Patrizia Messina Denaro, l’ambasciatrice del superlatitante

15 novembre 2016 di Egidio Morici

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E’ la sorella del superlatitante di Castelvetrano, condannata in appello a 14 anni e sei mesi.
Avrebbe gestito lei i rapporti tra Matteo Messina Denaro e l’organizzazione, in assenza del marito Vincenzo Panicola, in carcere per mafia dal 2010.
E se il marito era stato uno dei principali “postini” nel veicolare i pizzini al capomafia, lei pare sia andata oltre, rivestendo il ruolo di una vera e propria ambasciatrice.
Sì, perché nell’operazione Eden del 2013, Patrizia Messina Denaro finì in carcere principalmente per aver dimostrato di avere la possibilità di incontrare fisicamente il fratello Matteo.
Non si spiegherebbero altrimenti, secondo gli inquirenti, i colloqui avuti in carcere col marito sul comportamento che i carcerati avrebbero dovuto tenere con Giuseppe Grigoli. Nel 2011. Infatti, l’ex re dei supermercati Despar aveva detto di essere stato vittima del sistema estorsivo di Matteo Messina Denaro, attraverso il fratello Salvatore e i cognati Vincenzo Panicola e Filippo Guttadauro.

Nell’ambiente carcerario, in molti avevano sospettato un possibile “pentimento”. Ecco perché il 24 aprile del 2013 Vincenzo Panicola, alla moglie Patrizia Messina Denaro che gli fa visita in carcere, dice: “A quanto pare si lanzà! Si sta lanzando (sta vuotando il sacco)”.
E siccome bisognava capire se davvero le dichiarazioni di Grigoli fossero state autorizzate dal capomafia di Cstelvetrano, è alla sorella Patrizia che viene richiesto di accertare presso il vertice come stessero davvero le cose.

La risposta non si fa attendere. Arriva il 3 maggio successivo:
Patrizia Messina Denaro: Che nessuno lo tocchi! Lasciatelo stare … dice

 

Vincenzo Panicola: Allora ragione ha?

Patrizia: No, più danno può fare! Di più… per dieci volte…

Vincenzo annuisce

Patrizia: …Una catastrofe. Non ha ragione… non ha ragione…

Vincenzo: Certo!

Patrizia: Perciò, se qualcuno ti chiede, gli dici: “lasciatelo stare”. Ha detto … inc. digli ad Enzo che si mette con lui, … gli faccio: “non esagerare”

 

Vincenzo: Di metterlo?

Patrizia: Con te … (ride)

Vincenzo: Non ci mettono insieme!

Patrizia: Gli ho detto: “Senti qua, con tutta la buona volontà, … non esagerare” (ride)…

 

In effetti, nel caso di un pestaggio, secondo i magistrati Grigoli “avrebbe potuto, con il suo ampio patrimonio conoscitivo su persone e beni collegati alla famiglia mafiosa, arrecare un gravissimo danno all’intera cosa nostra”.

In sostanza, sarebbe saltato più di un equilibrio.

Ma ciò che colpisce forse più della risposta, è il tempo in cui questa arriva. In meno di dieci giorni Patrizia Messina Denaro ha la possibilità di parlare col fratello latitante e di riferire al marito in carcere. Altro che pizzini! Fratello e sorella si sono sentiti e forse anche visti.

“Ha detto…”, “gli ho detto..”, “Senti qua…” lasciano chiaramente dedurre un dialogo incompatibile con i lunghi e complicati percorsi dei pizzini.

In che modo sono riusciti a comunicare? Di persona? Oppure con dispositivi non intercettabili?

 

Certamente, dal 24 aprile al 3 maggio del 2013 l’attenzione delle forze dell’ordine con pedinamenti, intercettazioni telefoniche e ambientali sarà stata massima.

Ma niente da fare, la voce di Matteo Messina Denaro non viene registrata. La sorella Patrizia è in carcere, lui ancora latitante.

 

Gli si fa terra bruciata dal ’98, con un centinaio di parenti e amici arrestati e tre miliardi di euro sequestrati a prestanome più o meno insospettabili soltanto negli ultimi dieci anni. Ma di terra da bruciare ormai non ce n’è quasi più.

Oggi, quei dieci giorni a cavallo tra l’aprile e il maggio 2013 rimangono avvolti nel mistero, sotto l’ombra lunga di coperture istituzionali da un lato e di consenso sociale dall’altro.

Anche questa volta, come per i pizzini che passano di mano in mano attraversando la rete dei postini che viene puntualmente ritessuta dopo ogni arresto, quando il mittente o il destinatario è Matteo Messina Denaro sembra impossibile arrivare fino in fondo.

FONTE TP24.it

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