Canili lager di Castelvetrano, parlano i veterinari: “I cani non venivano curati”

27 settembre 2018 di Egidio Morici

Cane zecche Laica
 

Proseguono le udienze del processo per maltrattamento nei confronti di Liliana Signorello, presidente dell’associazione Laica, per i rifugi lager sequestrati dai carabinieri del Nas di Palermo nel settembre del 2015. In quell’occasione furono accertate le condizioni di sofferenza di più di 100 cani, presenti in recinti privi delle più elementari norme igienico sanitarie, che furono trasferiti in un rifugio idoneo di Sambuca di Sicilia.

Lo scorso 12 settembre, presso il Tribunale di Marsala, è stato sentito il dottor Giuseppe Roma, veterinario che, meno di due mesi prima del sequestro aveva dato soccorso a due cani provenienti dai rifugi della Laica.

Erano in stato di abbattimento ed in condizioni precarie – ha raccontato il dottor Roma – Pieni di parassiti (pulci e zecche), smagriti e con una temperatura corporea molto alta. Dalle analisi era emerso uno stato di anemia e malattia da zecche. Uno dei due animali era già arrivato nella fase in cui il midollo non riesce più a produrre globuli rossi. Fase che arriva in genere dopo diverse settimane o mesi”.

Da qualche anno prima del sequestro, il dottor Roma aveva interrotto la collaborazione con la Laica proprio per l’incapacità della presidente Signorello nella gestione degli animali in particolari condizioni di salute. “L’esempio più recente è quello di un cane che avevo operato ad una zampa – ha spiegato il veterinario –  in seguito ad una frattura. E’ stato riportato in ambulatorio dopo 15 giorni, con una cancrena ed abbiamo dovuto amputargli l’arto: lo facevano vivere in una rampa di scale”.

In precedenza era stato sentito anche il dottor Giovanni Ferrara, veterinario intervenuto in soccorso degli animali nei rifugi della Laica con il capo delle guardie zoofile della sezione nazionale dell’Enpa, dopo il sequestro dei Nas disposto dalla procura di Marsala.

Una gestione scellerata – ha riportato in aula il dottor Ferrara – Tutti i cani erano pieni di zecche e pulci che in tantissimi casi hanno determinato malattie come l’erlichiosi, che nel periodo in cui abbiamo operato nel sito, ha causato anche la morte di altri due cani. Si tratta di patologie che se curate in tempo, nel giro di poche ore vengono risolte. Invece si trovavano in stato di sofferenza con temperature corporee elevate, che in alcuni casi superavano i 41 gradi. C’erano vari animali con patologie importanti, tenuti in promiscuità. Oltre a cani con fratture, cecità ecc. E molti non erano nemmeno sterilizzati.

L’avvocato della difesa gli ha chiesto se gli risultasse che i cani fossero stati oggetto di trattamento, prima del sequestro dei Nas. Il dottor Ferrara ha risposto così: “Appena siamo entrati nei recinti, siamo stati assaliti noi stessi da pulci e zecche. Ci siamo allontanati in fretta, per poi ritornare a trattare il sito con l’antiparassitario. Se i cani avessero ricevuto un qualche trattamento, non avremmo avuto questa massiccia invasione di zecche. Il ph nostro non è uguale a quello del cane, per cui il parassita preferisce sempre l’animale, a meno che,  come in quel caso, la presenza non sia così numerosa da attaccarsi anche all’uomo”.

Intanto, nonostante il processo in corso, la tendenza della signora Signorello all’accumulo di animali non si è mai arrestata, con un sequestro amministrativo nell’ottobre 2017, quando l’Asp e la polizia municipale di Campobello di Mazara, dopo diverse segnalazioni da parte dei vicini, trovarono 22 cani presso la sua abitazione di Tre Fontane.

Mentre nell’aprile di quest’anno, un altro sopralluogo dell’Asp e dei vigili urbani di Castelvetrano, accertarono, proprio negli stessi rifugi oggetto di sequestro penale nel 2015, la presenza di 26 cani.

In base al decreto Gucciardi, a breve dovrebbe scattare lo sgombero dei siti. All’articolo 3 del decreto si legge anche che “In caso di mancato sgombero entro il termine stabilito, ferma restando l’applicazioni delle sanzioni di legge e la segnalazione alla Autorità Giudiziaria, i comuni, anticipando le spese, procedono in forma coatta al trasferimento dei cani in idonee strutture di ricovero autorizzate. Le spese sostenute sono poste a carico dei proprietari delle strutture sgomberate”.

 
Egidio Morici

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