“Mafia e munnizza”, la guerra dei cartelli e la video sorveglianza

22 dicembre 2016 di Egidio Morici

cartelli

 

“Benvenuti a Castelvetrano, città di mafia e munnizza”. È un cartello con tanto di lumini votivi, trovato domenica mattina tra Castelvetrano e Marinella di Selinunte, qualche chilometro dopo la via Errante Vecchia. La zona, da anni, è teatro di abbandono di enormi quantità di rifiuti, compresi vecchi frigoriferi e recipienti di eternit. Da mesi però è anche teatro di curiose “installazioni artistiche” da parte di ignoti, che utilizzano appunto i rifiuti per le loro singolari composizioni. Insomma è la Monnezz’Art di cui abbiamo ampiamente parlato nel corso del tempo e che ha generato diverse polemiche.
Ma se l’obiettivo di questi anonimi “artisti” era quello di richiamare l’attenzione sulla bonifica di quella discarica (i cui interventi di natura istituzionale non sono stati ancora risolutivi), stavolta, secondo alcuni, avrebbero esagerato. E’ bastata infatti la parola “mafia” per accendere le reazioni del sindaco Felice Errante, molto provato anche a causa dalla recente operazione antimafia in cui l’ufficio tecnico del comune è stato oggetto di perquisizioni e due funzionari sono stati raggiunti da avvisi di garanzia.

Ecco perché, nella stessa mattinata il primo cittadino, dopo aver fatto rimuovere il cartello, ha esposto da una finestra del municipio un manifesto con la scritta “La città di Castelvetrano sostiene il giudice Nino Di Matteo” con l’immagine del magistrato.
“La città di Castelvetrano – ha scritto dalla sua pagina facebook – risponde così a qualche squallido individuo capace solo di attaccare un cartello abusivo”.

Insomma, secondo Errante, il gesto dell’ignoto installatore apparterrebbe a “qualche idiota che non ha a cuore le sorti e il buon nome della città”.

 

Certo, il cartello era abusivo. Ma si stagliava sopra cumuli di rifiuti ancora più abusivi che vengono buttati lì continuamente da parte dei soliti incivili. Si dirà: discariche simili sono diffuse in molte periferie della città ed il Comune non ha le risorse per bonificarle tutte. Quella però è anche una strada secondaria che conduce a Selinunte attraverso le verdi campagne coltivate ad uliveto, da cui si trae il pregiato olio della Nocellara del Belice. Se vogliamo, le sorti ed il buon nome della città potrebbero essere influenzate proprio da quello scempio di rifiuti, a prescindere dal cartello.
Ma la cosa ancora più singolare è che il cartello di benvenuto “incriminato” era attaccato al posto di un altro cartello: quello con la scritta “Area video sorvegliata”, che invece è stato ritrovato ai piedi del palo. Non è un particolare di poco conto, se pensiamo che quest’indicazione era lì da un bel po’ di tempo e non ha impedito agli incivili di continuare a buttare di tutto e a quelli di Monnezz’Art (sempre se si tratti della stessa mano) addirittura di sostituirlo.
Adesso, il cartello che indica l’area video sorvegliata è stato ripristinato e tutto è tornato alla normalità, con i rifiuti ai bordi della strada come è sempre stato, fatta salva qualche episodica micro bonifica i cui risultati hanno avuto una durata da orologio.

 

E mentre in città non sanno ancora se prendersela con gli incivili che abbandonano i rifiuti, oppure con gli ignoti “artisti”, il manifesto di Nino di Matteo esposto dalla finestra del municipio di Castelvetrano non poteva certo passare inosservato. Soprattutto perché nel novembre del 2015, una classe di maturande del liceo delle scienze umane aveva chiesto la cittadinanza onoraria per il dottor Di Matteo. Ad oggi però, non è pervenuta alcuna risposta.
Anche se pare che una proposta di cittadinanza onoraria fosse stata già avanzata al giudice da parte del sindaco Errante, addirittura nel settembre dello stesso anno, senza però aver ottenuto risposta.
Forse il documento si è perso e Di Matteo non l’ha mai ricevuto.
Sono cose che possono capitare, soprattutto quando si agisce con discrezione, perché si teme di essere etichettati come “sindaco antimafia”, che di questi tempi non sarebbe proprio il massimo, visti gli accadimenti inquietanti che hanno attraversato la categoria. E, sempre per discrezione, forse si è scelto di non informare le studentesse che guarda caso, un paio di mesi prima della loro richiesta, le istituzioni locali avevano avuto praticamente la stessa idea.
Poi nessuno, chi per impegni amministrativi, chi per doveri universitari, è più tornato sulla vicenda. Le ragazze non hanno più chiesto al sindaco ed il sindaco non ha insistito più di tanto con il magistrato.
Ma almeno non è stato un no, come nel caso del Prefetto Fulvio Sodano quando, nel settembre del 2013 il sindaco disse che non c’erano “consensi unanimi nella maggioranza”, rifiutando quindi la proposta avanzata dal locale presidio di Libera.
Oggi le cose sono cambiate.
Ed è cambiato anche il presidio locale di Libera.

 

Egidio Morici per Tp24.it

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