“Un sistema raffinato”. Come funzionava la truffa da 7 milioni di euro a Castelvetrano

1 marzo 2017 di Egidio Morici

 

denaro

 

La truffa allo Stato da 7 milioni di europer i lavori di ampliamento dell’Oasi, struttura turistica di Marinella di Selinunte, si sarebbe basata principalmente sulla realizzazione di opere di un valore reale molto inferiore a quello dei contributi pubblici e ben oltre il tempo massimo indicato per la relativa esecuzione.

Le indagini hanno documentato anche la falsità delle dichiarazioni sugli apporti di capitale al progetto da parte dei Soci della Cooperativa Oasi. Anche questa, condizione essenziale per ottenere il contributo pubblico.

Secondo gli inquirenti, il sistema di truffa era raffinato.

La cooperativa Oasi presentava le domande di agevolazione per realizzare un villaggio turistico a 4 stelle, su un terreno in comodato d’uso (il cui proprietario ne ha contestato la sottoscrizione).

Per completare le opere già esistenti e realizzare quelle per l’ampliamento, si serviva dell’impresa Sistema srl, la quale subappaltava quasi tutti i lavori ad altre aziende.

Ma per ottenere il contributo pubblico, occorreva dimostrare un aumento del capitale sociale. Ecco che allora le somme che la cooperativa Oasi dava alla Sistema srl, venivano da questa ritrasferiti (a volte in parte, a volte per intero) nei conti della Oasi stessa, sotto forma di “apporto di capitale sociale”. A sua volta, la cooperativa li trasferiva per la maggior parte alla Sistema srl come “rimborso finanziamento soci”.

 

Un meccanismo adoperato dal dicembre 2007 a settembre 2008, in cui l’Oasi ha trasferito alla Sistema srl, 7 milioni di euro come pagamento fatture.

La Sistema srl ha ritrasferito nei conti correnti della società cooperativa quasi 5 milioni di euro come “apporto di capitale sociale”, per poi ricevere da quest’ultima più di 1 milione e 700 mila euro come “rimborso di apporti al capitale”.

La Sistema inoltre, ancor prima di pagare le fatture alle imprese subappaltate, riceveva le somme dalla cooperativa Oasi. Ed in molti casi ne riceveva per operazioni inesistenti che, dopo i pagamenti per i fornitori fittizi, venivano fatti transitare di nuovo nei conti correnti dell’Oasi.

Stessa cosa avveniva tra la cooperativa e la Costruire srl di Giovanni Ligambi (con lo stesso ruolo della Sistema), alla quale la cooperativa pagò fatture per 2 milioni e mezzo di euro, dei quali 865.000 ritornarono alla base sempre come “apporto di capitale sociale”.

Qui però, dopo un contenzioso, l’Oasi ottenne la rinuncia dell’impresa al risarcimento danni causato dalla sospensione della concessione edilizia. Una sospensione per altro dovuta ad irregolarità contributive dell’impresa del Ligambi che lo ritroviamo nell’operazione Eden 2 del 2014 ad operare singolari equilibrismi con l’Ediltupina che arriverà a contare addirittura 141 dipendenti, compresi i fratelli Cacioppo.

 

Insomma, secondo questo meccanismo descritto nelle carte del Gip, i lavori per l’ampliamento non sarebbero stati frutto di un’integrazione tra capitale proprio e contributi concessi, ma quasi esclusivamente, scrive il Gip, di soldi pubblici.

Molto stupore a Castelvetrano per la presenza, tra le persone rinviate a giudizio, di Gaspare Secchia, organizer del Meetup di Partanna. Secchia fu infatti tra i principali organizzatori della conferenza sulla legalità dello scorso 21 gennaio, che vide tra i relatori anche deputati regionali e senatori del Movimento 5 Stelle. Un altro degli organizzatori, era Paolo Scaglione del Meetup M5S di Castelvetrano, figlio di un’altra persona rinviata a giudizio nello stesso procedimento: Antonino Scaglione.

Lo stupore però ha riguardato anche altri professionisti molto noti in città, come Orazio La Monaca, pluripremiato architetto del Comune e massone della loggia Francisco Ferrer del Grande Oriente d’Italia. E’ a processo per aver rappresentato nei documenti finali di spesa, come tecnico progettista e direttore dei lavori della cooperativa Oasi, “costi relativi ad opere mai realizzate, realizzate in parte ovvero realizzate in epoca successiva alla data ultima di rendicontazione dei lavori o, ancora, indicato opere non inerenti le progettualità di riferimento”.

 

Stupore anche per un altro professionista molto conosciuto: l’ingegnere Santo Svizzero, massone della Demetra, appartenente alla Gran Loggia regolare d’Italia. Le carte del Gip parlano di “falsa rappresentazione nel progetto tecnico esecutivo dei lavori” da lui redatto per l’ampliamento della struttura turistico alberghiera, con “dati e misure difformi rispetto ai parametri previsti dal piano regolatore generale, dalle norme di attuazione del piano regolatore generale e dal regolamento edilizio del comune di Castelvetrano”

Ad ogni modo, sembra un procedimento molto lungo, se si considera che riguarda fatti relativi al 2008/2009 con un rinvio a giudizio avvenuto nell’estate del 2014, di cui però non era emerso nulla fino a qualche giorno fa.

 

Egidio Morici

per Tp24.it

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