aveva affermato Gaspare Bongiovanni del movimento Castelvetrano Futura, sottolineando che a pochi chilometri insistono molti pozzi comunali e chiedendo certezze “che non vi sia versamento di percolato che, se dovesse raggiungere le falde acquifere avrebbe conseguenze devastanti”.

Alla fine però, chi era convinto di dover presidiare i punti di accesso all’impianto per evitare che diventasse il “polo della vergogna”, rimase sotto l’ombrellone.

 

Oggi, la vera vergogna potrebbe essere rappresentata da quelle tonnellate di rifiuti che aspettano di essere trasferiti. E siccome dovrebbe pensarci il sindaco (almeno per la propria quantità), la speranza è che la politica vicina al primo cittadino, possa stimolarlo all’azione.

Contemporaneamente l’opposizione, ormai extraconsiliare dato l’auto scioglimento, potrebbe fare da pungolo, così come associazioni e comuni cittadini interessati a liberare il polo tecnologico dai rifiuti.

Soprattutto perché, dopo quest’uso emergenziale già terminato, il polo dovrebbe invece essere completato in modo da svolgere la funzione per la quale è stato progettato.

Prima di ferragosto, infatti, nel corso dell’ultima riunione del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) è emerso che le risorse messe in campo dal governo per la Sicilia ammonterebbero a più di 400 milioni, di cui 18 milioni tra Sciacca, Buseto Palizzolo e appunto la

creazione dell’impianto di selezione e valorizzazione nel polo tecnologico integrato di Castelvetrano.

Sarebbe interessante stavolta, fare in modo di non perdere di nuovo il treno come qualche anno fa, quando i lavori per il completamento del polo si fermarono perché i comuni dell’Ato non comparteciparono al finanziamento europeo già erogato di circa 10 milioni di euro.

Sui pericoli per le falde invece ci sono dei pozzetti di controllo (piezometrici) da cui monitorare facilmente le eventuali infiltrazioni del percolato. Anche se, com’è chiaramente specificato nella stessa ordinanza, “limpianto è dotato di ricettori superficiali delle acque di percolazione” con il percolato che “viene trattato allinterno di specifiche vasche.”

 

E’ come se a Castelvetrano la preoccupazione per lambiente avesse avuto un picco massimo nei primi giorni che hanno seguito il provvedimento di Crocetta, sbiadendo dopo un po’ di tempo.

Insomma, un interesse per la salute ondivago e figlio di un clima da campagna elettorale anticipata, protagonista di paventate distruzioni ambientali e contaminazioni di ogni tipo.

Una specie di vediamo chi è con Crocetta e chi contro, che ha rischiato di mettere in secondo piano ciò che stava realmente accadendo.

Eppure nel 2008 qualcosa era accaduto sul serio presso la discarica, oggi non più in uso, di contrada Favara Rampante, dove la procura aveva addirittura aperto un’inchiesta sull’inquinamento da percolato. E anche lì cerano le falde acquifere. La cosa si seppe nel mese di luglio di quell’anno, ma in tanti lo sapevano già da sei mesi. “Un inquinamento abbastanza circoscritto” aveva rassicurato l’allora sindaco Gianni Pompeo, che aveva reputato opportuno “non informare i cittadini per non creare allarmismi”.

I tempi cambiano. E anche i ruoli dei politici. Nel 2008 il presidente della Regione era Cuffaro, con il quale l’amministrazione comunale di allora era in perfetta sintonia.

Oggi si spera che al di là degli attriti politici, si possa avviare al più presto una seria raccolta differenziata, in modo da non farsi trovare impreparati in autunno, quando finite le vacanze estive in molti rientreranno dalle borgate.

 

Egidio Morici per Tp24.it

 

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