La bufala dell’emergenza sanitaria al canile di Castelvetrano

23 ottobre 2018 di Egidio Morici

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Le fake news non riguardano solo il governo o i temi di interesse nazionale. Qualche giorno fa, per esempio, è toccato a Castelvetrano.

 

Una pagina Facebook dal nome “Pelosi nel cuore” (con migliaia di follower), ha diffuso la “notizia” che il canile di Castelvetrano sarebbe in realtà un lager dove gli animali verrebbero lasciati morire di fame in mezzo alle loro feci.

Tutto è nato perché l’ultima domenica di settembre, il personale del comune non ha effettuato il servizio di pulizia e somministrazione cibo. Mentre le due domeniche successive, le associazioni Enpa, Oipa e Lida, hanno tamponato quella carenza col volontariato. Una criticità, ne avevamo parlato qui, che è stata risolta temporaneamente, fanno sapere dagli uffici comunali, attraverso una sorta di affidamento del servizio ad una ditta esterna; la Viardi Service, già dallo scorso sabato, è infatti presente nella struttura di via Errante Vecchia e si occuperà tutti i giorni della pulizia e del cibo. Inoltre, visto il sopranumero degli animali presenti nel canile municipale (68 al posto dei 50 consentiti), 8 cani sono stati già trasferiti, venerdì scorso, nella struttura autorizzata di Sambuca di Sicilia della stessa Viardi.
 
Ma siccome le vie del discredito sono infinite, proprio come quelle dell’analfabetismo funzionale e dell’acritica indignazione (soprattutto quando si tratta di animali indifesi), ecco che una carenza circoscritta e temporanea basta per trasformare un canile in un lager. E quindi, ovvio, bisogna mobilitarsi tutti, condividere, inviare mail di fuoco a chi di competenza e non mollare mai.

E per essere più convincenti, meglio corredare il testo con una serie di vecchie foto, spacciate come se fossero state scattate in una di quelle domeniche.
 
In realtà la quasi totalità dei cani che si vedono nelle foto non è più in canile da mesi. Lo confermano gli stessi volontari animalisti (lo abbiamo chiesto a quelli dell’Enpa), il personale amministrativo ed il responsabile sanitario del canile che, da anni, esegue anche le sterilizzazioni.
E dato che è difficile sostenere che la struttura sia in emergenza sanitaria solo a causa delle mancate pulizie di una domenica, si sono inventati di sana pianta la storia delle carcasse in putrefazione:

“Il congelatore della struttura adibito a contenere gli animali deceduti – si legge nel testo di “Pelosi nel cuore” – non è funzionante e sono state trovate carcasse in putrefazione con il conseguente rischio di contaminazione sanitario”.

Ecco, sarebbe bastato leggere quest’assurdità (dato che i congelatori funzionano benissimo e vengono regolarmente svuotati a norma di legge) per dubitare della veridicità del post.
 
Ma la parte più “impegnata” è quella in cui scrivono che l’operato delle volontarie sarebbe “ostacolato dal commissariamento prefettizio del Comune castelvetranese – citiamo testualmente – che non mette in atto le proprie responsabilità e regolarizza in modo errato l’operato delle volontarie a discapito dei poveri cani”.

Secondo il testo sgangherato di questa pagina Facebook, addirittura i commissari straordinari del comune avrebbero imposto questa regola: “I cani si devono fare sgambare uno alla volta, nel ristretto tempo di un’ora, da suddividere per circa 70 cani”. Una regola che avrebbe portato delle conseguenze: “Tanti cani penalizzati – scrivono – che rimangono per giorni dentro i box in mezzo alle loro feci, senza possibilità di muoversi, nonostante si autotassano per poter acquistare i detersivi atti alla pulizia dei box e fronteggiare, almeno temporaneamente, tale drammatica emergenza”. Ed anche questa dei cani che si autotassano, non è male.
 
Insomma, è bastato mettere insieme delle vecchie immagini di criticità circoscritte e superate da tempo, con un testo allarmistico, emozionale, aggressivo e a tratti sgrammaticato, in modo che il post girasse “a manetta”, come si dice sui social. Sempre “Pelosi nel cuore” ha suggerito inoltre di tempestare di mail anche l’assessore regionale alla Salute, scrivendogli di questa “assoluta emergenza igienico sanitaria”, con una curiosa premessa: che a Castelvetrano “era stato nominato un commissario straordinario, il Dott. Francesco Messineo 2016 – 2017 che ha fatto le veci delll’amministrazione (proprio così, con tre elle) essendosi dimessi 28 consiglieri comunali, su 30 e comportando, quindi, la mancanza del numero legale minimo per la funzionalità del comune. Non si capisce adesso chi sia stato nominato a farne le veci”. Un bel mistero per l’assessore alla Salute: chi c’è al momento alla guida di Castelvetrano?
“Pelosi nel cuore” (nessuno al momento sa chi gestisce la pagina) ha organizzato perfino un evento su Facebook dal titolo acchiappa consensi: “Salviamo i cani del canile lager di Castelvetrano”. Ora, la città avrà pure tutti i problemi di questo mondo, ma il canile lager proprio no.
 
La bufala è stata condivisa da molti, compresa l’associazione Lida Trapani che, creando ancora più allarme e confusione, ha scritto dalla sua pagina un appello per l’adozione di 9 cani, per evitare la loro “deportazione in un canile lager di Sambuca”. Un appello accompagnato da un video dove si vedono i nove animali sanissimi ed in carne, proprio negli spazi del canile di Castelvetrano, condiviso acriticamente da un sacco di gente, che non si chiede però quale possa essere questo benedetto canile lager: quello di Castelvetrano o quello di Sambuca?

L’appello ha girato così tanto da finire sullo smartphone di uno dei proprietari della struttura di Sambuca (Canile Viardi), che ha giustamente risposto con un video estemporaneo della propria struttura, dove di lager ovviamente non c’è nulla.
Ma sui social, spesso è così; quando la macchina del fango parte, diventa difficile fermarla.

Al punto che perfino nello spazio Instagram del cantautore Tiziano Ferro, compare per 24 ore un messaggio con tanto di numero del centralino del comune di Castelvetrano ed indirizzo pec dell’ufficio protocollo: “mobilitiamoci per tirarli fuori e per iniziare a bombardare di mail i commissari prefettizi di questo comune, che non fa pulire il canile e che dichiarano e decidono che da sabato a lunedì i cani non mangiano.”
 
Stavolta però c’è un nome ed un numero di cellulare, Mirella 391/47*****. Si tratta del numero di Mirella Ghelli, presidente della Lida Trapani e coordinatrice provinciale del partito “Rivoluzione Animalista”. Anche la pagina “Volontari Lida Trapani” ha prontamente condiviso la bufala, contribuendo alla disinformazione ed ingenerando la convinzione (nei tanti che leggono senza spirito critico, persuadendosi su un piano più emotivo che razionale) che il canile di Castelvetrano sia un posto abominevole, dove i cani vengono lasciati morire di fame in mezzo alle loro feci.
 
La cosa singolare è che, in effetti, Castelvetrano ha davvero avuto a che fare in passato con dei rifugi lager, ma erano privati ed abusivi: quelli della signora Liliana Signorello della Laica. Sequestrati nel 2015 dai carabinieri del Nas di Palermo, con un processo penale per maltrattamento che è ancora in corso al Tribunale di Marsala ed il trasferimento di più di 100 cani non curati e pieni di pulci e zecche, proprio al Canile Viardi di Sambuca di Sicilia.

Curiosamente, su questa vicenda (non c’è ancora una sentenza, ma le foto acquisite al processo non danno adito a diverse interpretazioni) Lida ed Oipa locale non hanno mai espresso una posizione quantomeno critica sul piano dell’opportunità, anzi, da qualche anno collaborano con la Laica a pieno titolo.

Paradossalmente, la struttura di Sambuca che aveva accolto nel 2015 i cani sequestrati nei rifugi lager della Laica, oggi diventa oggetto di becera diffamazione, con messaggi WhatsApp in cui, anonimamente, si chiede di “salvare i cani” prima del trasferimento nel canile di Sambuca, descritto come un lager dove i cani verrebbero addirittura abbattuti.
 
In tutta questa vicenda, anche la delegata provinciale dell’Oipa, Anna Calderone, ha fatto la sua parte, esponendo la sua personale versione dei fatti, praticamente coincidente con quella della Lida, a Serena Navetta del Tribunale del Malato. Ne è venuto fuori un appello per una raccolta di cibo, come se al canile rifugio municipale i cani venissero tenuti a stecchetto per risparmiare. E quando il responsabile della struttura ha sottolineato che l’apporto di cibo agli animali è quello corretto ed una quantità maggiore sarebbe stata solo un inutile spreco, affermando imprudentemente che la raccolta non sarebbe realizzabile perché non autorizzata dai commissari, la miccia per i prevedibili commenti, conditi di aggressività ed odio, viene inconsapevolmente servita.

Tra questi, anche il commento della stessa delegata Oipa, Anna Calderone: “Mettiamo a dieta i cani, così non si spreca il cibo. Vergognoso.”

Al quale fa eco quello della signora Liliana Signorello della Laica: “Diamo la stessa razione di cibo ai commissari. Vediamo quanto resistono.”
 
Insomma, alla fine al canile di Castelvetrano non c’è stata alcuna emergenza sanitaria, come d’altra parte confermato dal servizio veterinario dell’Asp che, martedì scorso, ha effettuato un sopralluogo nella struttura di via Errante Vecchia. La carenza nella copertura del servizio di pulizia e somministrazione cibo nei giorni festivi, è in realtà un problema che esiste da anni, quasi sempre fronteggiato dalla collaborazione delle associazioni animaliste. Era accaduta la stessa cosa, per esempio, nell’aprile del 2014, con due volontarie dell’Enpa e una dell’Oipa, intervenute a causa dell’assenza del personale.
Certo, il canile ha le sue difficoltà come tutti i canili del sud, ma è ben gestito dal punto di vista sanitario, grazie al lavoro di due veterinari dell’Asp, il dottor Manuel Bongiorno ed il dottor Biagio Bernardi, che hanno dato nel tempo ragguardevoli risultati in termini di cure e di sterilizzazioni.
 
Egidio Morici per TP24.it

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