Mafia e politica a Castelvetrano. Enrico Adamo tra sesso, droga, e appalti…

2 marzo 2017 di Egidio Morici

Adamo tp24

 

A Castelvetrano sono le tre di notte del 4 gennaio 2014.

Dal finestrino di una Land Rover Discovery un uomo porge qualcosa ad uno spacciatore:“Questi qua sono 100”. E riceve in cambio un piccolo pacchettino.

Questa che è? Sempre quella è? Quella che mi hai dato l’altra volta?”

Come ti è sembrata?… Non ti è piaciuta tanto?… No… questa un’altra è…”

Medicinale c’era… qualche medicina dentro…”

Ma quale medicinale…”

Ti dico senti un minchia… senti un minchia…”

Eeh… tutto a posto il resto?…”

Si…”

 

Lo spacciatore non è uno qualsiasi. Il suo nome è Rosario Cacioppo che, a parte vari precedenti di polizia per violazioni riguardanti gli stupefacenti, le armi, lesioni personali ed altro, verrà arrestato nell’operazione Eden 2 contro i fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro e condannato a 10 anni e 10 mesi.

Anche il cliente non è uno qualsiasi. E’ Enrico Maria Adamo, ex consigliere comunale in carica fino a pochi mesi fa, eletto anche nel 2012 nella lista del Fli a sostegno dell’attuale sindaco Errante ed ex assessore con la precedente giunta Pompeo.

Tre settimane fa, nei suoi confronti e in quelli del padre Giovanni Adamo, è stato emesso un decreto di sequestro di beni per 5 milioni di euro (ne abbiamo parlato QUI).

 

Oltre alla politica e all’impresa, l’allora consigliere vicino ai Messina Denaro aveva quindi un’altra passione smodata: quella per la cocaina, che condivideva con gli amici. Certo, non tutti, soltanto quelli più fidati. Come per esempio un certo Vincenzo, in passato arrestato per detenzione di cocaina ai fini di spaccio e segnalato dai Carabinieri per detenzione e porto abusivo di armi. I due, come emerge chiaramente dalle intercettazioni effettuate durante il periodo natalizio del 2013, si trovano a sniffare cocaina in macchina mentre si spostano da Castelvetrano alla vicina Mazara del Vallo, per un appuntamento con una ragazza con la quale fare sesso a tre.

Uno nottata movimentata, perché nel rapporto sessuale consumato con la donna mazarese (come gli stessi commenteranno in un dialogo che per decenza evitiamo di riportare) “ammettevano – scrivono i magistrati – che si era reso necessario vincere le iniziali inibizioni della donna, facendole assumere sostanza stupefacente” che l’amico Vincenzo aveva dovuto reperire ritornando a Castelvetrano in fretta e furia con la Land Rover dell’Adamo.

 

Ma Enrico Adamo è in confidenza anche con Rosario Cacioppo. Nel 2012 erano candidati in due liste antagoniste: il primo, come abbiamo detto, fu eletto nel Fli a sostegno di Errante. Il secondo (che però ebbe poco più di una sessantina di voti e non riuscì ad essere eletto) nella lista del Pdl a sostegno di Giovanni Lo Sciuto.

Al di là del “diverso approccio” politico, dalle intercettazioni è evidente che tra i due non c’era soltanto un rapporto pusher-cliente:

 

CACIOPPO: Minchia hai visto che brutta notizia?… (breve pausa) … Cioè se questo (ndr il riferimento è a Cimarosa Lorenzo) si mette a chiacchierare, un mare di danno fà… eehh…tutti in galera ci vediamo…

ADAMO: Cosa può combinare questo non lo sò…

CACIOPPO: Minchia pure a suo cognato si è giocato… a tutti… a Ciccio (ndr Guttadauro) gli ha piantato i chiodi…

ADAMO: Ancora non si sa niente…

CACIOPPO: Noo… lui ora come ora ha parlato di Ciccio… (ndr Guttadauro)) di Patrizia… (ndr Messina Denaro) di Giovanni (ndr Filardo)…

ADAMO: Ciccio chi?…

CACIOPPO: Ciccio Guttadauro…

ADAMO: Ah…

CACIOPPO: Lorenzo (ndr Cimarosa) si è buttato pentito… e per ora ha parlato di Ciccio Guttadauro… di Patrizia…

ADAMO: Fammi scendere un minuto, aspetta…

 

Secondo i giudici della sezione penale e per le misure di prevenzione del tribunale di Trapani, Enrico Adamo e Rosario Cacioppo sarebbero stati certamente coinvolti “in fatti illeciti connessi all’operatività della cosca mafiosa”.

Se infatti l’Adamo fosse stato soltanto un cliente, il Cacioppo non avrebbe certo condiviso con lui i propri timori sulle dichiarazioni di Cimarosa (poi deceduto nel gennaio scorso, dopo una lunga malattia).

“Enrico Adamo, a sua volta – scrivono i magistrati – condividendo (fondatamente) i timori per la scelta di Cimarosa di collaborare con la giustizia, confermava anche la piena aderenza, al pari del padre Adamo Marco Giovanni, alla criminalità di tipo mafiosooperante nel centro belicino.”

 

Insomma, i “danni” delle dichiarazioni di Cimarosa avrebbero riguardato anche Enrico Adamo. Ed in via molto diretta, visto il ruolo di quest’ultimo nell’appalto dei lavori sul “centro polifunzionale del quartiere Belvedere di Castelvetrano”. Da quello che emerge dalle intercettazioni, l’ex consigliere comunale era infatti la testa di ponte tra la ditta ragusana che aveva vinto il relativo appalto (la Cicero Santalena) e Lorenzo Cimarosa che, nel febbraio 2014, ha dichiarato: “Adamo mi ha cercato perché io sono il cognato di Giovanni Filardo, referente della famiglia Messina Denaro, che all’epoca era in carcere…”.

Come è noto, un’interdittiva antimafia della prefettura di Ragusa aveva messo il sindaco di Castelvetrano nelle condizioni di dover procedere alla risoluzione unilaterale del contratto, attraverso una determina dirigenziale.

Curiosamente, il principale responsabile dell’infiltrazione mafiosa in quell’appalto era proprio Enrico Adamo, in confidenza sia col sindaco Errante (che però non poteva sapere) che col Cimarosa. Ed è lo stesso ex consigliere che li aveva fatti incontrare durante la campagna elettorale del 2012, quando Errante gli chiese i voti.

 

Che Enrico Adamo sia la persona con cui la ditta ragusana si rapportava riguardo alla collaborazione di Lorenzo Cimarosa, emerge chiaramente dalle intercettazioni.

Ad un certo punto, siamo ancora in un periodo precedente l’arrivo dell’interdittiva, essendo sorta una controversia per un conteggio sui lavori di quest’ultimo, il ragusano Pietro Cicero Santalena era stato molto diretto con l’Adamo: “Ora dice… che non funziona più come ci ha fatto i conteggi lui (Lorenzo Cimarosa, ndr)… comunque… è una cosa… sbrigatela tu… stabilisci tu quanto ci dobbiamo dare a questi signori… non lo so…”.

L’ex consigliere comunale, dal canto suo aveva addirittura garantito al posto dello stesso Cimarosa: “Quelli di prima…questi errori che sono stati fatti fino ad ora, non saranno fatti più…questo te lo garantisco io…”

Per i pagamenti invece “Si premurava di informare il titolare dell’azienda ragusana che il Comune di Castelvetrano stava procedendo alla liquidazione delle sue spettanze, impegnandosi – sottolineano gli inquirenti – ad intercedere in suo favore presso l’ufficio ragioneria di quell’Ente per rendere più celere l’emissione dei relativi mandati di pagamento”.

 

Oggi in tanti riflettono sullo scioglimento del consiglio comunale di Castelvetrano del marzo del 2016, quando le intercettazioni su Lillo Giambalvo, consigliere fan dei Messina Denaro, avevano messo in imbarazzo la città. Ma siamo proprio sicuri che l’unico problema era Giambalvo?
 
FONTE: Tp24.it

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